Scaccabarozzi e Aleotti: stop a ideologia dei tagli, si punti su Patto Salute

Farmindustria, “l’Italia si aggrappi ai suoi asset industriali, in primis la farmaceutica”. Lazio nella top ten delle regioni pharma d'Europa

“Fermiamo chi ha l'ideologia dei tagli, perché non fa il bene del Paese. Se l’Italia vuole superare questa fase di transizione così lunga e difficile, deve innanzitutto aggrapparsi agli asset industriali che già ha. E la farmaceutica dovrebbe essere il primo”.

 

Così il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, intervenendo alla tappa odierna, a Latina, del tour “Produzione di valore” organizzato dall’associazione delle industrie del farmaco.

 

“Senza la necessaria attrattività per gli investimenti”, ha aggiunto Scaccabarozzi, “si imboccherebbe la via del declino, lasciando ad altri le nostre produzioni. In tale quadro sarebbero le Regioni come il Lazio – che dall’incontro è risultato la prima regione per export farmaceutico, seconda per numero di occupati e investimenti, e punta di diamante per l’Italia, con 50 imprese sul territorio – a pagare sul proprio tessuto industriale e di ricerca decisioni negative, o le inefficienze di politica farmaceutica. Quindi – ha proseguito il presidente di Farmindustria – è necessaria una partnership tra Regione Lazio e industria, da esprimere già nel Patto per la salute”.

Prima regione farmaceutica per export, seconda per numero di occupati e investimenti: il Lazio secondo i numeri presentati oggi da Farmindustria, è nella top ten delle regioni farmaceutiche d'Europa.

Il settore conta 15 mila addetti diretti (di cui 1.075 in R&S) che diventano quasi 20 mila con l'indotto. ''Una punta di diamante per l'Italia – hanno sottolineato gli esperti dell’associazione – che può diventare un hub della farmaceutica europea con politiche che migliorino l'attrattività del Paese per gli investimenti''. L'industria farmaceutica vale il 10% dell'occupazione manifatturiera regionale, circa il 20% degli investimenti, il 32% degli addetti laureati.

Il valore dell'export nel 2013 ha superato 7 miliardi(venti milioni di euro al giorno) degli 8 totali della farmaceutica nella regione. Rispetto al totale delle esportazioni dell'industria manifatturiera, la farmaceutica pesa per il 76% a Latina, il 58% a Frosinone, il 16% a Roma, il 53% a Rieti (42% è la media del Lazio). L'export della regione è cresciuto nel 2013 del 15% e dal 2008 del 18% medio annuo, mentre gli altri settori hanno registrato un -1%.

Le aziende complessivamente investono 600 milioni ogni annoin produzione e ricerca(piu' del 10% del totale dell'industrianella Regione) distribuendo sul territorio insieme con l'indottooltre 1 miliardo di spese per il personale, che si trasformano inconsumi delle famiglie.

Questi sono i risultati di assoluto rilievo di un Sistema farmaceutico al quale la politica dovrebbe prestare maggiore attenzione:

“L’Italia ha le caratteristiche per diventare l’hub farmaceutico d’Europa – ha proseguito Scaccabarozzi –. Il settore attraversa una fase molto delicata: gli investitori stanno osservando il nostro contesto con molta attenzione, per decidere se mantenere i propri investimenti, disinvestire, oppure in qualche caso investire sull’Italia. In questi anni le imprese del farmaco, pur tra molte criticità, hanno saputo mantenere una base industriale di prim'ordine, ma vivono ora una fase difficile. Le produzioni di valore del settore nel Paese e il suo futuro sono a rischio, molto dipenderà dalle scelte di politica industriale che saranno adottate nei prossimi mesi. Le aziende farmaceutiche, con positivo senso di responsabilità, sono pronte a fare la propria parte per essere ancora competitive. È necessario, però, che siano accompagnate da scelte forti e da politiche nuove”.

 

“Per questo Farmindustria – ha concluso Scaccabarzi – chiede stabilità delle regole, attenzione al valore industriale, riconoscimento dell’innovazione lungo tutto il ciclo di vita del prodotto (accesso, brevetto, marchio), tutti elementi a costo zero che possono farci vincere la sfida della competitività”.

 

Alle dichiarazioni del presidente di Farmindustria, hanno fatto eco le parole di Lucia Aleotti, vicepresidente dell’associazione:

 

Il Patto per la salute che si discute in questi giorni potrebbe dare un boost in avanti a questo tipo di competitività industriale o potrebbe trasformarsi nel ‘de profundis’ del settore, se certe idee o ideologie dovessero andare avanti. Grazie alla ricerca farmaceutica – ha ricordato Aleotti –  guadagniamo un secondo di vita ogni 4 che ne trascorrono. Oggi parliamo del Lazio, che esporta per un valore di 20 milioni di euro al giorno. La nostra industria riversa un miliardo di euro in costi per il personale, che si traduce in vantaggi per le famiglie. Dobbiamo ritenere i settori ad alta intensità di ricerca nel nostro Paese e la farmaceutica è il principale, con un miliardo e 200 milioni di investimenti in ricerca e altrettanti in macchinari high tech, col 40% di dipendenti donne. Non abbiamo bisogno di quote rosa, anzi forse fra qualche anno avremo bisogno delle quote azzurre. Siamo riusciti ad aumentare del 14% l'export nel 2013, un anno terribile per l’Italia. Chiediamo stabilità e certezza delle regole, che negli ultimi anni sono cambiate sei volte. Ci sono segnali di rischio, ma intendiamo creare un’alleanza anche con le forze politiche, per dare un futuro al nostro Paese”.