Scaccabarozzi: le informazioni commerciali sono dati delicati

Sotto accusa il percorso di trasparenza dell'Ema per rendere pubblici i risultati delle sperimentazioni cliniche

Dare impulso alla "trasparenza è sempre positivo, soprattutto quando si parla di informazioni sulla sicurezza dei farmaci, perché va tutto a beneficio di chi i farmaci li usa". Sulle informazioni commerciali però "ci sono alcune riserve, perché possono essere usate da concorrenti o copiatori. Sono dati delicati e da trattare con confidenzialità". E' quanto commentato ad Adnkronos Salute da Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria, sul percorso intrapreso dall'Agenzia europea dei medicinali (Ema) per rendere pubblici i risultati delle sperimentazioni cliniche. "Ci piacerebbe una "bi-direzionalità nella trasparenza – conclude Scaccabarozzi – A volte le valutazioni che le aziende ricevono da alcune agenzie regolatorie sui nostri farmaci è molto sintetica". La European Medicines Agency  sarebbe nel mirino dei produttori farmaceutici, preoccupati che la pubblicazione delle informazioni sulle sperimentazioni cliniche possa causare una perdita della loro competitività verso i concorrenti.

Secondo quanto riportato dal giornale britannico Financial Times, l'azienda americana AbbVie avrebbe fatto causa all'Ema per bloccare il rilascio dei dati sugli effetti sui singoli pazienti nei trial clinici dell'antireumatico Humira (adalimumab). La Corte Generale dell'Unione europea dovrà pronunciarsi sulla questione. Sempre secondo il Financial Times, una seconda azione legale contro l'ente regolatorio sarebbe stata presentata dalla biotech californiana InterMune.

In una nota rilasciata lo scorso gennaio ilDirettore Generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Luca Pani, aveva espresso “condivisione e pieno sostegno al percorso di trasparenza totale avviato dall’Ema, attraverso il suo Direttore Esecutivo Guido Rasi, per rendere pubblici i risultati delle sperimentazioni cliniche e consentire ai pazienti, alle Autorità regolatorie, ai ricercatori e ai medici di poterli conoscere e valutare”.