Pdl: controllo della spesa, appropriatezza e rilancio dell’industria

La Sanità secondo due esponenti di spicco della formazione di Silvio Berlusconi: Roccella e Calabrò

“In linea di principio: bisogna salvare la Sanità! Oggi il sistema che abbiamo costruito con le caratteristiche di universalità e inclusività subisce minacce di insostenibilità. Il tentativo tenace deve essere quello di mantenere tutte le virtù del Ssn e migliorare la sua efficienza, definendo i costi standard. Si potrebbero applicare ticket o imporre tasse, ma noi vogliamo farlo controllando l’efficienza della spesa sanitaria”: è la dichiarazione programmatica di Eugenia Roccella, già sottosegretario alla Salute con il ministro Fazio, onorevole pidiellina e nome di spicco tra gli esperti di Sanità delle liste di Silvio Berlusconi.

Il Popolo della Libertà, che annovera tra le fila dei propri candidati anche politici attenti al settore come Maurizio Sacconi (deputato e già ministro del Welfare), Michele Saccomanno (senatore, chirurgo e componente della XII Commissione) e Raffaele Calabrò (senatore, cardiologo e componente della XII Commissione del Senato), non ha ancora espresso un programma specifico, ma dalle parole di Roccella e Calabrò – che gentilmente si sono sottoposti alle domane di AboutPharma – si possono facilmente evincere le linee strategiche che l’area berlusconiana potrebbe seguire nella prossima legislatura. “Le nostre convinzioni sono chiare”, prosegue Roccella, “siamo per la difesa del Ssn e siamo strenui oppositori dei tagli alla spesa farmaceutica perché danneggiano l’industria di settore e quindi l’occupazione e anche dei tagli orizzontali operati da questo Governo. Si risparmia invece con i costi standard e con una maggiore omogeneità nell’assistenza: medicina di territorio e ospedali d’eccellenza”.

Su questo ha qualcosa di specifico da dire il senatore Calabrò: “Crediamo che la cultura sanitaria contemporanea ci porti a sviluppare l’assistenza territoriale sostenendo strategicamente la medicina per il cittadino. Ciò significa ridurre la visione ospedalocentrica degli ultimi anni: gli ospedali devono essere centri di alta specializzazione, nei quali si investe in tecnologie d’eccellenza”. E il territorio? “Di certo bisognerà modificare il rapporto tra medici del territorio, pediatri e medicina ambulatoriale”, prosegue il senatore campano, “Ma anche qui occorrerà fare scelte precise: no ai tagli ospedalieri per finanziare il territorio; prima investire sull’assistenza primaria e poi portare alla riduzione delle strutture”. L’attenzione, allora, si sposta subito sui Lea: come saranno stabiliti i nuovi livelli e con quali risorse? “Tutti ora sbandierano la volontà di identificare i nuovi Lea”, risponde Eugenia Roccella, “ma alla fine nessuno lo farà con utilità se prima non sarà arginata la spesa e liberate nuove risorse. Per farlo davvero, il criterio è esattamente quello applicato dai Nas nella loro indagine sui parti cesarei, da noi fortemente voluta: l’appropriatezza. Non bisogna andare verso la medicina on demand, ma organizzare al meglio l’assistenza sul territorio ed evitare che per diagnosi di routine o malattie croniche si intasino i reparti di pronto soccorso degli ospedali”.

Ma allora entriamo in uno dei temi del dibattito odierno: universalismo per tutti o a differenti velocità? Parola a Calabro:”Le condizioni economiche del paese ci portano a scelte realistiche e chiare sul livello di assistenza sanitaria che lo stato può garantire. E allora chiediamoci: quali sono i bisogni essenziali? Dobbiamo decidere se vogliamo garantire tutto a tutti, tutto ad alcuni, alcune cose alla maggior parte. Per entrare nelle proposte sono convinto che noi dovremo identificare con chiarezza quali sono le patologie che riteniamo di poter coprire con assistenza sanitaria universale e identificare le fasce sociali garantite e quali altre fasce invece dovranno contribuire con un cofinanziamento”. Il ragionamento qui interseca Sanità e Welfare, come sottolinea l’ex sottosegretario Roccella e chiama in causa la forza di riorganizzazione dei servizi: “Per una popolazione che invecchia, anche le domande assistenziali cambiano: è importante ad esempio puntare sulla domiciliarizzazione degli anziani, che a casa con i propri cari vivono di più e meglio. Certo è necessario migliorare la qualità dell’assistenza domiciliare, ma spesso la vera fatica è soltanto quella organizzativa: è più faticoso organizzare l’assistenza domiciliare piuttosto che una residenza sanitaria assistenziale”.

E la politica industriale: quali sono le ipotesi forti che circolano nella formazione di Silvio Berlusconi? “Di certo negli ultimi anni il sistema farmaceutico ha registrato una serie importante di attacchi che hanno colpito la produzione, la ricerca e anche l’indotto”, è la considerazione finale di Raffaele Calabrò, “ed è qualcosa che preoccupa, ma che purtroppo mi fa dire che la politica a volte sorprende perché semplifica: è più facile colpire la spesa farmaceutica perché è semplice da identificare. Noi dovremo di sicuro invertire la tendenza: realizzare una politica che ci permetta di identificare gli sprechi fuori dalla farmaceutica, evitando conseguenze negative sul sistema Paese industriale e sul sistema di produzione. Sono le spese non corrette il primo obiettivo: attraverso la loro identificazione daremo impulso allo sviluppo”.