Al via il Medicine Park: è Minorca la capitale della terapia del dolore

Da ieri all’11 maggio si svolge l’evento internazionale che si caratterizza come modello innovativo di contaminazione culturale tra diverse esperienze

Dal numero 118 di AboutPharma and Medical Devices di maggio

Una delle perle del Mediterraneo da ieri è palcoscenico del dibattito sulle cure palliative e sulla pain medicine. Respiro internazionale, approccio multidisciplinare, ampio spazio all’accesso reale alle cure, alla pediatria e allo stato dell’arte dell’applicazione della Legge 38. È uno degli eventi clou della stagione congressistica, dal 7 all’11 maggio, ma nasce con una fisionomia e un’agenda diversa dal solito: non un convegno, ma un parco delle scienze mediche. AboutPharma and Medical Devices ha intervistato Guido Fanelli, università di Parma, presidente della Commissione ministeriale sulla Terapia del dolore cure palliative, e Massimo Allegri, direttore del centro di Terapia del Dolore dell’Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, tra i promotori dell’iniziativa.

Il Minorca Medicine Park viene presentato come “global multidisciplinary pain meeting”: volete illustrare il senso di questa definizione e – di conseguenza – l’obiettivo del simposio internazionale?

Minorca Medicine Parkè un’iniziativa unica nel suo genere. L’idea portante non è quella di organizzare un congresso internazionale, bensì creare “uno spazio fisico” dove si possano radunare diverse figure mediche all’interno di un’isola permettendo così la costante contaminazione tra loro. In un tale contesto, quindi, non si organizza un congresso, ma una serie di eventi scientifici di alto livello “aperti” a tutti i partecipanti all’evento generale in modo che si possa scegliere anche di approfondire tematiche che normalmente non si trovano nei simposi a cui si è soliti partecipare. In un’epoca in cui il web permette il continuo accesso a informazioni differenti in pochissimo tempo, si rendeva necessario l’organizzazione di un evento scientifico che permettesse questo interscambio, ma nello stesso tempo che “radunasse” fisicamente i medici in un unico luogo in modo da favorire anche l’interazione tra “diverse esperienze cliniche” e non solo diverse culture scientifiche.

Una domanda sorge quasi scontata:perché avete scelto proprio Minorca?

Perché rappresenta la cornice ideale per tale iniziativa non solo per la bellezza naturalistica del luogo, per cui è anche considerata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, ma perché è un’isola in cui vi è una sensibilità e attenzione specifica – anche turistica – alle tematiche del benessere inteso nel senso più olistico possibile.  Minorca, quindi, rappresenta il luogo ideale dove sviluppare un global healthcare campus che sia orientato a creare nuovi paradigmi per la corretta gestione della «salute» intesa nel senso più multidisciplinare possibile.

Il “park” vede alcune grandi aree di contenuto: una incentrata sul tema “pain” in senso vasto ed una sulla pediatria. Come mai avete dato all’agenda una struttura policentrica?

Minorca è stata recentemente dichiarata “Isla sine Dolore”, isola senza Dolore, per cui è parso “naturale” che il global healthcare campus iniziasse la sua avventura affrontando la “tematica del dolore”. La terapia del dolore, in effetti, rappresenta proprio quell’attenzione multidisciplinare al paziente per gestire le sue problematiche cliniche nell’ottica di restituire non solo salute ma anche qualità di vita. La risposta è stata subito imponente e in pochi mesi abbiamo ricevuto già più di 1200 iscrizioni. A tale tematica, che rappresenta il filo conduttore dell’iniziativa si sono aggregate altre iniziative che hanno permesso la creazione di “Minorca Medicine Park”, ovvero del campus medico multidisciplinare. Infatti in questi giorni oltre al congresso internazionale sul dolore si svolge anche un congresso incentrato sulle tematiche più dibattute nel campo della pediatria e due eventi internazionali in collaborazione con due delle aziende più importanti nell’ambito della terapia del dolore.

Come abbiamo visto anche nel recente meeting Simpar a Roma, la mappa mondiale indica una forte  differenziazione culturale e clinica nell’approccio al dolore. Aree molto avanzate, altre molto arretrate anche nella semplice somministrazione di FANS, legislazioni diverse e timori persistenti da parte dei medici verso gli oppioidi. Eventi come Medicine Park possono riuscire a far confluire in un unico corpo di conoscenze e contenuti formativi, il bagaglio medicoesistente contribuendo ad una cultura medica equilibrata, coerente e continua tra le diverse scuole?

La domanda focalizza l’attenzione proprio su uno dei punti di forza di questa iniziativa. In molte aree della medicina spesso non vi è solo necessità di aumentare le conoscenze scientifiche, ma anche di uniformare comportamenti clinici e socio-normativi tra diversi paesi. La possibilità di radunare diverse esperienze in un unico luogo concede la possibilità di quella contaminazione positiva che si descriveva prima. Il poter condividere scelte e soluzioni diverse a seconda del contesto in cui si sono sviluppate permette di deliberare nuove soluzioni comuni. Nella terapia del dolore tale necessità è ancora più impellente se si considera che circa il 90% della popolazione mondiale, soprattutto nei paesi meno sviluppati, non ne ha accesso. Diviene quindi necessario discutere non solo su come implementare le nostre conoscenze e sulle formulazioni farmaceutiche disponibili per meglio trattare il dolore, ma anche quali iniziative legislative e sociali sono necessarie per aumentare le possibilità di accesso alla terapia del dolore. Particolare attenzione è riservata proprio alle tematiche attualmente più discusse in modo da delineare quali siano i comportamenti diagnostico-terapeutici più appropriati. Nell’ottica di quella multidisciplinarietà alla base di Minorca Medicine Park, si discute di tematiche estremamente variegate: dalle più recenti scoperte legate alla predisposizione genetica del dolore, alla definizione di quali tecniche chirurgiche mini-invasive siano più appropriate alla gestione del dolore cronico, dall’utilizzo dell’ecografia per atteggiamenti diagnostico-terapeutici in terapia del dolore alle più recenti possibilità farmacologiche.

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