Luci e ombre della sanità italiana nel Piano nazionale esiti

Messo a punto da Agenas, il programma mette a confronto le performance delle strutture sanitarie di tutte le Regioni. Ancora troppe le differenze

Una sanità, quella italiana, fatta di luci e ombre. Se nel complesso calano i parti cesarei, alcune Regioni fanno registrare numeri ancora troppo alti. E anche se per ragioni di sicurezza i punti nascita che effettuano meno di 500 parti l’anno avrebbero dovuto chiudere, nel 2013 se ne contano ancora 133. E' in diminuzione, però, il numero di ricoveri impropri e in aumento il numero degli interventi chirurgici effettuati nei tempi stabiliti dalle linee guida internazionali. Per quanto riguarda i tumori di colon, polmone, mammella e stomaco, in media, solo il 10-20% delle strutture rispetta gli standard minimi di volume.

Insomma, è un Paese ancora una volta a macchia di Leopardo, caratterizzato sì dal miglioramento delle performance del Servizio sanitario nazionale, ma solo in alcune Regioni, quello che viene raccontato dal Programma nazionale esiti (Pne) 2014, sviluppato dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas) per conto del ministero della Salute e presentato oggi a Roma. Il programma mette a confronto le performance delle strutture sanitarie di tutte le Regioni, in base a 129 indicatori che vanno dalla mortalità a 30 giorni per ictus a quella per infarto, dalla proporzione dei parti contaglio cesareo alle complicanze a 30 giorni per colecistectomia. Non si tratta di graduatorie, pagelle o classifiche, ma di uno strumento a disposizione delle Regioni, delle aziende e degli operatori per il miglioramento delle performance, precisano i promotori.

I tumori. Per quanto riguarda gli interventi di chirurgia oncologica, gli ospedali italiani si caratterizzano per i volumi di attività troppo bassi. Basti pensare che su 490 strutture che eseguono più di 10 interventi per il tumore al seno, solo 116 (24%) presentano volumi di attività superiore a 150 interventi annui, soglia minima indicata dalle linee guida internazionali. Non va meglio neanche per altri tipi di cancro: i volumi di attività per gli interventi di tumore al polmone, allo stomaco e al colon risultano troppo bassi per la maggior parte degli ospedali: oltre l'80%. Così, nel 2013 in Italia 805 strutture ospedaliere eseguono interventi chirurgici per tumore del colon; tra queste, solo 106 strutture (13%) presentano un volume di attività superiore a 50 interventi annui. Non va meglio sul fronte del tumore al polmone: su 231 strutture che eseguono questo tipo di intervento chirurgico, solo 36 (16%) presentano volumi di attività superiori a 100 interventi annui. Per il tumore allo stomaco, la mortalità a 30 giorni dopo l'intervento diminuisce fino a circa 20-30 interventi l'anno. Ebbene, tra le 662 strutture che eseguono interventi chirurgici per questo tipo di tumore, solo 108 (16%) presentano volumi di attività superiori a 20 interventi annui.

Le fratture di femore. Solo il 45,7% delle fratture di femore nell'anziano sono state operate nel 2013 entro le 48 ore, lo standard previsto entro cui si riducono mortalità e complicanze per il paziente. Rispetto al 2008, quando la proporzione era del 28,7%, si è registrato un significativo miglioramento, anche se si è ancora al di sotto dello standard atteso, superiore all'80%. Osservata, inoltre, una notevole variabilità intra e interregionale.

Parti cesarei e punti nascita. Diminuisce, se pur lentamente, il numero dei parti cesarei in Italia. Anche se gli obiettivi fissati sono ancora lontani, specie in alcuni Regioni. La proporzione di parti cesarei primari è infatti passata dal 29% del 2008 al 26% del 2013, con grandi differenze regionali: in Campania, ad esempio, un parto su 2 è cesareo. Analizzando le tabelle dell'Agenas, a fronte di un valore medio nazionale del 26%, si osserva una notevole variabilità intra e interregionale con valori per struttura ospedaliera che variano da un minimo del 4% a un massimo del 93%. Mentre nel 2008 tutte le regioni del Sud avevano valori di media superiori ai valori nazionali, nel 2013 Basilicata, Calabria e Sicilia si avvicinano al valore medio nazionale, seppur con grande eterogeneità interna. Rimangono ancora molto evidenti le differenze tra le regioni del Nord con valori intorno al 20% e le regioni del Sud con valori prossimi al 40% che, nel caso della Campania, arrivano al 50%. Ma ci sono delle eccezioni anche al Nord, dove Liguria e Valle d'Aosta hanno valori superiori a quelli nazionali. E poi c’è il nodo punti nascita. Nonostante le evidenze scientifiche sull’associazione tra volumi di parti ed esiti di salute materno-infantile mostrino un’associazione tra bassi volumi ed esiti negativi, nel 2013 in Italia si contano ancora 133 punti nascita che effettuano meno di 500 parti l’anno.

