Oltre i DRG: per un’assistenza di qualità occorre valorizzare la SDO

Presentata oggi a Roma la “Guida alla Classificazione degli Interventi Chirurgici”, con l’obiettivo di proporre una corretta valutazione degli interventi

Per una corretta valorizzazione degli interventi chirurgici è fondamentale conoscere non solo i DRG (Diagnosis Related Group), ma anche la Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) e i codici in essa contenuti, in questo caso, i campi relativi a interventi chirurgici e/o procedure diagnostico-terapeutiche rilevanti, che condizionino l’attribuzione al DRG finale. Avere i dati analitici e di costo per tipologia, è fondamentale per un processo regolatorio equamente distribuito, che premi efficacia ed innovazione.

Questo, in estrema sintesi, il messaggio emerso durante l’evento di presentazione della “Guida alla Classificazione degli Interventi Chirurgici – Edizione 2013” presentata oggi a Roma dagli autori Marino Nonis, Direttore Sanitario dell’Ospedale Cristo Re di Roma ed Enrico Rosati, Direttore Sanitario della Casa di Cura Istituto Neurotraumatologico (Grottaferrata, RM), organizzato da AboutPharma  con il contributo non condizionato di Medtronic Italia e del gruppo Giomi.

Per descrivere, indagare e valutare correttamente un’attività di degenza, non ci si può fermare al DRG, ma occorre ritornare a utilizzare al meglio tutti gli item della SDO e l’ICD-9-CM nel loro complesso.

 

I DRG costituiscono un sistema di classificazione dei ricoveri ospedalieri attraverso la definizione di categorie significative sotto il profilo clinico ed omogenee per quantità di risorse assorbite (calcolate come costi medi del processo assistenziale, a seconda del profilo di cura, per singolo episodio) durante la degenza ospedaliera.

Oggi, la priorità,  è individuare le soluzioni più appropriate, in termini di efficacia e di efficienza per rendere il sistema a regime maggiormente in sintonia con le reali esigenze di rendicontazione a tutti i livelli delle attività ospedaliere, superando quelle che sono state le criticità più rilevanti dell’attuale organizzazione, quali ad esempio, i ritardi degli aggiornamenti (in Italia abbiamo una media di aggiornamento di 6-7 anni).

“Il Sistema ICD-9-CM è stato concepito per associare correttamente i codici ai DRG, ma non è stato pensato per “pesare” le singole procedure. – dichiara Marino Nonis, Direttore Sanitario dell’Ospedale Cristo Re di Roma – Per questo la “Guida” che presentiamo oggi ha preso analiticamente in esame i circa 2.500 codici in grado di determinare una diversa attribuzione ai DRG chirurgici, partendo dalla classificazione ICD-9-CM. Tenuto conto che i DRG chirurgici nell’attuale versione 24.0 sono 255, a cui vanno però sottratti 114 DRG omologhi (in quanto in questo caso è una coppia di DRG a venir determinata dal medesimo set di codici), otteniamo 141 DRG, in cui la distribuzione di codici è molto variabile: in media vi sono 17,7 codici per un singolo DRG, con una possibile varietà di tipologie, tecnologie e costi mediamente generati”.

“Ciò significa – continua Nonis – che se prendiamo in considerazione, ad esempio, i medical device,  abbiamo nello stesso DRG pacemaker con defibrillatori automatici, cateterizzazioni cardiache insieme a sostituzione di valvole per via percutanea. In questo caso il rischio è quello che, prevalendo la logica del pagamento (e dello sconto) unico e indifferenziato, se ci si ferma solo all’etichetta del DRG, non si riusciranno più a distinguere i diversi dispositivi, con una penalizzazione delle tecnologie più evolute”.

 

 

La Scheda di Dimissione Ospedaliera diventi così la principale fonte e archivio di dati sull’attività ospedaliera, patrimonio comune di conoscenza non ancora sfruttato nella propria interezza.

 

Nella “Guida” gli autori hanno evidenziato, in particolare, le criticità del Sistema, proprio in tema di medical device, anche in previsione dell’introduzione del nuovo IT-DRG prevista per il 2015, ovvero la nuova versione italiana del DRG attualmente allo studio del Ministero della Salute, che andrà a sostituire quella americana attuale (CMS 24.0).

 

Gli approfondimenti del Disciplinare Tecnico allegato al DM n. 380/2000 relativi alle regole specifiche per ciascuna disciplina medico-chirurgica sarebbero dovuti essere stabiliti di comune accordo tra le diverse Regioni, in una serie di documenti vagliati all’interno della conferenza Stato-Regioni. Ciò ha comportato una rilevante quanto evitabile produzione di Linee Guida regionali di codifica della SDO che, se da un lato hanno rappresentato certamente un momento di crescita culturale, sopperendo a un importante vuoto normativo verificatosi a livello centrale, dall’altro hanno dato luogo a diverse “scuole di pensiero” per cui in alcune situazioni per una medesima procedura chirurgica si è ricorsi a differenti “soluzioni” di codifica, delineando modus operandi  difformi.

Risulta evidente che il “florilegio” regionale abbia talora in parte inficiato la bontà del sistema sia da un punto di vista statistico-epidemiologico, che in termini di corretta rappresentazione delle attività e conseguente distribuzione delle risorse.

 

“Ciò che va fatto – conclude Nonis – a questo punto, è molto semplice: azioni attuabili senza ricorrere a interventi straordinari. Ovvero utilizzare al meglio gli strumenti in nostro possesso (e la classificazione degli interventi chirurgici ICD-9-CM, 3° volume è solo un esempio), può essere un buon inizio o una strada da continuare a seguire con determinazione e costanza”.