Il produttore da Oscar ?(La Grande Bellezza) contesta la pedagogia in sala

Il produttore Nicola Giuliano di Indigofilm contesta la proposta degli oncologi italiani per limitare o eliminare le scene di fumo dai film

Di Nicola Giuliano, Indigofilm

E quindi, per quello che mi riguarda, io ?avrei dovuto comunicare a Paolo Sorrentino? che Jep Gambardella, ne La Grande? Bellezza, prima di attaccare il suo monologo? di presentazione, invece che accendersi una? sigaretta avrebbe dovuto scartare l'involucro? di una caramella, o al massimo addentare un? bastoncino di liquirizia (leggi la proposta degli oncologi). E, già che ci siamo,? leviamogli anche il vizio della cocaina, e il? bicchiere di whiskey che dondola sull'amaca,? assieme a lui, all'ombra del Colosseo. E ?sì, i giovani non potrebbero resistere allo ?spirito di emulazione. Quindi aboliamo dai? film furti, omicidi, gesti inconsulti, adulterio,? chiavi che rigano le macchine e, perché no,? sorpassi azzardati, divieti di sosta, eccessi ?di velocità, e l'odiosissimo parcheggio in ?doppia fila. Qualcuno può pensare che io stia ?esagerando, ma la storia vera è che proprio ?ne La Grande Bellezza era prevista una scena in cui un personaggio entrava in una fontana. La Sovrintendenza non ci ha permesso di girarla, a meno che non l'avessimo conclusa con due vigili urbani che redarguivano e multavano il malcapitato. Non riesco a ricordare quando, eppure è successo, che una ridicola propensione pedagogica si? sia impossessata delle menti dirigiste di questo paese, provando sempre, e riuscendoci spesso, a censurare con regole assurde la libertà creativa di chi per lavoro inventa storie per raccontare la vita.

 

Il fumo fa male. Nessuno lo mette in dubbio. Neanche i fumatori, nemmeno se chi fuma ha 14 anni. Eppure, molti fumano, altri rubano sapendo che potrebbero essere arrestati e altri ancora tradiscono rischiando il divorzio o le ire del coniuge. E non lo fanno certo perché lo hanno visto fare nei film. Si chiama invece libero arbitrio, un concetto non proprio recente, grazie al quale le persone sono al tempo stesso padrone delle loro vite e responsabili delle proprie azioni.

Io, comunque, sono pronto a prendere un impegno solenne: in ogni mio film apparirà un cartello nei titoli di testa: "Alcuni dei personaggi di questo film fumano. Spettatori! Il fumo uccide, non fate come loro". Se metterci la scritta va bene per lo Stato, che le sigarette le vende pure, potrà andare bene anche per chi invece prova a solo a raccontare storie che assomiglino un po' alla vita. Quella vera.