Celgene punta molto sulla ricerca italiana

L’industria americana espande la sua attività e inaugura la filiale milanese, puntando a raddoppiare personale e fatturato

Tratto da AboutPharma and Medical Devices N°118

Anno magico il 2014 per Celgene. L’azienda americana, specializzata in farmaci per la cura dei tumori solidi, ematologici e delle malattie rare, da fine aprile entrata nella nuova sede milanese, punta a raddoppiare l’organico e si prepara al lancio del primo farmaco della neonata area terapeutica Inflammation and Immunology (I&I).

“Abbiamo iniziato – spiega Pasquale Frega, vice presidente e general manager Celgene Italia – da un piano in un edificio in via della Moscova sette anni fa e, dopo averne occupati altri due, abbiamo deciso di spostarci nel cuore della nuova Milano per una posizione adeguata alla nostra crescita impetuosa”. Non solo sede nuova, ma anche il raddoppio dei dipendenti. “Tra il 2013 e il 2015 passeremo da 120 a 200 persone. La crescita interesserà in modo trasversale tutte le funzioni, dalla medico-scientifica al marketing”, dice il general manager.

Globalmente Celgene conta di raggiungere i 7,4 miliardi di dollari di fatturato quest’anno (uno in più rispetto al 2013) e prevede per il 2017 il raddoppio a 14 miliardi.

“Questa crescita – continua Pasquale Frega – non sarà solo nell’area centrale dell’azienda, l’onco-ematologia che con lenalidomide ottiene già circa il 70% dell’intero fatturato, ma anche dalla nuova area Inflammation & Immunology che segna un posizionamento inedito dell’azienda rispetto ai farmaci orfani e altamente specialistici”.

Traguardi così ambiziosi si spiegano guardando allo sviluppo (R&S) dei prodotti in pipeline. Come spiega Gianni de Crescenzo, direttore medico, appena arrivato in Celgene dopo un’ampia e solida esperienza di R&S nelle principali farmaceutiche (Abbott, Pfizer, Irbi, Cyanamid e Wyeth): “Qui c’è una grande attenzione alla ricerca e una grande capacità di lavorare direttamente in clinica, a contatto con i ricercatori, cosa che purtroppo si sta perdendo in altre aziende che invece scelgono di siglare partnership con Cro (Contract research organization) internazionali”. La lenalidomide, farmaco di punta dell’azienda, impiegato per il mieloma multiplo, se ottenesse l’indicazione in prima linea, per la quale verrà inoltrata in America e Ue la richiesta entro l’anno, potrà fatturare sette miliardi di dollari entro il 2017. Il farmaco, da giugno, è autorizzato da Fda anche per il linfoma mantellare e in studio per la sindrome mielodisplastica non associata a delezione q (Fase III).

Sempre in campo oncologico quest’anno dall’azienda arriverà in Europa nab paclitaxel per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con adenocarcinoma metastatico del pancreas, già indicato nel trattamento della seconda linea del tumore metastatico della mammella. Inoltre la molecola è attualmente in studio nel setting adiuvante del pancreas e nelle pazienti cosiddette “triplo negative” nella prima linea del carcinoma della mammella. L’attesa più grande è però per apremilast, primo farmaco della linea I&I.

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