Ricomincio da quattro, tornano i politici al vertice dei ministeri chiave per la Salute

In modo sempre piu` definito, operano insieme i dicasteri di economia, sviluppo economico e della ricerca. Ecco la mappa dei nomi chiave del nuovo Governo

Dal numero 109 di AboutPharma and Medical Devices di giugno

di Silvia Gasparetto

Ci sono il Pd, il Pdl ed anche la neonata Scelta Civica, ultimo baluardo di quel governo dei tecnici accusato di guardare a molti temi, sanità in testa, in modo troppo ‘ragionieristico’: archiviato l’esecutivo di emergenza di Mario Monti, torna la politica a capo dei dicasteri chiave (ma anche di sottosegretariati e di commissioni parlamentari) per il ‘pianeta sanità’, fatto salvo il ministero dell’Economia, guidato dal ‘tecnico’ della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni , e dove è rimasto ancora al suo posto Francesco Massicci, che preside il ‘famoso’ tavolo tecnico che sovrintende, tra le altre cose, ai piani di rientro. Un ‘mondo’ in pieno fermento, a metà tra la fatica di fronteggiare i tagli che si sono susseguiti senza sosta, guardando almeno agli ultimi tre anni, e quella di puntare sull’innovazione, per ‘resistere’, restare competitivi, e continuare a difendere quel Servizio sanitario nazionale e universalistico che tutti, almeno a parola, vogliono mantenere, magari anche alle vette raggiunte nel passato che lo hanno visto tra i migliori al mondo.

Il principale ‘palazzo’ di riferimento – almeno sulla carta – è stato affidato alla pidiellina doc Beatrice Lorenzin, neo ministro della Salute, di lungo corso nonostante la giovane età (41 anni) guardando alla politica, ma ‘novellina’ rispetto al dicastero che è stata chiamata a dirigere. Una scelta letta da molti come il definitivo ‘abdicare’ a via XX Settembre nella gestione della sanità, nonostante il dibattito degli ultimi mesi tra i protagonisti del settore trovasse tutti concordi sulla necessità di avere un ministero della Salute più forte, che dettasse l’agenda all’economia sulla base delle reali necessità del sistema (e dei cittadini). Al ministro è stato affiancato un sottosegretario visto da molti come altrettanto ‘debole’ in questi termini, il sardo Paolo Fadda, che però porta a Lungotevere a Ripa almeno la sua esperienza di ex direttore di Usl e di assessore regionale alla Sanità. Mentre in Parlamento le due commissioni permanenti, Affari sociali della Camera e Igiene e sanità del Senato, vedono alla presidenza rispettivamente il neoeletto deputato di Scelta Civica Pierpaolo Vargiu (radiologo, esponente del movimento dei Riformatori sardi, lunga esperienza nel consiglio regionale) e la senatrice Pd, dirigente del partito e che nella scorsa legislatura si era occupata di cultura, Emilia Grazia De Biasi.

