Il biotech del Belpaese cresce, ma bisogna renderlo più competitivo

Esperti a confronto sulle biotecnologie: strumento di prevenzione, ma anche di crescita e competitività, oltre che di sviluppo occupazionale

Il biotech italiano supera i sette miliardi di euro di fatturato, registrando una crescita del 6,3%, in controtendenza con la crisi di altri comparti industriali, e si identifica essenzialmente con il settore del farmaco: le 176 imprese del farmaco biotech generano l’84% del fatturato, il 71% degli investimenti in R&S e danno impiego al 70% degli addetti in ricerca e sviluppo dell'intero settore biotecnologico. Tuttavia come come segnala il Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2014 – curato da Assobiotec ed Ernst & Young, in collaborazione con Farmindustria – la riduzione di impiegati in R&S (- 2,7%) rappresenta il primo campanello d’allarme.

Il settore potrebbbe quindi rappresentare un importante traino per la crescita del Paese, ma bisogna renderlo piú competitivo: proprio di questo si è parlato al convegno "Biotecnologie: nuovi scenari in medicina e l'industria della salute" – organizzato da Assobiotec, in collaborazione con ASIS (Associazione Studi sull’Industria della Salute) e Comitato nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della vita – che si è svolto oggi a Roma nell’ambito della seconda edizione della European Biotech Week.

Fare rete, costruire sinergie virtuose, promuovere condivisione e integrazione tra realtà industriale e università e incrementare la ricerca traslazionale: sono gli obiettivi principali di un comparto che è ancora imbrigliato da politiche che non lo favoriscono.

"La Commissione Europea – ha dichiarato Riccardo Palmisano, Vice Presidente di Assobiotec – ha  identificato le biotecnologie tra le Key Enabling Technologies (KET) in grado di contribuire, in termini di valore aggiunto, al rilancio di molteplici settori dell’industria tradizionale e alla gestione delle molte sfide che la nostra società si trova ad affrontare. Con questa iniziativa – ha sottolineato Palmisano – abbiamo voluto costruire un momento di incontro e confronto a livello istituzionale per discutere di una strategia che consenta di usare le biotecnologie come strumento di prevenzione e cura, ma anche di crescita e competitività, oltre che di sviluppo occupazionale qualificato e giovanile”.

Sniba, uno strumento per la crescita del biotech in Italia:

“Il prossimo 15 dicembre sarà approvato Sniba – ha affermato Franco Cuccurullo, presidente Comitato per la Biosicurezza, le Bioitecnologie e le Scienze della Vita – un progetto il cui obiettivo è la realizzazione di reti strategiche a livello nazionale finalizzate al potenziamento delle biotecnologie. Università, centri di ricerca e industria dovranno trovare punti di contatto per azioni operative. Il network nasce anche come strumento di ricerca automatica e indipendente di selezione di competenze che non può essere pilotato”

Per favorire il settore bisogna cambiare approccio culturale:

“Un tempo la ricerca si faceva nei laboratori – ha detto Eugenio Aringhieri, presidente Gruppo Biotecnologie di Farmindustria – oggi bisogna uscire dai confini dell’azienda e bisogna saper mettere in rete le diverse competenze. Non vince l’azienda, la comunità scientifica o il Paese ma il network”

Sulla stessa lunghezza d’onda Leonardo Vingiani, direttore di Assobiotec “Grazie alle biotecnologie si è passati da un modello ‘chiuso’ ad uno ‘open innovation’, nel quale la scoperta di un prodotto innovativo esce dai confini aziendali e si sviluppa in rete. È sempre meno frequente oggi che una sola impresa, per quanto grande, abbia al suo interno le risorse per svolgere nel modo più competitivo tutti i passaggi della ricerca, che tende così a svilupparsi attraverso collaborazioni tra soggetti diversi, collegati in network: le idee innovative nascono nellle PMI, Università, centri di eccellenza, e sono sviluppate grazie alle competenze delle grandi imprese”.

Anche secondo Fernanda Gellona, direttore generale Assiobiomedica, per vincere le battaglie di sviluppo bisogna fare rete e far nascere dal basso quello che dall’alto i politici non riescono a garantire.