Stimolazione cerebrale profonda: benefici nel Parkinson iniziale

Nello studio EARLYSTIM il dispositivo medico abbinato alla terapia farmacologica migliora i sintomi motori della malattia in fase precoce

Nei pazienti con precoci complicazioni delle capacità motorie dovute alla progressione del Parkinson, la terapia con Stimolazione cerebrale profonda (Dbs – Deep Brain Stimulation) realizzata con un dispositivo di Medtronic fornisce maggiori benefici rispetto al solo trattamento farmacologico ottimizzato. Questi i risultati pubblicati sul New England Journal of Medicine questa settimana dello studio clinico EARLYSTIM, primo ampio studio multicentrico, randomizzato, controllato, che ha dimostrato come i pazienti con precoci complicanze motorie dovute al Parkinson trattati con la tecnica di stimolazione cerebrale profonda, in abbinamento al trattamento farmacologico ottimizzato, hanno riportato, a due anni di follow-up, un significativo miglioramento del 26% nella qualità di vita , rispetto ad un peggioramento dell’1% di quelli trattati con la terapia farmacologica ottimizzata. Lo studio clinico ha coinvolto 251 persone affette dalla malattia di Parkinson in 17 centri di Germania e Francia, per un periodo totale di due anni.

La Dbs utilizza un dispositivo medico impiantato chirurgicamente, simile a un pacemaker, per inviare la stimolazione elettrica a determinate aree del cervello. La stimolazione di queste aree blocca i segnali che provocano i sintomi motori disabilitanti della malattia di Parkinson. Per ottimizzare i benefici della terapia, è possibile regolare la stimolazione elettrica in modo non invasivo con un maggiore controllo sui movimenti.

Attualmente, la terapia con Stimolazione cerebrale profonda è principalmente utilizzata nel trattamento dei pazienti con Parkinson in stadio avanzato, con complicanze motorie  invalidanti dovute alla somministrazione di levodopa che non possono essere gestite con la sola terapia farmacologica. I partecipanti dello Studio EARLYSTIM avevano sintomi del Parkinson in media da 7 anni e mezzo, all’incirca 5 anni in meno dei pazienti coinvolti negli studi clinici precedenti, e ciò ha permesso ai ricercatori di testare i benefici della terapia con stimolazione cerebrale profonda in una fase di malattia in cui le oscillazioni motorie e le discinesie sono di recente comparsa e le capacità lavorative e psicosociali sono ancora presenti.