Vaccini: l’internauta italiano diffida della scienza

Il 51,7 % degli italiani esprime (ancora) sul web contrarietà alle vaccinazioni

Fra gli italiani che navigano in Rete alla ricerca di informazioni e consigli sulla salute, 1 su 2 (per la precisione il 51,7%) è contrario alle vaccinazioni, il 15% esprime ancora perplessità e ha un’opinione articolata, con giudizi positivi e negativi, mentre solo il 33% risulta favorevole a questo strumento di prevenzione. Un pervicace dubbio sulla sicurezza continua a imperversare anche nelle piazze virtuali, dove i cittadini – soprattutto le mamme – si confrontano e riversano le proprie ansie.

 

Gli addetti ai lavori dicono che i vaccini “hanno funzionato talmente bene da essere vittime del loro successo, perché le malattie che hanno vinto non sono più visibili, a differenza dei dubbi espressi dalla gente”. Questo quadro, riportato dalla newsletter dell’Adn Kronos Salute, è emerso da un’analisi sul web 2.0 commissionata da Pfizer e condotta da Eikon su 1.751 messaggi postati su blog e social forum, tra gennaio e agosto 2013.

 

“Protagonista dei dibattiti è il bambino, intorno al quale si concentrano le ambivalenze, i dubbi e le paure in ambito vaccinale, mentre esiste una vera e propria indifferenza verso il vaccino in età adulta, per gli anziani e le categorie a rischio”, ha spiegato Cristina Cenci, senior consultant  di Eikon, durante un incontro organizzato a Milano dopo che la Commissione europea ha autorizzato l’estensione d’uso di Prevenar 13, vaccino anti-pneumococco 13valente, alla fascia d’età 18-49 anni (unica fascia d’età ancora non presente in indicazione).

 

Il 54,5% di chi scrive di vaccini sul web è mamma, i vaccini più citati in assoluto sono morbillo-parotite-rosolia (33,6%) e, staccato di diverse misure, l'esavalente (17,6%); le emozioni associate ai vaccini sono nel 25,5% dei casi di diffidenza e nel 22,2% di paura. Al primo posto fra i rischi percepiti che alimentano la contrarietà ai vaccini c’è l'autismo (35,9%).

 

“Le paure legate all'autismo sono state alimentate anche da alcune sentenze di giudici italiani che si sono basati su uno studio (che collegava la patologia alla vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia) sconfessato, visto che la stessa rivista che lo pubblicò nel 1998 ha in seguito lanciato una ritrattazione e l'autore Andrew Wakefield è stato radiato dall'ordine dei medici nel Regno Unito con l'accusa di aver falsificato i risultati”, hanno spiegato Francesco Vitale, professore ordinario di Igiene nel Dipartimento di scienze per la promozione della salute materno-infantile G. D'Alessandro, università degli Studi di Palermo, e Michele Conversano, presidente della Società italiana di igiene (Siti).

 

Dall’indagine Eikon emerge inoltre che le fonti sulle quali il campione analizzato poggia i propri giudizi sui vaccini sono solo nel 14,8% dei casi fonti mediche. E fra le altre, dopo l'esperienza personale che è quella che ispira nel 29,2% dei casi, spiccano le fonti giudiziarie a quota 13,1%. L’argomento appassiona tanto che le ricerche medie mensili sui motori di ricerca con le parole “vaccini” e “vaccinazioni” arrivano a quota 11mila.

 

Dal web arriva anche un’altra indicazione: l'assenza di un discorso sul vaccino in età adulta. Per gli esperti in Italia, ma anche in generale in Europa, non è consolidata la cultura dell'immunizzazione per le età più avanzate. Fa eccezione, ma con diverse difficoltà e alti e bassi nell'indice di gradimento, il vaccino antinfluenzale che in molte regioni raggiunge una copertura del 75%. In età adulta, sottolinea Conversano, “anche il sistema immunitario pian piano invecchia e c'è una maggior concentrazione di patologie cardiovascolari, metaboliche, polmonari. Il risultato è che il rischio di contrarre patologie respiratorie e di sviluppare complicanze si accentua. Il vaccino anti-pneumococco, per esempio, contribuisce a prevenire pato-logie come le polmoniti e la meningite”.

 

In Italia, secondo i dati diffusi oggi, la polmonite ha rappresentato nel 2010 la sesta causa di ospedalizzazione e ha causato nel 2008 la morte di quasi 7 mila over 65. “Il vaccino pneumococcico coniugato Prevenar13 offre una risposta immunitaria più vivace – conclude Vitale – stimolando più anticorpi protettivi e soprattutto una memoria immunitaria”.