Del dolore si può fare a meno, ma le donne faticano “a liberarsene”

“Migliorare l’appropriatezza prescrittiva dei farmaci analgesici”, questo l’obiettivo del progetto Cardiopain promosso da O.N.Da. e il Centro Studi Mundipharma

incentivi all'imprenditoria femminile

“Invalidante, lancinante, fastidioso, tanto forte da farmi piangere, parte della mia vita”. Sono queste le parole scelte dalle donne intervistate da O.n.da, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, per rappresentare il dolore. L’indagine svolta via web con il sostegno del Centro Studi Mundipharma, e condotta su mille donne tra i 35 e 98 anni, che hanno sofferto di almeno un episodio di dolore fisico nei sei mesi precedenti l’intervista, ha rivelato che la metà delle intervistate soffre di dolore episodico, ma almeno una donna su tre soffre di dolore cronico. In caso di dolore fisico poi, tre donne su cinque si rivolgono a una figura medico-sanitaria, e quattro donne su cinque assumono un farmaco antidolorifico, spesso un antiinfiammatorio non steroideo (Fans). I risultati emersi dalla survey confermano i dati epidemiologici attuali, che documentano come molte delle patologie responsabili di dolore cronico tendano ad avere incidenza maggiore nella popolazione femminile.

“In Italia, i farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) sono ampiamente utilizzati in caso di dolori osteoarticolari” spiega Zoran Olivari, direttore del Dipartimento cardiovascolare dell’Ospedale Cà Foncello di Treviso. “Si stima che oltre il 50% di cittadini fra i 60 e gli 80 anni li usi, con frequenza variabile, spesso impropriamente e su autoprescrizione. Un utilizzo così esteso dipende anche dalla scarsa conoscenza dei potenziali effetti dannosi di queste sostanze: oltre ai danni a livello gastrointestinale, relativamente frequenti, possono contribuire ad aumentare la pressione arteriosa e incrementare il rischio di eventi trombotici in vari distretti circolatori”.

Va infatti ricordato come i Fans possano incidere notevolmente sull’esito di alcune patologie cardiovascolari, seconda causa di morte dopo i tumori nell’universo femminile.  Associazione che diventa particolarmente pericolosa con il passare dell’età. “Per questo – continua Olivari – in persone già cardiopatiche, è stato calcolato un rischio incrementale di infarto miocardico del 37%, di ictus pari al 21% e di scompenso del 18%, correlato all’impiego di Fans. Per ogni 60 pazienti cardiopatici che assumono anche questi farmaci, si avrà un evento grave (decesso, infarto o ictus), che altrimenti non sarebbe accaduto. Per tale motivo, quando un paziente lascia il nostro reparto di Cardiologia a Treviso, nella lettera di dimissione viene sistematicamente riportata l’attenzione sul problema, citando la relativa nota AIFA che sconsiglia l’utilizzo di Fans nella maggior parte dei cardiopatici”.

Nel settembre del  2013 l’Ospedale dei Roccadaspide nel salernitano, ha avviato il progetto pilota Cardiopain, che prevede l’inserimento nella lettera di dimissione ospedaliera (Sdo) di un esplicito ammonimento in merito all’uso dei fans e di inibitori selettivi della Cox-2, nei pazienti cardiopatici. Da qui nasce il progetto di Onda Cardiopain, che in collaborazione con il Centro studi Mundipharma mira a estendere l’esempio virtuoso dell’Ospedale di Roccadaspide, anche ad altri ospedali appartenenti al network bollini Rosa. L’obiettivo è quello di migliorare la gestione del dolore attraverso una corretta formazione degli operatori sanitari e una loro maggiore consapevolezza circa l’importanza di prescrivere terapie appropriate, nel rispetto anche delle indicazioni contenute nella nota Aifa 66. Oggi l’iniziativa ha raccolto l’adesione di 64 ospedali in tutta Italia, sommandosi  ai sei già attenti al tema

“In Italia la “cultura” del dolore non è ancora adeguatamente diffusa, tanto che, a distanza di 4 anni e mezzo dall'approvazione della legge 38 e dagli sforzi compiuti per la sua applicazione, prevale tuttora l’opinione che il dolore sia in qualche modo un compagno inevitabile della malattia", afferma Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da. “Mal di testa, dolori muscolo?articolari e reumatici sono quelli più frequentemente lamentati da oltre la metà delle 1.000 donne intervistate. Dai dati della nostra indagine emerge non solo quanto l’impatto del dolore sulla qualità di vita femminile sia molto forte ma anche come siano evidenti le preoccupazioni sugli effetti collaterali e quanto sia scarsa la conoscenza sulle alternative farmacologiche”.

Dall’indagine infatti,  è emerso anche che sei donne su dieci non sono soddisfatte della gestione del proprio dolore e altrettante si lamentano di aver provato effetti collaterali in seguito all’assunzione di questi farmaci. Inoltre nella scala delPain ratingche va da un minimo di zero (nessun dolore) a dieci (massimo dolore possibile) la maggior parte delle donne ha riferito di aver provato un dolore di intensità medio alta, pari a 7,2. Dolore che impatta su molte sfera della vita femminile, come umore, qualità del sonno, la cura dei figli e intimità di coppia, ma anche svago, lavoro e abitudini quotidiane.

Oltre che nei pazienti cardiopatici, i Fans possono essere un problema anche solo per gli anziani, per cui gli oppiacei rappresentano la terapia più indicata, come spiega Roberto Bernabei, direttore del Dipartimento per l'Assistenza sanitaria di geriatria, neuroscienze e ortopedia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “I vecchi sono i primi a sopportare stoicamente il dolore, considerato quasi “normale” alla loro età. E sono anche i più restii all'assunzione di farmaci efficaci e potenti come gli oppiacei, farmaci peraltro di scelta in molte tipologie di dolore, secondo tutte le evidenze scientifiche. Il dolore si deve invece affrontare subito, appena si manifesta e con i farmaci più appropriati, che nell' anziano non sono i Fans. Lasciamo i Fans alle pubblicità televisive per patologie minori e non degli anziani, aumentiamo la cultura del trattamento e del trattamento corretto del dolore”.

“Mi ha colpito molto il grado di dolore percepito dalle donne dall’indagine condotta da Onda” ha commentato Marco Filippini, General manager di Mundipharma Italia. “Un dolore forte dovrebbe essere trattato con un farmaco adeguato, ed evidentemente i fans in alcuni casi non bastano. In Europa soprattutto al Nord si fa un maggior uso di oppiacei rispetto all’Italia, e un minor uso di Fans. È un problema culturale ed è lo stesso che si verifica nel nostro Paese, dove al Sud le prescrizioni di Fans sono aumentate, nonostante la nota emessa dall’Aifa, a dispetto del Nord dove invece sono in calo. Noi inoltre abbiamo una delle migliori leggi in merito agli oppiacei. Eppure siamo ancora il primo Paese in merito al consumo di Fans, con 290 milioni di prescrizioni mediche e 300 milioni di autoprescrizioni”.