Malattie renali, l’Italia in evidenza al congresso Europeo Era-Edta

Il nostro Paese è il primo in Europa per numero di pubblicazioni sull’insufficienza renale

Dal numero 108 di AboutPharma and Medical Devices di maggio

di Silvia Maria Busetti

La ricerca in campo nefrologico è un settore dove l’Italia è all’avanguardia. Il nostro Paese è il primo in Europa per numero di pubblicazioni sull’insufficienza renale, seguito dalla Germania e dal Regno Unito. Anche la qualità dell’assistenza nei malati che raggiungono la fase terminale dell’insufficienza renale è alta. Quest’ultimo dato è confermato dallo studio Dopps (Dialysis outcomes andpractice patterns study) che mette in evidenza come la mortalità dei dializzati nel nostro Paese sia del 40% inferiore rispetto all’Inghilterra e dell’80% rispetto agli Stati Uniti. Nei pazienti italiani siosserva inoltre una minor morbilitàcardiovascolare rispetto a quellid’Oltreoceano. L’accesso alla dialisi in Italia è garantito su tutto il territorio nazionale con 220 posti per milione di abitanti. La patologia ha un impatto notevole in termini sociali.

In Italia, i pazienti affetti da Malattia renale cronica sono 5 milioni (di cui 45-50.000 in dialisi) con 9.000 casi nuovi all’anno. Siamo in linea con il resto del mondo, poiché a livello internazionale il 10% della popolazione adulta soffre di qualche grado di riduzione della funzionalità renale. Il tasso di aumento annuo del fenomeno è però del 5-8% e la malattia renale cronica assorbe l’1,2% delle risorse sanitarie italiane, con un costo annuo a paziente di 50.000 euro (ogni paziente trapiantato costa circa 15.000 euro l’anno). Attualmente in Italia, sono 17.000 i pazienti portatori di rene trapiantato ed i trapianti effettuati ogni anno sono 1.600, con una lista di attesa di circa tre anni con 6.800 persone.

Il Censimento della Società italiana di nefrologia (Sin) del 2004 mostra che la rete nefrologica italiana è compostada 363 strutture pubbliche principalidi nefrologia e/o dialisi, 303 strutture satelliti collegate alle precedenti e da 295 strutture private (in 13 regioni). Un tessuto particolarmente sviluppato che fa dell’Italia un riferimento in materia.Quest’anno sarà appunto un’italiana, Rosanna Coppo, della Struttura complessa nefrologia, dialisi e trapianto,Città della salute e della scienza, Ospedale Regina Margherita di Torino, a presiedere il comitato scientifico del 50° Congresso europeo di nefrologia, che si tiene a Istanbul dal 18 al 21 Maggio, organizzato da Era(Europeanrenal association) – Edta(Europeandialysis and transplant association).

Professoressa Coppo, la Presidenza del Comitato scientifico del Congresso internazionale di nefrologia è una carica molto prestigiosa per il nostro Paese…

La nomina mi ha fatto molto piacere, sia come riconoscimento personale sia per la nefrologia italiana, ma la partecipazione italiana a questa società è sempre stata significativa. Ci sono stati numerosi presidenti italiani, tra loro Carmine Zoccali, editor in chief  del Giornale di nefrologia dialisi e trapianto e Vincenzo Cambi del centro di Parma. I nefrologi italiani hanno sempre contribuito allo sviluppo della nefrologia, della dialisi e del trapianto in Europa. L’Italia dà molto dal punto di vista formativo e come confronto con le altre nazioni perché la Società italiana di nefrologia è una delle più grandi di Europa.

Cosa ci sarà di diverso rispetto alle edizioni precedenti?

Questo è il 50° congresso della società europea di dialisi e trapianto. Per celebrare queste nozze d’oro, abbiamo aperto delle nuove finestrescientifiche. Ad esempio il primo giorno,che di solito è semplicemente dedicatoall’inaugurazione, abbiamo voluto trasformarlo in un giorno di piena attività, con 30 corsi di educazione medica continua, sviluppati su 7 filoni diversi (fra cui malattie cardiovascolari, dialisi, immuno – nefrologia, malattie ereditarie, trapianto, nefrologia pediatrica).

