Nuovo meccanismo molecolare contro l’ipertensione arteriosa

La ricerca del Neuromed apre la porta ad approcci innovativi per una condizione clinica che colpisce 1 miliardo di persone in tutto il mondo

Scoperto un nuovo meccanismo molecolare, il Fattore di crescita placentare (PIGF), che potrebbe diventare un bersaglio per terapie più efficaci nel controllare l’ipertensione arteriosa. Lo studio è stato condotto  dai ricercatori del Dipartimento di Angiocardioneurologia dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) e pubblicato sul giornale scientifico Immunity.
L’ipertensione arteriosa colpisce circa un miliardo di persone a livello mondiale e rappresenta uno dei principali fattori di rischio per ictus cerebrale, infarto, insufficienza cardiaca, malattie renali e altre patologie.  La situazione dell’ipertensione sta certamente diventando allarmante in tutto il mondo e proprio per questo motivo sono necessarie nuove strategie.

I ricercatori del Neuromed si sono concentrati sul Fattore di crescita placentare. Questa molecola, presente sia nel sistema cardiovascolare che in quello immunitario, è già conosciuta in medicina perché implicata in diverse patologie, ad esempio nella crescita dei vasi sanguigni all’interno dei tumori, nella degenerazione maculare legata all’età (una malattia degli occhi) o nell’ipertensione in gravidanza. Altre osservazioni fatte in passato dimostrano inoltre un suo ruolo nell’innalzare la pressione arteriosa sotto determinate condizioni sperimentali.

L’ipotesi sulla quale si sono basati gli autori dello studio era che il PlGF potesse essere uno dei principali protagonisti nel mediare il rapporto tra sistema immunitario e ipertensione. Nel corso dei loro esperimenti hanno prima di tutto dimostrato che topi geneticamente privi di PlGF non sviluppavano pressione alta dopo il trattamento con angiotensina II, un ormone che causa proprio l’innalzamento dei valori pressori.

Successivamente i ricercatori hanno evidenziato come il PlGF sia uno dei più importanti fattori in gioco nell’attivazione dei linfociti T all’interno della milza e nella loro successiva migrazione verso i vasi sanguigni e verso gli organi che tipicamente vengono danneggiati dall’ipertensione. Proprio la milza emerge quindi come un organo molto importante in questo processo. Secondo lo studio pubblicato su Immunity, è qui infatti che il sistema nervoso agisce sui livelli di PlGF e, attraverso questa molecola, sull’attivazione dei linfociti T.

“Il PlGF – dice Daniela Carnevale, ricercatrice dell’Università La Sapienza di Roma presso il Dipartimento di Angio-Cardio-Neurologia dell’IRCCS Neuromed – si configura come un elemento chiave nel legame tra sistema nervoso, sistema immunitario e ipertensione. E’ un’osservazione molto promettente perché esistono già anticorpi monoclonali anti – PlGF, oggi usati contro la crescita tumorale e per il trattamento della degenerazione maculare legata all’età. Abbiamo quindi la possibilità di iniziare rapidamente esperimenti in cui testare l’efficacia di questi farmaci, capaci di bloccare il PlGF, anche contro l’ipertensione”.