La lotta alla nuova TB: dalla GM alla copertina del Time

L'Oms ha organizzato per il 24 marzo la giornata mondiale contro la tubercolosi, il Time dedica la copertina al pericolo del contagio globale

La tubercolosi c'è ancora e continua a uccidere. Per questo l'Organizzazione mondiale della sanità ha indetto lo scorso 24 marzo la World TB Day, per far conoscere a tutti gli sforzi che si stanno compiendo, ma anche per ricordare che non si può ancora cantar vittoria. 

Realizzata con il supporto dell'organizzazione Stop TB Partnership, la Giornata Mondiale della TBC per offrire l'opportunità alle persone colpite e alle comunità in cui vivono, alle organizzazioni, agli operatori sanitari e agli altri partner per discutere e pianificare un'ulteriore collaborazione, per fermare la tubercolosi  attraverso il sostegno e l'azione reciproci.
 

I progressi globali degli ultimi anni sono evidenti dalle cifre riportate dall''Oms: la mortalità è scesa di oltre il 40% a livello mondiale dal 1990, e l'incidenza è in declino. Tuttavia dal 2011, anno in cui ci sono stati circa 8,7 milioni di nuovi casi di tubercolosi e 1,4 milioni di persone ne sono morte, è cominciata una vera e propria crescita della malattia che ha ormai le dimensioni di una epidemia.

Accesso alle terapie difficoltoso e impossibilità per i malati, nei paesi in via di sviluppo, di seguire fino in fondo la terapia: secondo lo statunitense Time, si tratta di epidemia. Il magazine l'ha raccontata nel suo servizio di copertina del 4 marzo 2013. Aboutpharma and Medical Devices lo racconta nel numero di Aprile.

 

TB Continued. I farmaci non funzionano più

[…] Lo scenario di una epidemia inarrestabile emerge con forza dalle parole di Krista Mahr, autrice del servizio, che nonostante tutto non scade nell’allarmismo. Occorre semplicemente raccontare con occhio disincantato quello che sta succedendo in quel paese lontano, perché poi così lontano non lo è. L’intento può dirsi riuscito anche grazie alle immagini crude e realistiche – o meglio, umane – dell’obbiettivo di James Nachtwey.

Il vero problema, racconta la penna del Time, non sta nella malattia in sé, ma nelle condizioni in cui vive la gente che si ammala, che causano il contagio, ma che, molto peggio, impediscono il mantenimento della terapia e quindi, quasi per beffa, l’aumento della resistenza da parte del batterio. Per questo oggi ci troviamo ad aver a che fare con la Tubercolosi Multiresistente (Mdr), sviluppatasi a causa della scorretta gestione delle cure, tanto che dei farmaci oggi il Bacillo di Koch se ne fa una beffa.

Il governo indiano, attivo per contrastare questa nuova minaccia, si muove per rendere possibile la fruizione delle terapie ai contagiati attraverso facilitazioni economiche e strutture adeguate. Ma in un paese in cui ci sono 57 dottori per 100.000 ammalati, è pretenzioso sperare che si riesca ad elaborare una strategia per un’assistenza sanitaria ad personam.

E mentre il batterio, dalla debolezza dell’organizzazione umana, sta traendo sempre più forza, dal canto nel mondo occidentale occorre drizzare le antenne. Perché oltre al fatto che la TB è una delle malattie più diffuse e mortali della storia dell’umanità, e non va quindi sottovalutata – come ci insegna la storia –, il suo ritorno significa un nuovo impegno per l’economia globale, per il mercato del farmaco, per la ricerca , per i trials clinici e i test dedicati al riconoscimento del nuovo batterio. 

C’è chi dice che i cambiamenti storici dell’umanità sono accompagnati anche alle nuove malattie che si manifestano in quel periodo: che significato ha quindi il fatto che la TB del 2013 sia particolarmente aggressiva, dilagante e resistente? Tutto ciò implica, in principio, che c’è un altra sfida da vincere per mente umana nel campo della ricerca. Ma bisogna farlo in fretta. E da subito.