Diabete 4. Resta il nodo rimborsabilità

La logica del conteniumento della spesa mette a rischio il controllo della malattia. Salvatore Caputo, presidente Diabete Italia

Dal numero 113 di novembre di AboutPharma and Medical Devices

All’inizio del 2013 tutto il mondo diabetologico italiano – medici e persone con diabete, associazioni e istituzioni – avevano salutato con soddisfazione l’emanazione, a distanza di 25 anni dalla storica legge 115 a tutela dei diritti delle persone con diabete, il Piano nazionale per la malattia diabetica, pubblicato in Gazzetta ufficiale. “Sembrava aver avuto inizio una nuova era”, osserva Salvatore Caputo, diabetologo, presidente di “Diabete Italia”, l’organizzazione che raggruppa le società scientifiche diabetologiche e della medicina generale, le associazioni di volontariato e degli operatori sanitari in diabetologia.

Il Piano è stato subito recepito e fatto proprio da numerose Regioni, quali Veneto, Basilicata, Lazio, Sicilia, Umbria. “I rapporti con il ministero della Salute – continua Caputo – erano e sono ottimi, brillanti le prospettive di una piena collaborazione tra le parti per affrontare quella che i numeri definiscono una vera e propria emergenza sanitaria anche nel nostro Paese. A dispetto del principio di piena collaborazione e coinvolgimento previsto dagli estensori del Piano nazionale, l’Agenzia italiana del farmaco ha avviato una procedura per limitare pesantemente la rimborsabilità da parte del Ssn dei farmaci della classe delle incretine, con modalità discutibili, e nella non osservanza delle più comuni evidenze scientifiche e linee guida”.

La sensazione è che ci sia una attenzione alla sicurezza eccessiva verso i costosi farmaci innovativi. A completare il quadro, “le misure che si stanno mettendo in atto a livello regionale, al di fuori di ogni organicità, per risparmiare sulla spesa sanitaria dei presidi per l’autocontrollo della glicemia, che rischiano di non garantire appropriatezza, né qualità, né probabilmente economicità” e il fatto che regioni come il Veneto e le Marche” in totale assenza di una strategia organica a livello nazionale, hanno pianificato il ridimensionamento delle strutture specialistiche diabetologiche”. Emergono a fatica, nonostante i tagli, le realtà positive di Toscana e Piemonte, Veneto e Basilicata già dotate di leggi regionali. Ma c’è un ulteriore problema: “un paziente su quattro risulta non esente per patologia, forse perché non correttamente informato sui propri diritti, o perché teme per il posto di lavoro”. Caputo non ha dubbi: per il diabete “siamo all’anno zero” e per questo la Giornata mondiale del diabete di novembre punta soprattutto a denunciare localmente i casi di mancato recepimento del Piano e favorire la nascita di coordinamenti regionali (ne esistono già cinque) perché “in ogni singola Regione si presenti una sola voce agli interlocutori politici e amministrativi”, almeno da parte dei pazienti.

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