‘Pay for delay’, Corte Suprema: aziende responsabili dinanzi all’Antitrust

La sentenza della Corte Suprema statunitense a pochi giorni dalle sanzioni irrogate dalla Commissione UE: mezzo mondo schierato contro il 'Pay for delay'

Negli Stati Uniti il Pay for delay  esporrà le aziende farmaceutiche al giudizio dell’Antitrust. Lo ha statuito la Corte Suprema statunitense in un giudizio fra la Federal Trade Commission e Actavis: quest’ultima aveva accettato da parte di Solvay, sussidiaria di AbbVie, un pagamento per ritardare (fino al 2015) l’immissione in commercio di un equivalente di AndroGel (testosterone sintetico a uso topico).

Nei Paesi di Commo Law  come gli Stati Uniti, le sentenze delle più alti corti – i cosiddetti “precedenti giurisprudenziali” – dettano regole per il futuro, come la legge: quindi da oggi le aziende ‘branded’ e i loro rivali genericisti, che si siano accordati su un pagamento finalizzato a ritardare l’arrivo in commercio di versioni a basso costo dei medicinali “griffati”, potranno essere citate in giudizio per violazione delle regole sulla concorrenza.

 

La sentenza è stata commentata dal Washington Post  come una vittoria della Federal Trade Commission e dell’amministrazione Obama: sovverte, infatti, una precedente decisione di giudici minori, che aveva esonerato le aziende farmaceutiche da questo genere di responsabilità. La Federal Trade Commission si era schierata contro quella sentenza, assicurando che gli accordi di Pay for delay  costano al sistema sanitario e ai pazienti fino a 3,5 miliardi di dollari l’anno, e nel 2012 – sempre secondo la Ftc – ne sono stati firmati 40.

Ora la sentenza della Corte Suprema riconosce le ragioni della Trade Commission e anche negli Stati Uniti gli accordi per ritardare l’ingresso in commercio di farmaci equivalenti potranno essere sanzionati: per quanto riguarda l’Europa, infatti, già il 9 giugno scorso l’agenzia Reuters aveva battuto un lancio secondo cui la Commissione Europea avrebbe deciso di applicare forti sanzioni economiche per punire gli accordi di Pay for delay ; le aziende colpite sarebbero nove, ossia Lundbeck e Merck KGaA, Generics UK, Arrow, Resolution Chemicals, Xellia Pharmaceuticals, Alpharma, A.L. Industrier e Ranbaxy.