Encefalopia epatica: manca l’informazione. Bisogna agire sulla prevenzione delle recidive

Condizione recidivante, porta a 9.000 ospedalizzazioni annue. Per la prevenzione secondaria dal 2015 sarà disponibile anche per i pazienti italiani rifaximina

Si stima sia responsabile ogni anno dell'ospedalizzazione di 9.000 pazienti in Italia ma ancora oggi l'encefalopatia epatica è poco conosciuta dai medici e dagli stessi pazienti. Complicanza neuropsichiatrica dell’epatopatia acuta o cronica, è una condizione recidivante che si presenta con sintomi che variano da paziente a paziente, che vanno dal lieve stato confusionale al coma. Ogni malato di cirrosi può sviluppare questa disturbo.

Per far luce su questa condizione patologica e sulle modalità per prevenire e trattare le recidive si è tenuto oggi a Milano al Circolo della Stampa il workshop "Informare per prevenire l'encefalopatia epatica".

"La paura principale di chi ha una cirrosi epatica del fegato – ha commentato Massimiliano Conforti, vice presidente Associazione EpaC Onlus – è quella di avere un ascite o un sanguinamento. L'encefalopia epatica è meno conosciuta  e quindi fa meno paura, in parte perchè è meno frequente, in parte perchè non è mai stata fatta una campagna di informazione".

"Il grado più lieve di questa malattia, l'encefalopatia epatica minima, è scarsamente diagnosticata in quanto i sintomi sono rappresentati da alterazioni caratteriali quali l'irritabilità, la difficoltà a dormire, transitori momenti di confusione mentale" ha spiegato Erica Villa, Professore Ordinario di Gastroenterologia, Università di Modena e Reggio Emilia, Direttore della UC di Gastroenterologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena.

Anche nella forma minima, la condizione rappresenta però un pericolo perchè gli stati confusionali transitori dei pazienti possono portare ad incidenti, soprattutto stradali. "Spesso infatti dopo un attacco acuto il paziente non riesce neanche a ricordare cosa gli sia successo" ha sottolineato Conforti.

Essendo una condizione recidivante, una volta che si verifica il primo evento è molto probabile che ne seguano altri, a intervalli di tempo sempre minori.

Uno studio condotto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore insieme al consorzio interuniversitario Cineca ha dimostrato che ogni paziente ricoverato per un attacco acuto costa, nell'anno successivo al ricovero, più di 13mila euro, la maggior parte dei quali (88%) spesi per l'ospedalizzazione. Durante i dodici mesi successivi al primo ricovero il 42,4% dei pazienti seguiti inoltre ha avuto una recidiva  ed è stato portato nuovamente in ospedale, comportando un aumento del costo a 21mila euro.

"Oggi possiamo prevenire le ricadute agendo sui fattori di rischio – alimentazione, farmaci assunti, stile di vita – ma anche trattando i pazienti in modo da ristabilire l'equilibrio del microbiota intestinale. E questo si può fare grazie a rifaximina, un antibiotico che agisce in maniera topica, non è assorbito a livello della circolazione sanguigna evitando quindi l'insorgenza di fenomeni di resistenza” ha dichiarato Antonio Gasbarrini, Professore Ordinario di Gastroenterologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna e Gastroenterologia, Policlinico Gemelli, Roma.

Approvata dal 2010 negli Stati Uniti e dal 2012 in Europa nella prevenzione secondaria degli episodi di encefalopatia in compresse da 550 mg, da somministrare due volte al giorno per almeno sei mesi, la terapia, prodotta da Alfa Wassermann, si è dimostrata efficace nel ridurre le recidive e il numero di ospedalizzazioni.

"Nel primo trimestre del 2015, una volta conclusa la trattativa Aifa, il trattamento sarà finalmente disponibile anche per i pazienti italiani con il nome commerciale Tixteller" ha anticipato ichiarato Pier Vincenzo Colli, Direttore Generale di Alfa Wassermann.