Boehringer Ingelheim lascia la corsa al blockbuster anti-epatite C

Boehringer Ingelheim revoca le richieste di autorizzazione per il suo inibitore della proteasi Faldaprevir

Boehringer Ingelheim si tira fuori dalla corsa allo sviluppo di un nuovo trattamento orale contro il virus dell'epatite C (HCV).

 

Dopo una revisione strategica della pipeline, la multinazionale tedesca ha fatto sapere di aver deciso di ritirare tutte le richieste di autorizzazione per il suo inibitore della proteasi, in quanto “lo scenario dei trattamenti anti-HCV è mutato in modo significativo e rapido”. Insomma, Faldaprevir si trova in svantaggio troppo netto rispetto agli altri competitor del segmento, che sono candidati come terapie orali interferon free.

 

Boehringer, quindi, fuori dalla contesa per il primo blockbuster anti-epatite C, si concentra sugli altri prodotti della propria pipeline che si trovano in fase avanzata di sviluppo: in primo luogo empagliflozin (anti-diabetico di tipo 2), nintedanib per il cancro del polmone (che ha mostrato buoni risultati anche in area respiratoria, nella fibrosi polmonare idiopatica), il tiotropio Respimat per asma grave e BPCO e una nuova versione di insulina glargine (LY2963016), sviluppata in collaborazione con Lilly e destinata a insidiare la leadership di mercato del Lantus di Sanofi.

 

Sull’epatite C, invece, restano in lizza Gilead – che sembra la favorita, avendo già incassato l’ok di Fda ed Ema e avendo già fatturato, grazie a sofosbuvir, la cifra record di 2,3 miliardi di dollari nel primo trimestre 2014 – AbbVie, Bristol-Myers Squibb, Merck & Co.quest’ultima ha recentemente acquisito Idenix per imprimere un’accelerazione alla sua rincorsa su Gilead – e Johnson & Johnson.