Farmacia online britannica tenta sbarco in Italia

Dal Regno Unito arriva In Italia una e-pharmacy che vende on line farmaci etici. Federfarma e Fofi chiedono subito l'oscuramento

Indirizzo internet e “claim” di una farmacia online erano in bella vista, lo scorso 23 maggio, su una pagina pubblicitaria del quotidiano La Stampa. Si tratta del primo caso di réclame alla luce del sole di vendita a distanza di farmaci etici in Italia. E' possibile? Non dovrebbe esserlo,  perchè l'e-commerce di medicinali con obbligo di prescrizione è vietato nel nostro Paese.

Secondo i proprietari del sito andrebbe applicata la legislazione britannica, che consente la vendita via web degli etici, perchè il portale  -www.121doc.it – farebbe capo a una e-farmacy  (Pearl Chemist) del Regno Unito, anche se poi a comprare sono cittadini di altri Stati.

Sul fronte opposto Federfarma e Fofi che ritengono ci siano gli estremi per l'oscuramento del sito: i testi sono redatti in lingua italiana, il dominio è italiano (anche se i server potrebbero essere ubicati in Gran Bretagna o altrove), ma soprattutto è italiano il numero di telefono con prefisso 06 riportato in evidenza nella homepage.

Federfarma ha già scritto tre lettere inviate all’Agenzia del farmaco, al ministero della Salute e alla polizia postale, a cui seguirà anche una segnalazione all'Antitrust per “pubblicità ingannevole e pratiche commerciali sleali”. “Come è noto – si legge nella missiva del sindacato – la vendita di farmaci con obbligo di ricetta medica è vietata su tutto il territorio nazionale. Chiediamo pertanto di prendere urgentemente tutti i provvedimenti del caso al fine di oscurare la visione di tale sito”.
L'episodio ricorda che in tema di farmacie online l'Italia ha davanti a sé una scadenza: è quella del 30 giugno, termine entro il quale il nostro Paese deve recepire la direttiva europea sulla contraffazione dei medicinali. Nel regolamento Ue c'è un capitolo dedicato proprio alla vendita a distanza: “Fatte salve le disposizioni legislative nazionali che vietano la vendita a distanza al pubblico di medicinali soggetti a prescrizione medica – recita la direttiva – gli Stati membri provvedono affinché i medicinali siano messi in vendita a distanza al pubblico mediante i servizi della società dell'informazione”.

In sostanza, i Paesi Ue sono liberi di vietare sul proprio territorio l'e-commerce dei farmaci etici, ma non degli altri (quelli senza ricetta) per i quali possono comunque emanare norme di dettaglio per regolarne distribuzione e autorizzazioni.