Farmaci introvabili: serve un freno al mercato parallelo

Farmacisti, produttori e distributori spiegano la loro versione sul fenomeno che rischia di sottrarre risorse fondamentali per la salute dei cittadini

Dal numero 116 di AboutPharma and Medical Devices di marzo

Di Carlo Melato

Ha un nome freddo e all’apparenza innocuo, ma il cosiddetto parallel trade (“commercio parallelo” in italiano) sta causando ai malati gravi e alle loro famiglie disagi e sofferenze. Il suo meccanismo, in precario equilibrio su quella sottile linea che separa legalità e illegalità, è di una perversa banalità. In sostanza, alcuni farmaci essenziali (come ad esempio antitumorali, eparine e antipsicotici o medicinali che servono a curare il morbo di Parkinson) non stanno più raggiungendo gli scaffali delle farmacie italiane nei quantitativi sufficienti a rispondere alle richieste. La ragione per cui sono dirottati verso gli altri paesi europei è facilmente intuibile: all’estero i prezzi sono molto più elevati, di conseguenza i margini lievitano (basti pensare che il prezzo di un farmaco antitrombotico o di un antiparkinsoniano acquistato in Italia è pari a un quinto del suo corrispettivo tedesco). Il fenomeno non è nuovo, ma dopo che la Grecia ha chiuso le sue frontiere e l’Italia è divenuto il mercato dai prezzi più bassi, la situazione è tracollata.

Tra i primi a denunciarlo già alcuni anni fa è stato il presidente di Federfarma Napoli, Michele Di Iorio, che ancora oggi monitora, con lavoro certosino, le mancanze sugli scaffali delle farmacie partenopee e della provincia. “L’abuso nell’esportazione di farmaci – spiega Di Iorio – che depreda colpevolmente il territorio e rende l’Italia il discount europeo del farmaco, non è una novità. È una piaga contro cui mi sono battuto già negli anni in cui ho fatto parte della Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa (Cts). Una legislazione carente a livello nazionale, unita a una sottovalutazione delle regioni, sta mettendo a rischio la salute dei cittadini. A mio avviso il dual price può essere una soluzione per mettere fine a un abuso che vede in prima linea una buona parte dei distributori intermedi e alcuni farmacisti. Ma anche la nuova legge della Regione Abruzzo va nella giusta direzione”. Insomma: i farmacisti italiani cercano di interpretare le distorsioni. “ Il vantaggio per chi opera nel mercato parallelo – ha spiegato alla stampa il presidente di Federfarma Roma, Franco Caprino – che siano aziende produttrici, grossisti o farmacie con autorizzazione all’ingrosso, è meramente economico. L’esportazione viene effettuata solo per quei farmaci che in Italia hanno un prezzo al pubblico o in farmacia inferiore rispetto a quello degli altri Paesi europei, guadagnando così sulla plusvalenza che si matura nel vendere il farmaco sul territorio estero”.

La situazione – come hanno sottolineato un po’ tutti, dalle aziende produttrici al ministro Lorenzin – è insostenibile, anche perché si tratta di farmaci “salvavita”, costosi, innovativi e a elevato valore terapeutico. E gli stessi servizi di emergenza attivati dalle aziende “che consentono di consegnare uno o due pezzi a farmacia per richiesta – aggiunge Caprino – sono assolutamente insufficienti per coprire il fabbisogno dei cittadini”. Se alla base di questo fenomeno c’è una spiegazione talmente semplice da sembrare incredibile, capire cosa non abbia funzionato e quali siano le responsabilità all’interno della filiera è decisamente più complicato.
Andiamo con ordine partendo dal 2013…

 

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Del commercio parallelo se ne parlerà approfonditamente il 6 maggio a Roma al Seminario "Il Commercio Parallelo dei Farmaci. Quali impatti sugli attori della filiera e sull’organizzazione del Sistema Salute?" organizzato da AboutPharma and Digital Devices in collaborazione con lo Studio Professionale Associato a Baker & McKenzie.