L’elettronica di consumo alla conquista dell’Healthcare

Di Silvia Maria Busetti

Dal numero 110 di AboutPharma and Medical Devices di luglio/agosto

 

Nel 2010 Samsung aveva annunciato un enorme investimento sul mondo della sanità.
Obiettivo: la leadership nei settori biotech, diagnostico e imaging. Ecco quali passi ha già fatto l’azienda coreana, con la preoccupazione dei competitor europei e americani e facendosi imitare da altri big dell’economia

 

Da alcuni anni si assiste, a livello globale, ad un insolito e crescente interesse delle multinazionali dell’elettronica verso il business delle lifescience e dell’health. Il brand più attivo nel settore è indiscutibilmente Samsung Electronics, una delle multinazionali stabilmente posizionate tra le prime aziende del mondo per fatturati e profitti (circa 206.000 dipendenti ed un fatturato di 247,5 mld di dollari e utili netti di 21,2 mld di dollari), che come apripista già nel 1994 iniziava il suo percorso nell’healthcare fondando un ospedale a Seoul (il Samsung Medical Center a Irwon-Dong un ospedale e centro oncologico modello con 1200 medici e 2300 infermieri), e che recentemente ha messo a segno una serie di operazioni, accordi ed acquisizioni che stanno interessando – ed anche in certa misura preoccupando – tutti gli operatori del settore.

L’azienda coreana, fondata a Taegu il 1° marzo 1938 dal ventottenne Lee Byungchul con il nome di Cheil, era inizialmente solo una piccola azienda di trasporti e di esportazioni. Nel corso Dei decenni, Samsung ha saputo diversificare il proprio business, dirigendosi sempre con fi uto proprio là dove il mercato cominciava a far sentire una crescente domanda e restando Sempre sulla cresta dell’onda; fu così che nel 1969 diede l’avvio alla produzione di semiconduttori (creando il marchio Samsung electronics), 1974 avviò la produzione di televisori, nel 1983 di personal computer e negli anni seguenti acquisì varie aziende ed estese il proprio business alle telecomunicazioni con la produzione di telefoni cellulari.

Dopo la crisi finanziaria asiatica del 1997, Samsung a differenza delle altre concorrenti, ne uscì rafforzata ed emerse come azienda di livello internazionale. Allo stesso modo, nonostante la crisi economica globale che si abbatte sui mercati dal 2008, Samsung è una delle poche aziende che ha visto crescere i propri bilanci; non solo, ma ha anche spiazzato i suoi maggiori concorrenti ricordiamoci cosa è avvenuto a Nokia quando iniziò ad affermarsi la produzione di cellulari Samsung). La multinazionale coreana, ormai leader indiscussa dell’elettronica di consumo, delle telecomunicazioni, dei digital media e della convergenza digitale, gestisce oggi due organizzazioni separate per coordinare le sue nove unità di business indipendenti: Telecommunications Systems, Digital Appliances, IT Solutions, Servizi finanziari, Healthcare, Digital Media & Communications, Mobile Communications, Digital Imaging, Device Solutions. Questo colosso economico, oggi presieduto da Oh-Hyun Kwon, ha dato inizio alla sua corsa verso le lifesciences prima con una dichiarazione ad effetto datata 2010, quando i vertici aziendali esplicitarono l’intenzione di voler investire 2 miliardi di dollari fi no al 2020 nel settore biofarmaceutico, poi realizzando una serie di acquisizioni e joint venture iniziate nell’Aprile del 2011, con la nascita di Samsung Biologics Co, Ltd., una joint venture tra Samsung Electronics (40%), Samsung Everland (40%), Samsung C & T (10%) e Quintiles Transnational (10%) volta alla produzione di farmaci biologici e di servizi. Un mese dopo, Tae-Han Kim, presidente e Ceo di Samsung Biologics, inaugurava in tempi record il nuovo sito di produzione di farmaci biologici con un investimento da 30 mln di dollari nella zona economica libera a Songdo, Corea del Sud. L’impianto è certificato dalla FDA, conta su una forza lavoro di 300 persone ed è progettato per lo sviluppo di prodotti per terapie oncologiche, artrite, sclerosi multipla e psoriasi, mentre i servizi a terzi comprendono il controllo della qualità e della conformità normativa, i servizi nei settori della ricerca e sviluppo ed analisi cliniche di fase I/II/III. Dopo pochi mesi dall’annuncio della joint venture, nel dicembre 2011, veniva siglato un successivo accordo tra Samsung Biologics e Biogen Idec, la più antica società di biotecnologia indipendente al mondo, fondata nel 1978 e specializzata nello sviluppo di terapie innovative per la cura di malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla, l’emofilia e le malattie autoimmuni.