Ricoveri. Tra le buone notizie, il Programma nazionale esiti mette in evidenza la diminuzione dei ricoveri impropri. Il tasso di ospedalizzazione per gastroenterite pediatrica, ad esempio, si è ridotto dal 2,2% del 2008 all’1,3% del 2013. Mentre il tasso di ricoveri per broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) si è ridotto dal 2,7% del 2008 al 2,2% del 2013. Emerge, inoltre, che il tasso di ospedalizzazione per intervento di isterectomia è rimasto sostanzialmente invariato, attestandosi su un valore nazionale medio pari all'1,8% nel 2013. Anche il numero dei ricoveri per tonsillectomia sono rimasti pressoché invariati nel corso del tempo, facendo registrare nel 2013 un valore medio nazionale pari al 2,6%. Aumenta, inoltre, il numero degli interventi chirurgici effettuati nei tempi stabiliti dalle linee guida internazionali. Il caso più emblematico è rappresentato dall'intervento per ricomporre la frattura del femore: la proporzione di fratture di femore operate entro due giorni – come prevede la procedura medica corretta – è infatti passata dal 28,7% del 2008 al 45,7% del 2013. Anche per quanto riguarda l'intervento di angioplastica – efficace nel ridurre la mortalità per infarto acuto del miocardio – si registrano segnali incoraggianti: la proporzione di infarti trattati entro due giorni è passata dal 27,9% del 2008 al 39,6% del 2013. Non mancano però le criticità. Per quanto riguarda la frattura del collo del femore, ad esempio, a fronte di un valore nazionale medio del 45,7% di interventi entro due giorni, si osserva una notevole variabilità intra e interregionale con valori per struttura ospedaliera che variano da un minimo dell'1% a un massimo del 98%. Malgrado le diversità fra Regione e Regione, i segnali però sono buoni: mentre nel 2011 tutte le Regioni del Sud avevano valori medi inferiori ai valori nazionali, nel 2013 la Sicilia registra valori medi superiori a quelli nazionali, mentre la Basilicata e il Lazio raggiungono i valori medi nazionali, paragonabili a Lombardia e Umbria. Valori difformi anche per quanto riguarda gli interventi di angioplastica: a fronte di un valore nazionale medio del 39,6%, si osserva infatti una notevole variabilità intra e interregionale con valori per struttura ospedaliera che variano da un minimo dello 0,5% a un massimo del 95%.

Differenze che sono inaccettabili per il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “I direttori generali – ha dichiarato durante la presentazione del Pne 2014 – devono adeguarsi.  Non è un optional. Il rispetto degli indicatori deve essere un dovere per le amministrazioni. Il Pne non è uno strumento punitivo o una classifica, ma è un programma che ha l'obiettivo di valutare e misurare le performance delle strutture sanitarie”.

Ad aggiungere che il Piano nazionale esiti “non è più soltanto uno strumento attraverso il quale fare una fotografia quanto più possibile attendibile di come viene erogata l’assistenza sanitaria in Italia, ma sarà uno degli strumenti determinanti anche per il monitoraggio, l’analisi e il controllo previsti dall’articolo 12 del Patto per la salute 2014-2016”, è Francesco Bevere, direttore generale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che precisa come "questi strumenti consentiranno al sistema di intervenire tempestivamente su difetti assistenziali e gestionali per evitare la cronicizzazione delle criticità”.

I dati del 2013 documentano i miglioramenti delle situazioni regionali rispetto al passato. “È la conferma – ha aggiunto Bevere – che la strada indicata dal Patto per la salute va nella giusta direzione. L’Agenzia individuerà con le Regioni percorsi e procedure di intervento sempre più omogenei su tutto il territorio nazionale, per consentire di raggiungere quegli ospedali o quelle organizzazioni sanitarie che documentino difetti assistenziali. La partnership con le Regioni e con i professionisti è la nostra carta vincente”. Nel dettaglio, spiega Bevere, “alcuni rilevanti difetti assistenziali sono stati documentati proprio nelle strutture e nei reparti dove il volume dei casi trattati si pone al di sotto delle soglie minime indicate proprio dallo schema di regolamento sugli standard ospedalieri. Per questo sono previsti interventi di chiusura o riconversione di strutture con un numero inferiore a 60 posti letto per acuti, a meno che non si tratti di strutture mono-specialistiche”, conclude.

 

L'analisi di Aboutpharma su alcuni indicatori del Pne 2014