L’Information technology migliora i percorsi di cura ma è poco applicata

Fiaso e Politecnico di Milano presentano uno studio sul grado di informatizzazione dei Pdta nelle aziende sanitarie

fascicolo sanitario elettronico
Ne soffre l’appropriatezza e l’efficacia della presa in carico e pure i conti della sanità pubblica finiscono per appesantirsi. Senza idonei Percorsi diagnostico terapeutici e assistenziali (Pdta) il Ssn rinuncia a 8 miliardi di euro che rappresentano a spanne (quelle del Ministero della Salute) il risparmio legato alla rimozione di prescrizioni inutili. I Pdta, seppur implementati, sono un’arma spuntata se non adeguatamente supportati dall’information technology: purtroppo solo il 16% ne sfrutta le potenzialità. Le cause? Soprattutto l’assenza di linee guida condivise nei vari Servizi sanitari regionali e lo scarso impegno e controllo da parte degli stessi operatori. Questo dice un’indagine promossa dalla Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) e condotta tra 43 strutture pubbliche (tra Asl, Ao e Irccs) di Nord, Centro e Sud dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano. Lo studio – che è stato presentato oggi nella sede dell’Asl del capoluogo lombardo – ha messo sotto la lente 338 Pdta di cui pienamente 293 funzionanti.
Uno dei dati più macroscopici si riferisce al fatto che ben 18 aziende su 43 non hanno nemmeno un percorso informatizzato e solo 3 strutture dichiarano di avere tutti i loro Pdta informatizzati. In tutte le altre il supporto dell’ICT varia dall’8% al 75%. Da notare che tutto ciò è in aperto contrasto con la percezione degli stessi manager pubblici (grafico): il 68% ritiene infatti che gli strumenti Ict migliorino i processi di cura, soprattutto sotto l’aspetto della documentazione e dell’adesione del paziente alle terapie.
Spiega Walter Locatelli, vice presidente Fiaso, responsabile dell’osservatorio Ict per Pdta e direttore generale dell’Asl di Milano: “La ricerca avviata a maggio scorso con l’obiettivo di capire il grado di sostegno che l’Ict può dare alla sanità ha prodotto un primo riscontro, restituendo alle aziende partecipanti il proprio posizionamento rispetto ad alcuni parametri. Lo studio evidenzia e documenta che senza strumenti informatici è pressoché impossibile garantire la presa in carico totale del paziente e la continuità del percorso di cura”.
Pasquale Frega, presidente e amministratore delegato di Celgene Italia, che ha sostenuto l’indagine con un grant incondizionato, ha chiarito così l’interesse del gruppo. “Vogliamo essere parte attiva sul buon uso delle risorse che spesso si disperdono in costosissimi esami inutili senza poter coprire le terapie realmente efficaci. Noi investiamo il 34% del nostro fatturato in ricerca, il triplo rispetto alla media del settore farmaceutico. In pratica si tratta di 2,5 milioni di dollari l’anno destinati all’innovazione. Purtroppo, in Italia, l’innovazione non è accolta come una buona notizia ma come un costo da sostenere”.
Marco Paparella, senior advisor dell’Osservatorio Innovazione digitale in Sanità del Politecnico di Milano che ha curato la ricerca, ha evidenziato le molte criticità emerse. Tra queste, quella riferita alla quota di Pdta realmente informatizzati, divisi per azienda. “Su un campione di 25 strutture sono 54 i Pdta informatizzati e 179 no. Possibile che il supporto Ict non sia necessario? Come si fa a realizzare un percorso davvero integrato tra ospedale e territorio senza un’efficace comunicazione tra i due poli? Non mi pare vi sia una visione corretta”. Al di là di questioni organizzative e culturali, anche i flussi di segnalazione di errori clinici e eventi avversi risentono della mancata informatizzazione. Rileva Locatelli: “Il supporto a tutto ciò non può più essere quello di vent’anni fa”.