Scaccabarozzi: con la compensazione oltre il 25-30% dei debiti potrebbero essere risolti

In audizione al Senato il presidente di Farmindustria sottolinea la priorità del pay-back e auspica a breve un nuovo incontro del tavolo sulla farmaceutica

di Silvia Gasparetto

L'industria del farmaco non può sopportare altri tagli, visto che ha già subito ''44 manovre'' e lasciato sul tavolo ''11 miliardi di euro'' e, anzi, ha bisogno di un intervento urgente per 'salvare' ''6-7 aziende a rischio chiusura'' . E' l'allarme che ha lanciato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, in audizione davanti alla commissione Igiene e Sanità del Senato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva intrapresa dai senatori sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

Auspicando che ''le risorse si trovino'' e che non siano necessari con la legge di stabilità altri interventi di contenimento della spesa sanitaria (il viceministro dell'Economia Stefano Fassina non si è sentito proprio oggi di escludere nuovi tagli, seppur ''chirurgici''), Scaccabarozzi ha ricordato che ''un settore che rappresenta il 15% della spesa ha pagato in questi anni il 40%'' e ha chiarito di non vedere ''cos'altro si possa tagliare nella farmaceutica''.

Quanto al problema del pay-back, si tratta della ''priorità delle priorità'' di cui si dovrà occupare  il tavolo sulla farmaceutica convocato a luglio presso il ministero dello Sviluppo economico: ''Abbiamo avuto una prima riunione che è stato molto positiva – ha sottolineato il presidente di Farmindustria – ne avevamo pianificato un secondo ai primi di ottobre'', poi c'è stata la crisi di governo ''e adesso a breve speriamo ci sia questo nuovo incontro, perché il Tavolo deve prendere delle decisioni urgenti''.

''Nel mercato ospedaliero – ha spiegato – le aziende sono poche, e sono aziende che fanno ricerca. E che adesso, ''pur non essendo pagate'', perché i tempi dei pagamenti ''arrivano anche a punte 700 giorni di ritardo'' ora si trovano a dover ripianare lo sforamento del tetto fissato ''al 3,5% pur sapendo che era insufficiente, visto che la spesa si aggira attorno al 4%''.

Una delle proposte di Farmindustria per tamponare il problema è quella di pensare a una ''compensazione'' tra il pay-back dovuto dalle aziende alle Regioni e i debiti che le Regioni hanno nei confronti delle stesse: "Sono arrivati pochissimi pagamenti – ha chiarito Scaccabarozzi – ma sarebbe molto semplice applicare questa soluzione di buon senso e a costo zero. Noi siamo l'unico settore che ha il pay-back, che restituisce il 5% del fatturato e che ha l'1,83% di margine ridotto sul fatturato che dobbiamo restituire alle Regioni. Ma le Regioni ci devono pagare: sono lo stesso ente. Se facessimo questa compensazione in un colpo solo risolveremo oltre il 25-30% dei debiti nei confronti delle industrie farmaceutiche a costo zero e questo non avrebbe nemmeno impatto sui parametri europei. Sarebbe per noi un grande segnale, anche verso gli investitori e di immagine''.

Scaccabarozzi nel corso dell'audizione ha ribadito la richiesta di arrivare a un ''Patto di stabilità'' per la farmaceutica, insieme alla necessità di ''riportare a livello centrale le competenze sul farmaco'', visto che, tra l'altro, l'Italia vanta il ''record europeo'' di vincoli per l'accesso regionale e nazionale ai nuovi farmaci. Una gestione 'centrale' permetterebbe anche di garantire effettiva parità di accesso ''a tutti i cittadini'', costretti spesso, causa i ritardi degli aggiornamenti dei prontuari regionali ''a emigrare per avere accesso a determinati farmaci, che in alcune Regioni non arrivano mai'' solo ''per questioni di costi''. E queste differenze nell'accesso, che spesso insomma si traducono in ''mancato accesso'' si fanno sentire anche nei ''volumi delle vendite'' dei farmaci innovativi, che fanno segnare tra il 2008 e il 2012 un -24% rispetto agli altri Paesi europei.