“The Future of Science 2013”, un brain storming multidisciplinare sulla longevità

Riuniti a Venezia, 27 esperti presentano i traguardi raggiunti dallo sviluppo scientifico nel miglioramento della qualità della vita

È la longevità il focus della Conferenza mondiale “The Future of Science 2013”, in corso a Venezia fino a domani, 21 settembre, promossa congiuntamente dalle Fondazioni Umberto Veronesi, Silvio Tronchetti Provera e Giorgio Cini.

 

Il ciclo di incontri internazionali vede in questi giorni 27 esperti di fama mondiale – genetisti, neuroscienziati, psicologi, demografi ed economisti, tra cui il premio Nobel Elisabeth Blackburn –  confrontarsi sui temi dell’invecchiamento e del miglioramento della qualità della vita prodotto dallo sviluppo scientifico, e presentare gli ultimi traguardi raggiunti, soprattutto nel campo della biologia e della genetica.

 

Negli ultimi quarant’anni, i Paesi occidentali hanno guadagnato dieci anni di vita media: l’aspettativa di vita femminile dal 1970 al 2010 è passata da 61,2 a 73,3 anni, mentre quella maschile da 56,4 a 67,5. La longevità è uno dei fenomeni più importanti della nostra era, per il quale predisposizione genetica e corretti stili di vita sono elementi fondamentali. Alla società spetta, dunque, trasformarla in un bene comune.

 

“La longevità è un patrimonio da valorizzare che richiede una rivoluzione culturale, politica, economica e dei sistemi di welfare. La società si organizzi”. Con questo appello alle istituzioni il promotore dell’evento, Umberto Veronesi, ha introdotto, alla sua vigilia, il Summit  che per la prima volta quest’anno ha aperto i battenti senza il suo presidente. “Un bambino nato oggi ha un’aspettativa di vita di 100 anni e la società è chiamata ad organizzarsi per le nuove età della vita. La scienza ci ha svelato molti segreti della longevità: ha introdotto il principio che la durata della vita può essere regolata anche dall’uomo. Sappiamo che la vita è geneticamente determinata e disponiamo addirittura di farmaci che potrebbero intervenire sulla funzione dei geni dell'invecchiamento. E sappiamo”, ha proseguito l’oncologo, “che l’invecchiamento può essere modulato dagli stili di vita e dall’alimentazione”.

 

“Ancora vent’anni e potremo acquistare in farmacia la pillola dell’‘eterna giovinezza’: è infatti spianata la strada che porta allo sviluppo di nuovi farmaci intelligenti capaci di agire sul nostro Dna per prolungare la durata della vita e migliorare la qualità della vecchiaia”. Questa la previsione di Pier Giuseppe Pelicci, condirettore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), che, intervenendo alla conferenza, ha aggiunto: “Nel nostro Dna esiste una famiglia di geni – di cui finora conosciamo una trentina di elementi – che condiziona il nostro invecchiamento regolando il metabolismo e il modo con cui sfruttiamo le calorie che ingeriamo con il cibo. L’identikit di questi geni si sta facendo sempre più preciso e completo, come nel caso del p66, gene cruciale per l’invecchiamento”, scoperto alla fine degli anni Novanta proprio dall’équipe di Pelicci. “Quando riusciamo a identificare questi bersagli genetici e a capire il loro meccanismo d’azione, la strada è segnata”. E ha concluso: “Per sviluppare un farmaco molecolare capace di agire su di essi in maniera mirata ci vogliono in genere dai 6 ai 12 anni. Possiamo, dunque, prevedere che tra un paio di decenni saranno disponibili i primi farmaci”.