L’Africa chiama: tutelare le madri

500 milioni di dollari in dieci anni e` l’investimento del progetto “Msd for mothers” dedicato alla riduzione della mortalita` materna

 

Dal numero 110 di AboutPharma and Medical Devices di luglio/agosto

Msd fa la sua parte per ridurre la mortalità materna in Africa. In linea con il quinto obiettivo ‘del Millennio’ proposto dall’Onu (abbattere del 75% i decessi perinatali, salvando tre milioni di vite da qui al 2015) si colloca il progetto ‘Msd for mothers’ di Merck Sharp & Dohme, che allo scopo investirà 500 milioni di dollari nei prossimi dieci anni. L’iniziativa, già presentata a livello mondiale nel settembre 2011 all’assemblea generale Onu e rilanciata, lo scorso 16 aprile, dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma, impegna la multinazionale americana a collaborare, nel lungo periodo, con importanti organizzazioni internazionali per fare in modo che “nessuna madre debba più morire mentre dà alla luce un figlio”. Proprio la Comunità di Sant’Egidio è partner di Msd nel programma Dream (Drug Resources Enhancement against Aids and Malnutrition) che mira a contrastare la trasmissione madre- figlio del virus Hiv. “Uno degli obiettivi fondamentali del programma – spiega Paola Germano, direttore esecutivo del progetto – è salvare la vita delle madri e dei loro figli perché questa ci è sembrata fin dall’inizio la strategia più efficace per arrivare all’eliminazione del virus dell’Hiv. Le persone con il virus in Africa sono tantissime, curare tutti è impossibile. È dunque preferibile concentrarsi su iniziative efficaci”.
Ci sono le grandi tragedie che richiamano l’attenzione della stampa internazionale e poi invece ci sono drammi che si compiono ogni giorno: uno di questi è la mortalità materna. “Un’emergenza silenziosa che si consuma lontano dai riflettori – ha evidenziato Pierluigi Antonelli, presidente e amministratore delegato di Msd Italia – ma che costituisce un vera e propria catastrofe umanitaria, soprattutto in alcuni paesi dell’Africa e dell’Asia del Sud”. Le cifre sulla mortalità materna confermano che il dramma non è più trascurabile: ogni giorno in tutto il mondo sono circa 800 le donne che perdono la vita a causa delle complicanze di una gravidanza o di un parto. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che i decessi, nel solo 2010, siano stati 287 mila. Il 99% di questi avviene in Paesi in via di sviluppo e in contesti a risorse limitate: la più colpita è l’Africa sub-sahariana con più del 50% dei casi, seguita dall’Asia meridionale con un terzo. Ma la mortalità materna è un problema che riguarda anche il mondo occidentale: negli Stati Uniti il fenomeno è quasi raddoppiato dal 1990 a oggi. Nei Paesi del Sud del mondo, la maggior parte della mortalità potrebbe essere evitata se fosse garantita l’assistenza, ma solo il 46% dei parti è seguito da personale specializzato e un gran numero di donne vive in aree rurali dove è limitato l’accesso ai farmaci salvavita e alle strutture sanitarie.
In queste zone le conseguenze della mortalità materna ricadono non solo sulla famiglia, ma sull’intera comunità: i bambini che sopravvivono alle madri hanno più probabilità di morire prima dei due anni e gli altri figli sono dieci volte più a rischio di abbandono scolastico, cattiva salute e morte precoce. Inoltre per ogni donna che muore al momento del parto, almeno altre venti rimangono disabili a vita, senza dimenticare cosa significhi per una famiglia il venire meno del lavoro non retribuito della madre o del reddito destinato a bisogni essenziali.
Si stima che il lavoro femminile rappresenti circa un terzo del Pil mondiale e che a causa dei decessi legati alle complicanze di un parto, l’economia internazionale perda circa 15 miliardi di dollari ogni anno. (…)

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La terapia antiretrovirale è già somministrata in dieci stati

Paola Germano, direttore esecutivo di Dream, spiega i dettagli del piano per azzerare la trasmissione dell’Hiv

La terapia anti retrovirale, riduce notevolmente la mortalità materna e fa nascere il bambino sano. Insieme all’assistenza continuativa alle donne in gravidanza, la terapia è il pilastro su cui si fonda il programma Dream, che in dieci anni si è esteso dal Mozambico in molti altri Paesi dell’Africa. Lo dettaglia Paola Germano, direttore esecutivo di Dream.

In cosa consiste il progetto?

Dream è un programma per la prevenzione e il trattamento dell’Aids in Africa. È un programma avviato nel 2002 in Mozambico e che nel giro di pochi anni si è esteso in altri Paesi africani: attualmente coinvolge anche Malawi, Tanzania, Kenya, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Bissau, Repubblica di Guinea, Camerun, Angola.

L’obiettivo del progetto Msd for Mothers è la riduzione della mortalità materna. In che modo il programma Dream può contribuire al risultato?

In Africa il tasso di diffusione dell’Hiv è elevatissimo: in alcuni Paesi la prevalenza arriva al 14-15% e le donne sono chiaramente le più colpite. Parliamo di giovani donne in età fertile che rimangono incinte e che affrontano la gravidanza sotto la minaccia dell’Hiv, fattore che pregiudica la possibilità di far nascere un figlio sano, ma anche di portare a termine la gravidanza e la stessa sopravvivenza delle madri. Una donna che arriva al parto con un’infezione acuta nell’organismo rischia seriamente di morire. Ecco perché trattare le donne in gravidanza con la triplice terapia antiretrovirale, la stessa utilizzata nei Paesi occidentali, permette di raggiungere due obiettivi importantissimi: consente alle donne di sopravvivere al parto, riducendo moltissimo la mortalità materna, e fa nascere il bambino sano, ponendo le basi per una generazione senza Hiv. È un fatto ampiamente provato, sia da studi scientifici che dalla nostra esperienza sul campo, che somministrando la terapia antiretrovirale alle donne sieropositive in gravidanza si blocca la trasmissione del virus al bambino, mentre le madri arrivano al parto con un tasso d’infezione quasi azzerato e possono quindi affrontarlo senza problemi.

Come si articola in concreto il programma? Quali sono le attività sviluppate?

Il fulcro è l’assistenza continuativa alle donne in gravidanza e anche dopo la nascita del bambino. Questo comporta una serie di iniziative. L’azione fondamentale è la presa in carico delle donne che si rivolgono ai Centri per la maternità e che vengono sottoposte a test per accertarne la sieropositività. A quel punto, in presenza di infezione, è fondamentale accompagnare la donna lungo tutto l’itinerario della gravidanza assicurandosi che aderisca alla terapia antiretrovirale. Tutto questo presuppone altre azioni: formazione del personale sanitario, attività d’informazione alle future madri, supporto anche di tipo logistico, un sistema informatico per seguire tutte le donne assistite. Ma il sostegno non si concretizza solo nel trattamento farmacologico: prevede l’assistenza domiciliare, supporto alla famiglia, collaborazione di altre donne che seguono la donna in gravidanza a casa aiutandola ad assumere la terapia. Inoltre è importante il supporto nutrizionale: queste donne in gravidanza con HIV sono piuttosto debilitate, quindi per arrivare a un parto sicuro insieme alle terapie hanno bisogno di alimentazione equilibrata e acqua filtrata. Il tutto è completamente gratuito, aspetto tutt’altro che scontato in Africa e niente affatto secondario: la gratuità facilita l’adesione delle donne a tutto il percorso terapeutico, mentre eventuali costi potrebbero metterla a rischio. (F.P.)