Lorenzin per ora si è mossa con cautela, parlando poco e per linee generali, mettendo in cima alla lista, però, un ‘’ripensamento’’ del Servizio sanitario nazionale, per mantenerlo sostenibile, una vera mappatura degli sprechi e soprattutto la lotta al precariato, del quale sembra voler fare una sua bandiera. “Voglio prima studiare” è il refrain che ha comunque ripetuto nelle prime settimane a giornalisti, collaboratori e tecnici del ministero. E i dossier lasciati sul tavolo dal suo predecessore, Renato Balduzzi, sono molti, e tutti ‘caldi’: dalla partita sulla riforma dei ticket, tentata ma irrealizzata proprio per la debolezza politica del precedente governo, a quella delle cure primarie, partita a stento e vista con diffidenza dalle Regioni. Regioni che potranno essere il principale alleato o il principale ostacolo per Lorenzin, e che intanto hanno nominato a capo del comitato di settore Regioni- sanità l’assessore e vicepresidente della Liguria Claudio Montaldo, Partito democratico (già segretario provinciale e poi regionale del Pci nel passaggio che ha portato al Pds e poi ai Ds). Un ruolo chiave, anche se apparentemente defilato, dal quale Montaldo dovrà gestire in primis proprio la riforma della medicina territoriale che dovrà passare per il rinnovo della convenzione con medici di famiglia, pediatri e specialisti ambulatoriali (gli indirizzi per la contrattazione collettiva nazionale sono emanati dai Comitati di settore). Da mesi i governatori non si siedono al tavolo con il governo, lasciando in sospeso tra l’altro l’ok ai nuovi standard ospedalieri dai quali dipenderà il taglio dei posti letto previsto con la spending review, i criteri per il riparto del Fondo sanitario 2013 (che da quest’anno dovevano cominciare a basarsi sui costi standard), l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza e soprattutto il Patto per la Salute. Il ministro ha già annunciato tavoli di lavoro specifici per le diverse tematiche. I ‘cordoni della borsa’ li tiene ovviamente Saccomanni, che pero’ sembra voler avere un rapporto ‘dialogante’ con i suoi colleghi.

Una delle questioni che Lorenzin dovrà affrontare in modo collegiale, in questo puntando sulla collaborazione con i colleghi dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e della Ricerca Maria Chiara Carrozza, è il ‘grido di dolore’ lanciato dalle aziende farmaceutiche e del biomedicale, che pure stanno reggendo sull’export, ma sono ormai sfiancate dalla crisi e messe in difficoltà da alcuni interventi dei mesi scorsi, dai prezzi di riferimento per gli acquisti di Asl e Ospedali, che potrebbero avere come unico effetto, secondo Assobiomedica, quello di abbassare sì la spesa del Ssn ma a scapito della qualità e della sicurezza dei pazienti, alla ‘battaglia’ del generico sofferta dall’industria del farmaco. L’ex sindaco di Padova, Zanonato trova un lavoro avviato ma incompiuto, portato avanti peraltro dal riconfermato sottosegretario Claudio De Vincenti, quello del tavolo sulla farmaceutica: i primi incontri si erano fatti, a ridosso della fine della scorsa legislatura, e c’era un certo ottimismo anche da parte delle imprese. Imprese che credono necessario, come ha detto il presidente di Farmindustria, un rapporto continuo e collaborativo tra istituzioni e industria, tanto da pensare a un ‘think tank’ permanente per elaborare scenari e stimolare il dibattito sul futuro del Ssn. Ma fondamentale per tutto il comparto resta l’approccio che il governo avrà anche sulla ricerca: in molti ripongono grandi speranze su Carrozza, che nella sua ‘vita precedente’ si è occupata proprio di biotech e di interazione uomo- macchina, coordinando diversi progetti nel settore della Neuro-Robotica nel campo delle protesi di arto superiore e inferiore, dell’assistenza personale e della riabilitazione neurologica. Intanto il premier ha garantito che non si toccheranno (al ribasso) i finanziamenti. Ed è un primo passo. Poi si conta sul fatto che l’esperienza diretta del neo ministro possa aiutare.

Di certo, al culmine di una crisi economica ma anche politica senza precedenti, il governo avrà un compito non facile, anche perché, a continua caccia di risorse, è facile puntare sul ‘tesoretto’ della sanità che vale oltre 100 miliardi ogni anno. Se sarà all’altezza del compito di proteggere i cittadini, innovare il sistema per mantenerlo sostenibile e dargli la giusta spinta per affrontare il futuro si vedrà. Di sicuro, chiusi i due mesi di ‘vacatio’, adesso l’Italia non farà più la figura pessima registrata il mese scorso a Oslo, dove al summit europeo della sanità pubblica c’erano tutti, proprio tutti. Tranne noi.

Continua a leggere sul numero 109 di AboutPharma and Medical Devices di giugno