Il Ceo di Bayer lascia in anticipo, via al valzer delle poltrone

Dekkers vuole dedicarsi alla nuova BU di Merck & Co., il CFO diventa Chief Strategy and Portfolio Officer e lascia il suo posto a un senior executive dalla Cina

Il Ceo di Bayer, Marijn Dekkers, lascerà il proprio incarico alla fine del 2016: prima di quanto ci si aspettasse, perché il suo mandato di quattro anni scade al termine del 2014, ed era atteso un altro rinnovo quadriennale. La multinazionale farmaceutica lo ha reso noto ieri, 3 giugno, allegando che la decisione di sottoscrivere un nuovo accordo biennale (e non quadriennale) è dettata da “motivi familiari” dello stesso Ceo.

 

FirstWord Pharma afferma che Dekkers avrebbe rifiutato l’offerta di un nuovo mandato, addirittura quinquennale, da parte di Bayer, preferendo la prospettiva di supervisionare il processo di integrazione, nel business dell’azienda, della linea ‘consumer’ di Merck & Co, che Bayer ha acquisito il mese scorso per 14,2 miliardi dollari. Dekkers, infatti, avrebbe già informato i propri collaboratori che nel prossimo futuro si dividerà fra gli Stati Uniti e la Germania. “I miei impegni come amministratore delegato di Bayer non mi avrebbero permesso questa flessibilità – avrebbe affermato Dekkers – e non mi avrebbero consentito di lavorare in modo efficace in due continenti”.

 

Al contempo, Bayer ha annunciato che l'attuale Chief Financial Officer, Werner Baumann, il cui contratto scade alla fine del 2017, a partire dal 1° ottobre assumerà le funzioni di Chief Strategy and Portfolio Officer, propiro “per garantire continuità in alcuni aspetti chiave dello sviluppo futuro di Bayer”. Il ruolo di CFO sarà assunto da Johannes Dietsch, un senior executive della filiale cinese dell’azienda.

 

Immediati i commenti e le ipotesi degli analisti. Fabian Wenner, di Kepler Cheuvreux, ha suggerito che le dimissioni di Dekkers nel 2016, annunciate subito, in un momento nel quale Bayer dovrebbe imprimere una decisa trasformazione alla sua struttura societaria, potrebbero ritardare quest’opera di radicale riorganizzazione.