Artrite reumatoide, in Europa disparità di accesso alle terapie più recenti ed efficaci

Sono 26 i Paesi che non possono permettersi i Dmard e 320 milioni le persone escluse dalle cure, secondo gli esperti della Maastricht University

L’accesso ai più recenti trattamenti contro l’artrite reumatoide non è uguale in tutta Europa, anzi presenta notevoli disparità, a rivelarlo sono stati gli esperti della Maastricht University in uno studio pubblicato sul British Medical Journal. Secondo la ricerca  sono 26 i Paesi che non possono permettersi i medicinali escludendo dalle cure il 40% della popolazione europea, circa 320 milioni di persone.

L’ Eular (European League Against Rheumatism) raccomanda l'uso di Dmard sintetici subito dopo la diagnosi di malattia per arrestarne la progressione. Si tratta di farmaci molto efficaci per il trattamento dell’artrite reumatoide, ma molto costosi. Accessibilità economica, disponibilità e accettabilità dei Dmard sintetici (metotrexato e leflunomide; e biologici come infliximab ed etanercept), questi i criteri secondo i quali  gli autori hanno condotto la  ricerca, coinvolgendo nella loro indagine i principali esperti di artrite in 49 Paesi nel corso del 2011. Al sondaggio hanno partecipato 46 Paesi, inclusi quelli dell'Europa orientale, la Scandinavia e l'Europa occidentale, così come la Turchia e l'Uzbekistan. Le risposte hanno palesato grandi disuguaglianze nell'accesso ai Dmard: 6 Paesi non rimborsano l'uso di nessuno dei cinque Dmard sintetici inclusi nella ricerca e 10 non pagano i biologici. Lo studio ha inoltre evidenziato che il costo di un anno di trattamento con un Dmard sintetico non supera in alcuno Stato il valore del Pil pro capite, mentre quello dei biologici sì, in 26 Paesi e di ben 11 volte in media.