Cancro e follow-up, serve più collaborazione fra specialisti e medici di base

Ecco i risultati della prima indagine promossa da Aiom, Simg e Aimac sulla gestione del paziente oncologico

I pazienti riconoscono il valore della collaborazione fra oncologo e medico di famiglia per la gestione della loro malattia, ma il 54% giudica questo rapporto insufficiente. Criticità riconosciuta anche dai clinici: per il 57% il grado di cooperazione fra strutture sanitarie e territorio è inadeguato.

Sono i dati della prima indagine sul follow-up realizzata per la prima volta in Italia da Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e Società italiana di medicina generale (Simg), in collaborazione con l'Associazione italiana malati di cancro (Aimac). I dati, che saranno discussi al XVI Congresso Aiom di Roma, testimoniano come oncologi e medici di famiglia si “parlino” poco. Una carenza che si ripercuote sulla gestione della patologia, soprattutto dopo la fase acuta. Una comunicazione più efficace potrebbe fare in modo che il paziente ricorra alla visita specialistica solo quando è davvero indispensabile.

Il sondaggio ha coinvolto un campione di 1.000 persone fra specialisti, medici di medicina generale e pazienti oncologici. È la prima tappa di un progetto nazionale reso possibile da un educational grant di Novartis.

“Nel nostro Paese quasi un milione di persone si sottopone a controlli di follow-up. Dobbiamo dare loro la possibilita? di essere seguiti per le visite di routine anche vi-cino casa, senza recarsi per forza nei centri oncologici – commentano dall'Aiom – Ecco perche? e? necessario creare un modello di condivisione del follow-up con i medici di famiglia. Un’alleanza che ottimizzi l’assistenza e diminuisca i tassi di ospedalizzazione durante la sorveglianza clinica. Ovviamente, in caso di necessita? o di urgenza, il centro specialistico rimane sempre presente. Ma dobbiamo iniziare a deospedalizzare il piu? possibile la patologia oncologica”.

A riportare la voce dei pazienti è Elisabetta Iannelli, segretario Aimac: “La richiesta dei malati e? chiara: adottare un modello di cure integrate caratterizzato da una costante interazione tra i professionisti, in tutte la fasi della storia clinica della persona, le competenze non possono essere concentrate su una figura unica”.

Il 40% dei pazienti intervistati e? in follow-up da 5 e piu? anni e il 59% ha come unico punto di riferimento l’oncologo. Solo uno su quattro si reca sempre dal medico di famiglia per consigli sui piccoli disturbi. “La nostra attivita? e? fondamentale, a monte, nell’identificazione dei fattori di rischio. Deve esserlo sempre piu? anche in fase di malattia conclamata, soprattutto nella gestione degli effetti collaterali piu? leggeri e nei piccoli disturbi quotidiani – afferma Claudio Cricelli, presidente Simg, ribadendo la necessità di una “collaborazione adeguata tra oncologi e medici del territorio” che permette di “ottimizzare le risorse e ridurre i costi”.