Nel 2014 sono nove gli archivi farmaceutici ‘trasparenti’

Come aumentare la trasparenza e diminuire la burocrazia nel Pharma? Se ne è parlato al convegno organizzato da Pharmasoft Fea lo scorso 18 marzo a Roma

Dal primo gennaio 2014 ad oggi le aziende farmaceutiche riconosciute pienamente in regola con i principi richiesti dalle norme che regolano il corretto trattamento dei dati personali contenuti negli archivi dei medici visitati sono state nove: a renderlo noto  Pharmasoft Fea,  organismo di certificazione specifico del settore sanitario farmaceutico riconosciuto da Accredia (Ente nazionale accreditamento).  
È un buon risultato, ma il cammino verso la trasparenza è ancora lungo: nell'ultimo rapporto annuale di Transparency International, (ONG specializzata nel valutare il coefficiente di corruzione nei paesi del mondo) l'Italia viene collocata al 69 posto in una scala di 177 paesi e spesso è ssta sollecitata dall'Europa sul tema della trasparenza. Per questo motivo e anche in funzione del nuovo regolamento europeo sulla privacy che dovrebbe essere approvato entro fine anno, Pharmasoft Fea ha riunito mondo produttivo e autorità governative alla tavola rotonda 'Archivi farmaceutici: dal risk assessment alla certificazione, nuove opportunità per ottimizzare la gestione burocratica cogente', che si è svolta lo scorso 18 marzo in Senato.
 
Nel quadro degli obblighi previsti degli articoli 119 e 122 del dlgs 219/06, le aziende farmaceutiche devono annualmente comunicare all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) entro il 31 gennaio di ogni anno il numero dei sanitari visitati su base regionale, seguendo inoltre molti parametri di ripartizione delle visite. Lo scopo è quello di applicare la norma nel miglior modo possibile, ma si parla ormai da tempo dei risultati che spesso sono scarsamente affidabili, trattandosi di numeri inseriti su base fiduciaria. Molte Regioni, inoltre, non hanno accolto quanto previsto dalla norma sui controlli perché hanno dichiarato di non avere la capacità di effettuare i controlli, e che gli stessi avrebbero comportato un costo sproporzionato. Le imprese si trovano a dover impiegare ingenti quantità di tempo e denaro per realizzare quanto richiesto dagli enti di controllo.
 
Una possibile soluzione a questo problema è quella offerta dall'emissione di un certificato sull'integrità del database medici da parte di un ente terzo accreditato che, dotato di specifiche competenze tecniche, è in grado di garantirne la veridicità, consentendo all'agenzia di controllo l'esatta valutazione e percezione dei dati raccolti. Oggi le certificazioni, seppur operanti in uno schema di natura volontaria, contribuiscono a supportare le aziende nella razionalizzazione dei processi secondo gli standard che sempre più i mercati internazionali pretendono e a sviluppare un'immagine di trasparenza e correttezza anche nei confronti del consumatore e della Pubblica Amministrazione.  
"Delegare questo compito a chi lo sa fare – ha evidenziato Riccardo Giannetti, presidente Pharmasoft – consente di arrivare realmente all'obiettivo che si vuole raggiungere, cioè la trasparenza e la riduzione della burocrazia. La certificazione non esula dalle ispezioni, ma dimostra che un'azienda sta rispettando le procedure. I quattro milioni di euro di sanzioni comminati dal Garante della privacy lo scorso anno, d'altro canto, erano quasi interamente riconducibili a problemi procedurali di raccolta e gestione dei dati".
"Occorre garantire la veridicita' delle comunicazioni che annualmente le organizzazioni farmaceutiche sono chiamate a rivolgere alle autorita' di controllo sul numero dei sanitari visitati". A evidenziarlo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in un messaggio inviato al convegno. Il ministero, scrive Lorenzin, intende riservare "attenzione a un tema cosi' importante, in un momento particolarmente delicato per il Paese, in cui la burocrazia continua ad avere un peso elevato nella vita dello Stato e dei cittadini e in coincidenza dell'approvazione in prima lettura da parte del Parlamento europeo del nuovo regolamento sulla privacy".
Se dal Governo arriva l'appoggio a ogni misura volta a migliorare il grado di trasparenza nel Paese, l'industria fa sapere che la certificazione fa già parte del 'mondo Farmindustria', lo ha assicurato il direttore Affari legali dell'associazione italiana delle industrie farmaceutiche, Francesco Mazza: "Dal 2004 – ha ricordato – abbiamo adottato linee guida riguardanti l'attività di informazione medico-scientifica e chi non le rispetta esce volontariamente dalla nostra associazione".