Ospedali a misura di paziente, promosse le strutture più grandi

Presentati oggi a Roma i risultati di una ricerca Agenas-Cittadinanzattiva: le valutazioni dei cittadini sul grado di umanizzazione dei luoghi di ricovero

Le strutture sanitarie più grandi rispondono meglio alle esigenze di umanizzazione dei luoghi di ricovero e soddisfano di più i pazienti. È uno degli aspetti importanti che emerge dalla ricerca presentata oggi da Agenas (Agenzia nazionale servizi sanitari regionali) e dall'Agenzia di valutazione civica di Cittadinanzattiva sulla “qualità delle strutture ospedaliere secondo la prospettiva del cittadino”.

L'indagine – che ha coinvolto 278 strutture, 286 associazioni locali, 594 cittadini sul territorio nazionale – si concentra su quattro aree della cosiddetta “umanizzazione della cure”: i processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e alla specificita? della persona; l'accessibilita? fisica, la vivibilita? e il comfort dei luoghi di cura; l'accesso alle informazioni, la semplificazione e la trasparenza; la qualità della relazione con il paziente-cittadino. Alla valutazione delle strutture sanitarie hanno contribuito 241 équipe diffuse sul territorio e composte da cittadini e operatori sanitari.

“Per umanizzazione – spiega Alessandro Lamanna di Agenas – intendiamo l'impegno a rendere i luoghi di assistenza e i programmi diagnostici terapeutici oreintati quanto più possibili alla persona, considerata nella sua interezza fisica, sociale e psicologica”. Ed ecco che nell'indagine rientra un'ampia varietà di elementi: dall'accoglienza in Pronto Soccorso alla valutazione del dolore, dagli orari di visita in terapia intensiva alla presenza di mediatori cultrali o al supporto psicologico per bambini e adolescenti.

Nel complesso, le 278 strutture sottoposte alla valutazione di cittadini e associazioni hanno riportato buoni risultati sulle quattro aree prese in esame. Utilizzando come metro di valutazione una scala di punteggi da zero a dieci, la media nazionale si attesta a 6,53 punti. Una prova al dì sopra della sufficienza che mostra, però, un trend abbastanza netto: i punteggi tendono verso l'alto col crescere del numero dei posti letto. In particolare, il punteggio più elevato nelle quattro quattro considerate lo riportano sempre le strutture con almeno 800 posti.

Dalla lunga lista di parametri analizzati nella ricerca emerge un quadro sullo stato dell'arte in materia di umanizzazione delle strutture sanitarie, con punte di eccellenza e criticità. I giudizi positivi riguardano soprattutto la buona accessiblità garantita ai disabili motori, il rispetto dell'anonimato e la tutela dei dati sensibili, i reparti di degenza a misura di bambino, la gestione clinica del dolore contro le sofferenze inutili, il rilascio della diagnostica su supporti digitali.

Un capitolo della ricerca è riservato a un focus su alcuni ambiti clinici in cui l'umanizzazione assume forte rilevanza. Sempre in una scala da zero a dieci, il cosidetto “ospedale senza dolore” registra un punteggio medio nazionale di 7,85, seguito dall'ostetricia (7,71) e dalla pediatria (7,53).

Le criticità, invece, riguardano soprattutto la mancata semplificazione delle modalità di prenotazione delle prestazioni, la carenza di modalità alternative per il pagamento del ticket (farmacie, ricevitorie, uffici postali ecc…), l'urgenza di piani aziendali per l'eliminazione delle barriere sensoriali, la scarsa disponibilità di sistemi per la condivisione telematica dei dati clinici fra strutture e medici di famiglia così come per la consultazione online di cartelle cliniche e referti di esami diagnostici.

Un altro aspetto su cui i cittadini ritengono si possa fare di più è la multiculturalità, soprattutto con riferimento alla disponibilità di informazioni e assistenza in lingue diverse dall'italiano. Allo stesso modo, un sforzo in più sarebbe necessario per la formazione e l'aggiornamento del personale, sia sanitario che di front office, in materia di comunicazione e relazione con il pubblico.

“Abbiamo dimostrato non solo che l’umanizzazione delle strutture di ricovero si puo? misurare, ma soprattutto che questo puo? avvenire coinvolgendo direttamente i cittadini e le comunita? locali. Un risultato importante che crea i presupposti per rendere permanente la possibilita? di una verifica periodica del grado di umanizzazione delle strutture di ricovero nel nostro Paese”, sottolinea Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva.

Secondo il direttore generale di Agenas, Francesco Bevere, il senso dell'umanizzazione delle cure e dei luoghi di ricovero deve tradursi nel motto “la persona prima di tutto”: “E' il mio slogan da oltre tren'anni e insisto nel ribadire che deve essere il presupposto di tutti coloro che operano nella sanità e che quindi sono a contatto con la vulnerabilità delle persone".

Il tema dell'umanizzazione delle cure è stato inserito per la prima volta all'interno del Patto per la salute 2014-2016. "Il patto – spiega Bevere – impegna  ancora di più le Regioni ad attuare tutti gli interventi necessari che riguardano gli aspetti strutturali, organizzativi e relazionali dell’assistenza e prevede la redazione di un programma annuale di umanizzazione con almeno un'attività progettuale in tema di formazione del personale e una sul cambiamento organizzativo". 

 

La sintesi dei dati

La ricerca completa (parte 1)  (parte 2)