Dalla Sanità alla Politica: nuova governance

Sul futuro del comparto salute Public Affairs Association e Lista Civica per Monti a confronto presso la sede della Stampa estera a Roma

“Vogliamo più Stato e meno Regioni per costruire un sistema sociosanitario equo, sostenibile e innovativo. Perché questo avvenga è necessario rilanciare i tavoli di confronto, avere una visione d’insieme  e fare programmazione” così Federico Serra, vicepresidente della Public Affairs Association (PAA) durante la conferenza in corso questa mattina a Roma Rilanciare la sanità italiana: l’eredità della XVI legislatura e gli obiettivi della nuova. E' la sintesi del messaggio che l’associazione dei professionisti delle relazioni istituzionali e della lobby che operano nel settore sanitario, rivolge alla futura classe politica, a dieci giorni dalle elezioni.

La PAA ha presentato un manifesto di proposte operative – pubblicato in anteprima da AboutPharma and Medical Devices all'interno dello speciale dedicato al voto del numero di febbraio – con l’auspicio che il prossimo Governo abbia il coraggio di apportare modifiche anche sostanziali ai modelli esistenti. Come ha sottolineato Serra,  il settore può avere un ruolo strategico ma perché questo avvenga è necessario un sistema sanitario più legato al welfare e gestito da tecnici, un maggior coinvolgimento dei cittadini con l’obiettivo di sviluppare forme di empowerment e un ministero della Salute che "non faccia più da paggetto a quello dell’economia". “Non dimentichiamo però che il problema sanità nasce dal Pil, che negli ultimi 12 anni in Italia non è cresciuto – ha detto Daniel Lapeyre, vicepresidente Farmindustria – Questo è il primo problema che deve porsi il nuovo Governo , il secondo passo è quello di decidere se vogliamo fare una politica industriale del farmaco? Se la risposta sarà affermativa dobbiamo creare le condizioni di accesso perché l’industria torni a investire nel nostro Paese. Per questo noi chiediamo programmazione, certezze, regole chiare e interlocuzione tra le diverse realtà, dalla regolatoria alla politica, dalla medica a quella dei pazienti”.  "Servono politiche stabili su orizzonti temporali che siano almeno triennali – ha spiegato Luca Pani, direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco – L'ideale sarebbe creare un Fondo farmaceutico nazionale, con la parte territoriale e quella ospedaliera. Un Fondo distinto da quello della sanita'".

Programmazione, organizzazione e governance sono le parole chiave non solo di coloro che chiedono un cambiamento concreto alla prossima legislatura, ma anche di Giovanni Monchiero, Past President Fiaso, e Walter Ricciardi, Presidente dell’European Health Association, candidati nella lista civica per Monti. Monchiero ha sottolineato che è indispensabile una riforma del Titolo V che in Sanità non può essere applicato perché ha portato a venti risultati differenti e a un sistema di finanziamenti differenti a scapito del cittadino. “E’ arrivato il momento di  rafforzare il ruolo del ministero che deve garantire una visione d’insieme, con l’obiettivo di istituire un modello di governance efficiente. – ha detto Monchiero – Il primo passo capire i criteri secondo i quali costruire il nuovo modello”. Su governance, ma anche sulle logiche che devono sostenere il nuovo modello di sanità si è soffermato Walter Ricciardi che ritiene che l’Italia è oggi a un bivio e per superare la cultura dell’emergenza è necessaria una gestione che si basi su criteri di meritocrazia e di trasparenza. Il candidato della Lista civica per Monti crede che sia necessario inoltre ridefinire con chiarezza il ruolo di Aifa, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Agenas, cercando al tempo stesso di premiare l’industria che investe in ricerca e valorizzare quegli studiosi costretti dalla crisi all’estero. Alcune considerazioni, da Ricciardi, anche sul ministero della Salute – "che non può più essere vassallo del ministero dell'Economia" – e una proposta sui ticket, che per Ricciardi “sono zombie con un effetto nefasto, perché non fanno recuperare risorse e terrorizzano i cittadini”. L’ultima parola di Ricciardi al convegno, quasi un motto, è stata accountability, ovvero responsabilità.

Dalla politica il segnale è di procedere con proposte operative. In attesa di vedere cosa accadrà dopo le elezioni il sentimento degli italiani nei confronti della politica sanitaria, come testimonia il Censis, è di rabbia e disincanto per la sempre crescente difficoltà di accesso alle cure per 8 milioni di italiani.  “Questo accade – ha detto Claudio Cricelli, presidente PAA – perché finora la classe politica non è stata in grado di tradurre le esigenze delle persone comuni”.

 Il manifesto della Public Affairs Association:

  1. Una sanità veramente coniugata alla salute, che tenga conto di un sistema di welfare in affanno e che sia attenta alle “fragilità” sociali che stanno emergendo nel nostro Paese;
  2. Una sanità con meno ingerenza politica nelle scelte gestionali; la scelta dei manager  sia fatta sulla base di competenze certificate e non su logiche politiche;
  3. Attenzione agli operatori medico-sanitari, quale volano di crescita e sviluppo del SSN;
  4. Coinvolgimento dei cittadini nelle scelte in campo sanitario, attraverso le associazioni di cittadinanza e dei malati;
  5. Coinvolgimento delle società scientifiche nei tavoli di lavoro, nella programmazione sanitaria e nell’adozione di linee guida nazionali;
  6. Chiarezza nella politica del farmaco, che garantisca  sviluppo ai farmaci generici, ma anche ai farmaci innovativi, eliminando le storture gestionali tra Stato e Regioni, con una politica non perennamene vessatoria nei riguardi della filiera del farmaco;
  7. Investimenti nella ricerca senza i quali non vi potrà essere sviluppo;
  8. Rilancio del confronto vero in sanità, stimolando tutti a pensare che non è più possibile continuare a deliberare sulla sanità a colpi di decreto, e per giunta  con un Ministero della Salute commissariato di fatto dal Ministero dell’Economia;
  9. Norme e regolamentazioni chiare sull’anticorruzione, affinché  i “faccendieri” non abbiano più dimora nell’ambito dei rapporti istituzionali in sanità;
  10. L'uscita dal "guado" di una sanità che non rispetta il dettato costituzionale, in cui il mancato federalismo genera difformità  tali da compromettere i diritti costituzionali e le più normali regole del mercato.