Il factoring si specializza

I debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese nel settore Healthcare

Tratto da AboutPharma and Medical Devices N°118

Se i debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese non sono una novità, il settore Healthcare non rappresenta certo un’eccezione.
Il governo Renzi prevede di stanziare all’interno del Def una cifra intorno ai 13 miliardi di euro per saldare il conto, dopo i 47 già stanziati per il 2013 e il 2014.
E la fetta della torta che riguarda il settore medico sanitario è di tutto rispetto.

All’interno di questa costante trattativa tra le aziende e lo Stato, negli ultimi anni ha assunto particolare rilevanza la figura del factor.

È il caso di Banca Ifis, gruppo nato nel 1983 che ha preso la forma di una banca vera e propria nel 2002. Specializzato nella filiera del credito commerciale, del credito finanziario di difficile esigibilità e del credito fiscale, il Gruppo Banca Ifis dal 2010 ha sviluppato al suo interno la divisione Banca Ifis Pharma: un’area dedicata a creare soluzioni gestionali integrate per tutte le imprese che operano all’interno del settore farmaceutico-sanitario che vantano crediti nei confronti del sistema sanitario in regime di pro soluto e che hanno quindi la necessità di tutelarsi dal rischio di ritardato pagamento.

“Aprire una business unit – spiega la responsabile, Silvia Magliocchetti – completamente dedicata al sostegno del credito commerciale dei grandi fornitori delle Asl è una scelta strategica a supporto di tutta la filiera farma-sanitaria. Aspiriamo a diventare il partner ideale per tutti i player di questo settore, da chi opera nella produzione a chi lavora nei servizi o nei medical devices, a prescindere dalla loro dimensione”.

Un obiettivo che sembra raggiungibile grazie alla solidità di una realtà in stabile crescita che al 31 dicembre 2013 ha realizzato un utile netto che supera gli 84 milioni di euro con un indice di solvency pari al 13,5% e che è presente nel mercato retail con il conto deposito ad alto rendimento rendimax e con il conto corrente crowd contomax.

Ma come funziona la cessione dei crediti?

Le aziende farmaceutiche che attendono il pagamento delle loro fatture da parte del Servizio sanitario nazionale possono decidere di cedere il credito, con il rischio di insolvenza, alla banca. Da quel momento il credito smette di avere un impatto contabile e finanziario sulle imprese.

Questo porta a un miglioramento del bilancio, favorisce una migliore pianificazione, riduce l’insolvenza e migliora i flussi finanziari. “Non solo, il nostro servizio – prosegue Silvia Magliocchetti, che vanta una lunga esperienza proprio nel mondo delle aziende farmaceutiche – è il più snello e fluido possibile, in modo da non pesare sull’operatività dei cedenti.

Con un occhio particolarmente vigile sul mercato e sulle imprese, in perenne mutamento, in modo da poter offrire un prodotto dinamico. In questo senso cerchiamo di offrire un servizio innovativo anche se il pro-soluto è uno strumento ormai maturo”. Il costo della commissione è legato a una lunga serie di fattori, a cominciare dalla tipologia del debitore e dalla sua virtuosità.

“I nostri trend storici confermano i dati già noti diffusi da Assobiomedica e Farmindustria: la Calabria e il Molise in questo campo rappresentano il fanalino di coda, Lombardia e le altre regioni del Nord possono vantare tempi più stretti di pagamento e procedure più avanzate, con un impatto positivo sui costi delle operazioni”.

La modalità con cui vengono richiesti i pagamenti sono poi particolarmente importanti in questo settore. “Questo può avvenire solo in un rapporto costante di cooperazione, nel rispetto degli equilibri e adottando un approccio diverso a seconda dell’interlocutore, sia nei casi nei quali questo sia ancora dotato di procedure farraginose o sia invece provvisto di piattaforme all’avanguardia”.

Nell’attesa di novità legislative il trend sembra comunque cambiato. L’Italia, anche se lontana dagli standard europei sembra più consapevole del problema esta lentamente abbandonando la classifica dei peggiori pagatori al mondo. “Banca Ifis Pharma è in grado di rispondere rapidamente ad esigenze al passo coi tempi e implementare la sua offerta in base alle eventuali innovazioni che dovessero esserci.

Come player presenti ogni giorno in questo ambito – conclude Magliocchetti – sappiamo però che se non sarà tutto il processo a migliorare, un’iniezione di liquidità non basterà. Si pensi che alcune regioni non sono ancora in grado di comunicare allo Stato centrale l’esatto numero delle fatture insolute. Non partire da questo significa ritrovarsi fra qualche mese al punto di partenza”.

Conclude la manager: “La spesa farmaceutica è certamente una percentuale rilevante dei 68 miliardi di debiti della PA verso le imprese, oggetto di attenzione anche del governo Renzi. Di questo totale ci sono alcuni numeri certi, come i 3 miliardi e 800 milioni riportati da Assobiomedica, con specifico riferimento al mondo dei device, o gli 800 milioni relativi alle farmacie. Altri numeri invece – come quello specifico del settore healthcare – sono in via di definizione, proprio perché ci sono alcune regioni che non hanno ancora dato un numero definitivo. È un bene che il governo Renzi stia prendendo in carico il problema.

Oltre a una rapida gestione dei debiti pregressi, mi auguro che forte dell’esempio spagnolo – nel bene e nel male – vengano favoriti quei meccanismi virtuosi che permettano di allineare i tempi di pagamento con quanto previsto dalla normativa europea”. 


Dell'argomento se ne parlerà durante il Seminario "Verso lo sblocco dei debiti della P.A.: quali impatti per le imprese healthcare e la sanità pubblica?
Implicazioni legali, economiche e gestionali alla luce del DL 66 del 24/04/2014"
, organizzato da AboutPharma and Medica Devices in collaborazione con Banca IFIS Pharma, che si terrà a Roma il 4 giugno 2014.