All’accordo (Samsung ha contribuito con 255 mln di dollari per una quota dell’ 85% e Biogen Idec con 45 mln per una quota del 15%), seguiva nel febbraio 2012, la joint venture Samsung Bioepis, nata con lo scopo di sviluppare, produrre e commercializzare biosimilari (Samsung prevede la commercializzazione dei suoi primi farmaci nel 2015), accordo poi allargato a Merck & Co (in Italia nota come Msd), con la convinzione che “la presenza commerciale globale di Merck e le capacità produttive di Samsung Bioepis aumenteranno l’accesso ai biosimilari per migliorare la salute umana”, come affermato da Rich Murray, vice presidente senior, biologici e ricerca vaccini, di Merck Research Laboratories.

Interventi decisi e importanti, quindi, ma il settore biopharma è stato solo uno dei tasselli del lungo percorso nell’healthcare per Samsung, che nel dicembre del 2010 aveva acquisito la sudcoreana Medison (marchio di media grandezza dell’ecografi a diagnostica) per una somma di 262 milioni di dollari, nel novembre del 2011 la Nexus, azienda americana che sviluppa soluzioni di diagnostica cardiaca e che nello scorso gennaio è entrata nel sempre più strategico segmento dell’imaging digitale con l’acquisizione dell’americana Neurologica, un’azienda di Danvers, nel Massachussets, nata nel 2004 e produttrice di scanner portatili per tomografi a computerizzata, specializzata in ultrasuoni, Pet, terapia radiologica e Mri. L’acquisizione è di notevole importanza, visto che la società ha tre prodotti scanner approvati dalla Fda e che le previsioni degli analisti di settore sono promettenti, con un business per il 2013 che dovrebbe toccare i 500 mln di dollari, contro i 300 dello scorso anno e che il fatturato globale dei suoi prodotti di dispositivi medici raggiungerà (grazie all’imaging) i 10 miliardi entro il 2020.

Biosimilari, imaging digitale, strutture ospedaliere e mobile solutions per la sanità (numerose sono le soluzioni dedicate all’healthcare: Samsung ha recentemente lanciato la piattaforma m-Emr che, mediante il Galaxy Tablet offre soluzioni mobile per il personale medico sanitario, con servizi personalizzati che consentono di visualizzare in qualsiasi momento le cartelle cliniche dei pazienti, la programmazione ospedaliera, i parametri vitali e i risultati di analisi di laboratorio): l’impegno di questi ultimi anni da parte dell’azienda coreana è imponente. E sulle sue orme altri marchi dell’estremo oriente hanno iniziato a “fiutare” l’affare-health, visto che recentemente anche giganti come Sony e Fujifi lm stanno stringendo accordi sui segmenti biotech e biosimilari.

Sony in particolare, altro colosso dell’elettronica di consumo, ha investito importanti somme di denaro nel settore dei dispositivi medici con l’acquisizione di Olympus, che sì, è conosciuta per le sue macchine fotografi che, ma è anche il più grande produttore al mondo di endoscopi e attrezzature connesse. I movimenti di questi big stanno iniziando a preoccupare tanti big player (Siemens, GE, Philips and Toshiba) anche perché di solito quando si muovono brand come quello di Samsung, difficilmente lo fanno per restare nel gruppo, bensì per puntare alla leadership, viste anche le immense disponibilità finanziarie. In un’intervista dello scorso aprile Jae-Moon Jo, team leader in medical equipment development di Samsung Electronics, ha espressamente dichiarato l’obiettivo aziendale: diventare leader incontrastati di mercato nelle tecnologie e nei dispositivi medici. La battaglia, visto che sembra proprio essere così, è appena cominciata.