Tumore dell’ovaio: gli specialisti puntano sui nuovi farmaci biologici

Secondo gli studiosi del Multicenter Italian Traials in Ovarian cancer gli antitumorali biologici rappresentano la nuova frontiera della ricerca

malattie autoimmuni

Identificare terapie sempre più personalizzate e soprattutto farmaci biologici sempre più mirati: ecco gli obiettivi principali per contrastare il tumore dell'ovaio secondo gli specialisti di ginecologia oncologica italiani e internazionali che il 28 e il 29 novembre hanno partecipato alla ventiduesima edizione del congresso MITO (Multicenter Italian Traials in Ovarian cancer), presso il policlinico "Gemelli" a Roma.

Gli studiosi hanno evidenziato che rispetto a pochi anni fa la scienza ha fatto notevoli passi in avanti e che i farmaci biologici rappresentano la nuova frontiera della ricerca. Un esempio attuale e recente il bevacizumab, primo farmaco biologico approvato in Europa per il trattamento delle donne affette da tumore ovarico. Già in uso per il trattamento di altre neoplasie l’antitumorale biologico, che a maggio scorso ha ottenuto il via libera dall’Aifa anche in Italia contro il carcinoma ovarico, diventa prezioso nella fase di mantenimento, quando il carcinoma è stato debellato ma il rischio di recidiva resta alto.

“Si tratta di una svolta importante nel trattamento di una malattia che negli ultimi anni non ha offerto nuove opzioni terapeutiche. Fino a oggi il trattamento di questo tumore ginecologico particolarmente aggressivo è stato limitato a chirurgia e chemioterapia e, a differenza della maggior parte degli altri tipi di cancro, non era disponibile alcun farmaco biologico – ha spiegato Sandro Pignata, direttore dell’Oncologia Medica al Dipartimento Uro-Ginecologico dell’Istituto Tumori Pascale di Napoli -. Purtroppo ancora molto spesso la neoplasia viene scoperta tardi e la diagnosi precoce continua a rappresentare un vero e proprio ostacolo, perché il tumore spesso non dà sintomi evidenti fino alle fasi avanzate. Così, nonostante l’efficacia della chemioterapia, il tumore si ripresenta e avere un ulteriore trattamento a disposizione fa guadagnare tempo prezioso alle pazienti”.

Il tumore ovarico ha un’elevata sensibilità alla chemioterapia, ma nonostante circa l’80 per cento delle pazienti risponda positivamente ai farmaci chemioterapici la malattia si ripresenta con una recidiva nella maggior parte dei casi, per questo motivo, hanno evidenziato gli esperti, l’attenzione medico-scientifica negli ultimi anni è stata rivolta allo sviluppo di trattamenti in grado di ritardare e contrastare la recidiva del tumore, per permettere alle pazienti di vivere più a lungo senza malattia.

Negli ultimi anni i cambiamenti sono stati rilevanti e numerosi: i parp inibitori rappresentano un'altra importante categoria di biologici all’esame degli studiosi. Argomento caldo e attuale, "PARP inihibitors in ovarian cancer: where are we now?" è il titolo del paragrafo introduttivo del primo numero di Cancer Breaking News, la nuova rivista che mette in rete i saperi odierni di oncologia, diretta da Sandro Pignata e presentata al policlinico "Gemelli" lo scorso 29 novembre.