“Sanità a 21 velocità”: luci e ombre del federalismo sanitario in un libro

Nella pubblicazione, presentata da I-Com, si ipotizza la costituzione un Fondo Farmaceutico Nazionale per garantire equilibrio tra equità e costi del sistema

Una Sanità pubblica regionalizzata e disomogenea per livelli di spesa e disponibilità terapeutiche, anche come conseguenza della riforma federalista: è quanto emerge dal libro “Sanità a 21 velocità”, curato da Lorenzo Cuocolo, Stefano da Empoli e Davide Integlia, e presentato oggi, 16 ottobre, a Roma da I-Com (Istituto per la Competitività).

"La riforma federalista ha determinato una distorsione nella governance della politica sanitaria tra Stato e Regioni. Queste ultime – evidenzia I-Com – hanno infatti acquisito competenze sulla determinazione del prezzo dei farmaci e ampliato il potere decisionale dei prontuari, che hanno oggi l’ultima parola rispetto all’effettiva introduzione di nuovi medicinali sul territorio e relative tempistiche. Anche a dispetto delle approvazioni da parte dell’Ema e dell’Aifa".

Secondo l'Istitito, il moltiplicarsi di centri decisionali ha portato il sistema sanitario all’incapacità di erogare un’assistenza farmaceutica adeguata alle esigenze di cura dei cittadini e ha penalizzato in maniera significativa l’industria farmaceutica, che ha visto, tra il 2006 e il 2011 (dato Farmindustria), una riduzione dell’occupazione del 13% e un calo degli investimenti in R&D del 4%.

Quali sono oggi le azioni prioritarie da mettere in campo per costruire una strategia sanitaria nazionale capace di valorizzare la vicinanza delle Regioni ai cittadini e, al contempo, centrare obiettivi di equità, efficienza e competitività? Ecco la ricetta dell’Istituto per la Competitività:

“Siamo favorevoli, a livello di organizzazione sanitaria, a preservare l’autonomia delle Regioni, sia pure in un processo che porti all’adozione generalizzata di costi standard – ha dichiarato Stefano da Empoli, presidente I-Com – Crediamo invece che sul fronte farmaceutico, dove le decisioni più importanti sull’accesso si prendono in Europa, la strada da percorrere sia la costituzione di un Fondo Farmaceutico Nazionale, in cui confluiscano tutte le risorse oggi destinate dallo Stato alla spesa farmaceutica territoriale e ospedaliera. A gestire il nuovo fondo dovrebbe essere l'Agenzia italiana del farmaco, che diverrebbe un’Autorità Garante”.

Il nuovo fondo si configurerebbe come una piattaforma decisionale in grado di sostenere alcuni obiettivi non più rinviabili: razionalizzazione e omogeneizzazione  della spesa farmaceutica da Nord a Sud; ripristino di appropriati meccanismi di valutazione dei medicinali; un ingresso più rapido dei farmaci innovativi sul mercato; e creazione di una governance più lineare e favorevole al potenziamento degli investimenti in Italia da parte delle aziende farmaceutiche.

D’accordo con l’intenzione di attribuire ad Aifa un ruolo più forte nella regolazione del Sistema, Giovanni Bissoni, presidente Agenas, contesta però l’ipotesi lanciata dall’I-Com di costituire un Fondo Farmaceutico Nazionale gestito dall’Agenzia italiana del farmaco.

“Sono contrario all’idea che si possa governare dal centro l’assistenza farmaceutica, la sanità in Italia nasce da esperienze locali, per questo motivo credo piuttosto in una forma di autonomismo responsabile, alimentato da una struttura forte che sostenga l’intero sistema. Aifa dovrebbe avere un ruolo più forte e soprattutto dovrebbe stringere sull’innovazione, senza la quale siamo condannati alla marginalità”.