Al via uno studio per sviluppare un “baby-cuore” artificiale

Partirà presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma con l’obiettivo di arrivare a due dispositivi impiantabili da 11 e 40 grammi

“L'insufficienza cardiaca pediatrica, malattia letale e disabilitante, è in aumento in questi ultimi anni” spiega Antonio Amodeo, responsabile dell'Unità di Funzione Ecmo. “Vista la riduzione dei trapianti cardiaci e la difficoltà nel reperimento di “cuori pediatrici”, si rendono necessarie nuove strategie terapeutiche. Le linee di ricerca più innovative si indirizzano verso lo sviluppo di nuovi cuori artificiali miniaturizzati pediatrici e la terapia rigenerativa miocardica cellulare”.

Per questi motivi il Bambino Gesù ha deciso di intraprendere il progetto “Un cuore nuovo” con l’obiettivo di sviluppare due nuovi cuori artificiali pediatrici, totalmente impiantabili, del peso rispettivamente di 11 e 40 grammi. Con il contributo di Conad, che ha messo a disposizione più di 800 mila euro con il coinvolgimento di oltre 300 mila clienti in possesso della carta fedeltà del gruppo.

 “Abbiamo costruito un fattore di sensibilizzazione e solidarietà su un tema tanto delicato come la malattia cardiaca in tanti piccoli pazienti coinvolgendo un numero inatteso di persone” spiega il presidente di Conad Claudio Alibrandi. “È un valore immenso, perché testimonia come anche in un'epoca di pesante congiuntura la spinta solidale delle persone sia sempre pronta a superare l'individualismo, la sfera privata. Siamo orgogliosi di questo risultato e della speranza di vita che i medici del Bambino Gesù potranno dare a tanti bambini malati”.

L’idea è mettere a punto dei mini-apparecchi dalla ridotta invasività e dotati di un'alimentazione che riduce i rischi infettivi: una pompa assiale attivata elettricamente e collocata interamente all'interno del torace. Questi nuovi modelli permetteranno ai piccoli pazienti di essere dimessi a casa e aspettare il trapianto nel loro ambiente familiare. In casi selettivi dove il trapianto cardiaco non è praticabile, la scelta del cuore artificiale potrà essere anche definitiva. Inoltre verrà sperimentata la terapia cellulare rigenerativa miocardiaca, mediante l'utilizzo di cellule staminali.

 "Il modello di ricerca – spiegano i ricercatori del Bambino Gesù – prevede che alcune cellule staminali autologhe vengano prelevate dal paziente stesso all'atto dell'impianto chirurgico del cuore artificiale e, dopo un processo di caratterizzazione ed espansione, reintrodotte nel muscolo cardiaco al fine di generare nuovo tessuto miocardico, con un conseguente recupero della funzionalità del cuore. Si potrebbe quindi ipotizzare l'utilizzo del nuovo cuore artificiale come ponte alla rigenerazione miocardica in alternativa al trapianto cardiaco".

La finalità è quindi quella di validare un modello che preveda molteplici soluzioni terapeutiche per i piccoli pazienti. Il progetto vedrà una collaborazione con il Policlinico Umberto I in Roma e l'Università Cattolica del Sacro Cuore in Roma.