Nefrologia pediatrica e trapianto sono il vero filo conduttore del congresso, attorno al quale naturalmente ruoteranno tantissimi altri temi, ma questi due avranno una sessione fissa e continua, dal 18 al 21 maggio. Oltre all’aspetto didattico, abbiamo scelto delle letture magistrali che fossero particolarmente attraenti. Nella seduta inaugurale ci sarà Mehmet Sukru Sever di Istanbul, che illustrerà come intervenire di fronte a un disastro naturale come un terremoto, quando ci sono dei problemi nefrologici. Avremo Jules A. Hoffmann di Parigi, che parlerà dell’ immunità innata, tema per il quale ha vinto il premio Nobel. Il prossimo presidente della International society of nefrology, Giuseppe Remuzzi di Bergamo terrà una lettura sulla possibilità di costruire un rene attraverso l’ingegneria biologica. Un tema molto discusso ma che lascia tante speranze. E poi avremo la lettura magistrale di Alp Ikizler di Nashville, sul tema della malattia renale cronica e sul bisogno di una dieta integrata. Il Congresso raccoglie dagli 8.000 ai 10.000 partecipanti. Sono stati ricevuti 2.300 abstract, avremo 300 speakers da 40 nazioni differenti. Da un punto di vista strutturale e delle sezioni parallele, che saranno numerose e molto diversificate, questo Congresso sarà davvero importante.

Sono previsti momenti di confronto tra diverse nazioni?

Certamente. Per la prima volta sarà affrontato un problema di politica sanitaria, con un’overview  di health-care in Europa, ovvero una sezione in cui sono invitati, tra gli altri, rappresentanti di Francia, Italia e Germania, che presenteranno luci ed ombre del loro sistema di health-care. Ma l’Europa che viene accolta in questo Congresso è fatta anche dalla Romania, dalla Moldavia, dalla Russia: Paesi in cui copiare un esempio vincente è una carta che deve essere messa in campo. Faremo parlare le nazioni emergenti, dove la nefrologia si sta sviluppando adesso. È diffusa infatti l’idea che prevenzione, dialisi e trapianto, siano per tutti, ma in realtà non è così. Avremo una sessione formata da due simposi consecutivi di 90 minuti ciascuno, in cui daranno le proprie testimonianze rappresentanti di Macedonia, Bosnia, Erzegovina, Algeria, Albania, che diranno come si stanno sviluppando, quali sono state le cose vincenti che sono riusciti a fare ed i problemi che ancora devono risolvere. Abbiamo anche organizzato un simposio congiunto tra la Società scientifica cinese e quella europea di nefrologia in cui mostreremo le nostre rispettive organizzazioni sull’insufficienza renale cronica e la dialisi. Penso che il confronto con i cinesi sarà interessante. Poi ci sarà anche l’American society of nefrology che presenterà le ultime novità negli Stati Uniti.

Qual è la situazione In Italia?

Il nostro sistema sanitario è sempre il migliore del mondo. Purtroppo è molto costoso, ma il nostro è l’unico Paese in cui la terapia e gli esami sono gratuiti per tutti e la qualità è veramente eccezionale. Anche noi durante il congresso daremo il nostro contributo e diremo che cosa facciamo, ma sostanzialmente si tratta di aiutare i paesi più indietro. Se in Italia tutti hanno accesso al trapianto e possono essere messi in lista, questo non avviene in gran parte dell’Europa, soprattutto in quella dell’Est perché non hanno spesso la capacità di organizzare la donazione da cadavere. In molti di questi paesi la situazione è fortemente aggravata dalla donazione da vivente su pagamento. Il nostro centro a Torino ha trapiantato 15 bambini dell’ex Jugoslavia negli ultimi 10 anni. Si trattava di bambini poveri, che avevano subito anni di dialisi e di trattamenti assolutamente inadeguati. La grande Germania, prima di chiudere le frontiere dieci anni fa, accoglieva i bambini provenienti dai Paesi dell’Est, ma oggi non è più così: per avere diritto alla donazione da cadavere in Germania, devi essere residente lì. La tavola rotonda sui temi della donazione, come aumentare le donazioni, la donazione a cuore fermo, saranno passate tutte in rassegna, con lo scopo di migliorarla nei paesi dove già va bene e di insegnarla nei paesi dove non c’è.

L’Italia ha sempre partecipato a tuttii 50 congressi?

Sì l’Italia è uno dei partecipanti più forti, il 30% degli abstract  selezionati sono italiani, e sono sempre tra i lavori migliori.