Diabete, il Piano nazionale alla prova delle Regioni

A Roma il workshop di AboutPharma con il patrocinio del ministero della Salute e il contributo di AstraZeneca Italia

Un’agenda operativa per la lotta al diabete basata sulla riallocazione delle risorse, l’istituzione di Pdta specifici (Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali) e sulla partecipazione concreta dei pazienti alla gestione della patologia. Sono i tre punti del workshop “Il Piano nazionale sulla malattia diabetica: un best practice al banco di prova dell’implementazione regionale", organizzato oggi a Roma da AboutPharma, con il patrocinio del ministero della Salute e il contributo di AstraZeneca, nella sede dell'Associazione Civita. 

L’evento – a dieci giorni dalla Giornata mondiale del diabete – è la tappa conclusiva di una serie di incontri regionali dal titolo “Il Piano nazionale sulla malattia diabetica al banco di prova dell’attuazione regionale: una valutazione di sistema”, un percorso per stimolare il confronto fra le istituzioni, i clinici e i pazienti a livello nazionale e locale, analizzando le azioni intraprese nelle quattro Regioni chiave (Puglia, Sicilia, Lombardia e Liguria) per l’implementazione del Piano nazionale diabete e la gestione della patologia.

Negli anni Settanta la percentuale di diabetici in Italia era del 2,5%. Meno della metà, secondo l’Istat, rispetto al 5,4% del 2013. In termini assoluti, gli italiani affetti dal diabete di tipo 2 – che rappresenta il 90% dei casi – sono circa 3 milioni, ma potrebbero diventare 5 milioni già nel 2030. Numeri che si distribuiscono in modo non uniforme sul territorio nazionale: l’incidenza del diabete è più alta al Sud e nelle Isole (6,6%), seguita dalle regioni del Centro (5,3%) e dal Nord (4,6%).

“Il diabete – afferma in una nota il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – è ormai da considerare una delle patologie più diffuse al mondo, tanto che oggi circa 350 milioni di persone ne sono affette ed il numero è destinato ad aumentare nei prossimi anni. L’assistenza delle persone on diabete rappresenta uno dei principali problemi organizzativi dei sistemi sanitari e necessita di miglioramenti soprattutto sul versante dell’integrazione e della comunicazione tra le varie strutture”.

“Il Piano Nazionale sulla malattia diabetica è il documento più importante in materia di assistenza alla persona con diabete dai tempi della legge 115 del 1987 ed è l’unico Piano dedicato a una specifica patologia cronica non trasmissibile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ponendosi così come pietra miliare nella storia dell’assistenza alla cronicità in Italia” – spiega Paola Pisanti, dirigente del ministero della Salute e presidente della Commissione nazionale diabete. “Per un’efficace ed efficiente attuazione degli obiettivi proposti nel Pnd – aggiunge – è fondamentale che le Regioni continuino ad impegnarsi, oltre che nel recepimento, anche nell’effettiva implementazione dello stesso al fine di garantire i più opportuni assetti locali nella gestione del diabete”.

Secondo Americo Cicchetti, docente di Organizzazione aziendale e direttore dell’Altems dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, “nonostante si riscontrino elevati tassi di prevalenza e un alto rischio di complicanze, la gestione del diabete rappresenta un modello di riferimento tra le patologie croniche, poiché si presta ad essere definito da un percorso diagnostico-terapeutico abbastanza delineato”. Da qui, l’esigenza di “implementare i Livelli essenziali di assistenza secondo le priorità di salute delle persone con diabete e nel rispetto della condivisione dei PDTA, i quali vanno costruiti attraverso rigorosi percorsi che selezionano le tecnologie da adottare (farmaci, dispositivi, ecc.) secondo l'approccio dell'health technology assessment”.

A rivendicare la qualità del lavoro dei diabetologi italiani è Enzo Bonora, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid): “L'Italia ha una formidabile rete di assistenza specialistica diabetologica, invidiataci in tutto il mondo anche per i risultati che ha conseguito”. Soprattutto sul piano dei costi: “La rete – spiega Bonora – costa l'1% del totale della spesa attribuibile al diabete: una realtà che il Pnd ha considerato come irrinunciabile e che va solo ottimizzata a costo zero, eliminando piccoli ambulatori isolati i cui professionisti che vanno collocati in centri dotati di tutte le risorse necessarie. Una rete di secondo e terzo livello che va integrata con la rete di primo livello (medici di medicina generale) anche grazie all'uso massiccio dell'informatica".

Il diabete non va sottovalutato. Questa è la raccomandazione di Antonio Ceriello, presidente dell’Associazione medici diabetologi (Amd): “Nonostante nell’ultimo decennio sia cambiata la percezione della malattia da parte dell’opinione pubblica, il diabete è ancora oggi una di quelle malattie che il paziente stesso tende a trascurare”. Per fare meglio, deve cambiare l’approccio alla malattia: “Vista la complessità e la variabilità della patologia da soggetto a soggetto – aggiunge Ceriello – ci stiamo muovendo sempre più verso una personalizzazione dell’approccio, che combini l’appropriatezza della cura con la tempestività, nell’idea che bisogna trattare subito e trattare bene”. In quest’ottica l’Amd ha lanciato il progetto quadriennale Nice (Need is core of effectiveness”.

Al workshop di AboutPharma ha partecipato anche l’Associazione nazionale diabetici (Fand). “Una concreta attuazione degli obiettivi del Piano – sottolinea il presidente Egidio Archero – deve prevedere l’effettivo coinvolgimento delle associazioni pazienti nei tavoli decisionali, come anche auspicato nel più recente Patto della Salute, con il fine ultimo di raggiungere quei livelli di assistenza appropriati che costituiscono la condizione preliminare essenziale per migliorare la qualità di vita delle persone”.

L’evento è stato organizzato con il sostegno di AstraZeneca Italia. “Siamo impegnati a fornire terapie sempre più efficaci e innovative – spiega l’ad dell’azienda Nicola Braggio – e con questa consapevolezza abbiamo scelto di contribuire all’organizzazione di incontri regionali per avviare un confronto tra quanto stabilito dal Pnd e quanto realmente recepito e applicato a livello locale”.