AstraZeneca torna protagonista in oncologia

È una delle certezze emerse dall'ASCO: con una Breakthrough Therapy per il NSCLC e una pipeline promettente di immunoterapici, AZ torna fortissima in oncologia

L’abbiamo anticipato sul nostro mensile di Luglio-Agosto – nel lungo report dal 50° Congresso ASCO – lo ribadiamo con le stesse parole, offrendo sul tema un approfondimento e qualche informazione aggiuntiva: “Il ritorno di AstraZeneca con un ruolo da protagonista in ambito oncologico è una notizia da non sottovalutare”.

 

Come scrivevamo su AboutPharma and Medical Devices, AZ nel 2007 ha acquistato MedImmune, fondendola con la Cambridge Antibody, e dando vita a una divisione biologica destinata a rivelarsi uno dei soggetti più interessanti e autorevoli nel panorama mondiale biotech. Con questa nuova BU, l’azienda anglo-svedese è fra le più attive in oncologia, ad onta dei rumores  che la volevano in procinto di abbandonare quest’area terapeutica. Con 19 prodotti in pipeline e un focus su tumorali della mammella, dell’ovaio e del polmone, AstraZeneca sembra rappresentare un player di primo piano, in oncologia, non solo nel presente, ma anche nel prossimo futuro.

 

Ne abbiamo avuto la certezza proprio all’Asco, che si è svolto poco più di un mese fa a Chicago, vetrina d’occasione che AZ ha sfruttato appieno per “mostrare i muscoli” in oncologia.

 

– Tumore del polmone non a piccole cellule: una ‘Breakthrough Therapy’ in fase di sviluppo

I dati dello studio AURA di Fase I in corso su pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (non-small cell lung cancer, NSCLC) in stadio avanzato positivo per mutazioni del recettore per l’epidermal growth factor evidenziano una percentuale complessiva di controllo della malattia del 94% per i pazienti con tumori EGFR T790M+ – il che significa che il tumore si è ridotto o stabilizzato – in seguito a trattamento con il farmaco sperimentale AZD9291di AstraZeneca. Lo studio di Fase I, che fa parte di una sperimentazione di Fase I/II più ampia, è uno studio di coorte aperto, continuo, di dose escalation e dose expansion che mira a valutare la sicurezza e la tollerabilità, la farmacocinetica, la risposta alla terapia e gli eventi avversi di AZD9291 in pazienti con NSCLC progredito dopo la terapia con un inibitore tirosin-chinasico (tyrosine kinase inhibitor, TKI) dell’EGFR.

 

“Siamo entusiasti delle potenzialità dimostrate da AZD9291 – ha dichiarato all’Asco Gilberto Riggi (nella foto), Vice President Medical AstraZeneca Italia –  in quanto esiste un notevole fabbisogno ancora insoddisfatto di terapie efficaci per i pazienti con carcinoma polmonare il cui tumore abbia sviluppato una resistenza alla terapia attuale. Questi risultati costituiscono la base su cui la FDA ha recentemente concesso ad AZD9291 la Breakthrough Therapy Designation, che ci aiuterà a velocizzarne lo sviluppo e a consentire ai pazienti di accedere più tempestivamente alla terapia. Oltre ad analizzare le potenzialità di AZD9291 in diverse linee terapeutiche, stiamo esaminando una serie di combinazioni di questo composto sia con immunoterapie sia con composti a piccole molecole”.

 

 

– Pipeline promettente anche sul fronte degli immunoterapici

All’Asco, AstraZeneca ha presentato anche i risultati ottenuti dai suoi nuovi farmaci immunoterapici sperimentali, tra cui MEDI4736, da solo e in combinazione con tremelimumab. Gli studi hanno dimostrato un’attività clinica prolungata e una buona tollerabilità di MEDI4736 per varie tipologie di tumore, e seguono il recente progresso del primo studio di Fase III condotto su questo anticorpo monoclonale umano sperimentale ingegnerizzato, diretto contro la proteina PD-L1 (Programmed death-ligand 1), i cui segnali contribuiscono a impedire il rilevamento della presenza di tumori da parte del sistema immunitario. I ricercatori, in particolare, ritengono che MEDI4736, colpendo PD-L1, sia in grado d’impedire alla stessa proteina di inviare ai linfociti T il segnale di “ignorare” le cellule tumorali, contrastando così le tattiche di evasione del sistema immunitario messe in atto dal tumore. I dati su MEDI4736 presentati all’Asco mostrano un’attività clinica precoce e una buona tollerabilità, evidenze riscontrate in quattro studi differenti.

 

“I dati presentati all’Asco – ha detto ancora Riggi a Chicago – confermano l’importanza del ruolo di MEDI4736 nel nostro portafoglio immuno-oncologico e, più in generale, il suo potenziale contributo alla trasformazione della terapia antitumorale, da solo e in combinazione con altri trattamenti. Nei nostri studi di Fase I, MEDI4736 ha dimostrato un’attività clinica e un buon profilo di tollerabilità in vari tipi di tumore. Attendiamo altri dati su questa molecola dal programma di Fase III e dalle numerose prove in corso sulle combinazioni”. Sono in corso, infatti, due studi su combinazioni, per valutare vari schemi di dosaggio di tremelimumab (CTLA-4) + MEDI4736. Uno di questi, condotto in collaborazione con il Ludwig Institute, verte su vari tipi di tumore, mentre l’altro sul NSCLC (del polmone non a piccole cellule).

AstraZeneca ha sottolineato pure, in occasione dell’Asco, che sta esaminando tremelimumab in uno studio definito “fondamentale” sul mesotelioma maligno, presente in una popolazione di pazienti “scarsamente considerata”.