Dispositivi medici: 452 milioni di “buco” nel 2013

Il dato è contenuto nel II Rapporto annuale sulla spesa pubblica di settore illustrato oggi a Roma alla VII Conferenza nazionale sui dispositivi medici

Nel 2013 la spesa pubblica per l’acquisto di dispositivi medici ha sforato di 452 milioni il tetto del 4,8% del Fsn, equivalente a 5.107.796 milioni di euro, fissato dalla Legge di Stabilità 2013 (art.1, comma 131, lettera b, L. 228/2012), che aveva peraltro ridotto al 4,4% il budget dedicato a partire dal 2014, puntando a realizzare  500 milioni di minore spesa nel 2014 e nel 2015. Il dato è contenuto nel II Rapporto annuale sulla spesa pubblica di settore illustrato dal direttore generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico della Salute, Marcella Marletta, nel corso della VII Conferenza nazionale sui dispositivi medici inaugurata oggi a Roma.

Solo 5 Regioni presentano una spesa inferiore al tetto prefissato a fronte di una incidenza percentuale a livello nazionale del 5,2% sul Fsn, corrispondente ad una spesa a consuntivo desunta dai modelli Ce paria 5.560.856 milioni di euro: sotto budget, in particolare, tre Regioni in piano di rientro come Campania (3,9%), Calabria (3,5%) e Sicilia (4,4%) a pari merito con la Lombardia (4,4%). Chiude la lista delle Regioni risparmiose su protesi e valvole la Basilicata, dove l’incidenza di questo capitolo di spesa si è attestato al 4,7% del Fsn. A registrare l’extratetto più rilevante sono state invece Piemonte e Valle d’Aosta, entrambe al 5,8%.

Dall’analisi dei dati trasmessi dalle Regioni con una adesione che per il 2013 ha toccato quota 95% (unica eccezione la Sardegna) sono stati rilevati complessivamente 84.422 codici di repertorio differenti, con un aumento superiore al 20% rispetto al 2012. Il valore complessivo rilevato dal flusso dei consumi, che rileva  solo i dispositivi registrati nel sistema Banca Dati e Repertorio (i dati contabili rilevano anche la spesa relativa ai dispositivi non soggetti all’obbligo di registrazione) è stato invece pari a circa 3,231 miliardi di euro ed è risultato complessivamente rappresentativo di oltre il 76 % della spesa di riferimentoche si conferma fortemente concentrata. Anche nel 2013, infatti, le prime quattro categorie CND hanno rappresentato circa il 54,4% della spesa: categoria leader quella delle protesi ortopediche (711.486.025; 22%), seguita dai dispositivi per l’apparato cardiocircolatorio (405.827.397; 12,6%), dai dispositivi impiantabili attivi (357.831.659; 11,1%) e dai dispositivi da somministrazione, prelievo e raccolta (283.382.263; 8,8%).

I dati registrati confermano in linea generale che in Italia il consumo di dispositivi è in decisa crescita: tra il 2012 e il 2013 si è registrato un aumento della spesa del 28,5%, da 2,5 miliardi di euro a 3,2 mld (+716 milioni). Proprio questi trend rendono preziosa l’attività di monitoraggio svolta dalla Salute: "Siamo i primi in Europa a disporre di dati sul flusso dei consumi che sono essenziali per un corretto benchmarking tra le Regioni – spiega la Marletta. – Questi stessi dati, inoltre, saranno inoltre la base per l'attività di Health Technology Assessment (Hta) e per un cambiamento di passo nel meccanismo di decisione del prezzo e del rimborso da parte del Ssn".

Scelte, quelle a cui allude la Marletta, che tengono senz’altro col fiato sospeso le aziende del settore. A spiegarne il motivo a margine dei lavori e il presidente Assobiomedica, Stefano Rimondi: “Il sistema degli acquisti – ha detto – sta andando sempre più verso l'iper-massificazione e la standardizzazione, tagliando le ali alla possibilità di portare sul mercato l'innovazione. Il risultato è che ci stiamo 'settando' su un livello più basso: l’innovazione rischia di essere destinata ai Paesi più ricettivi, con meno vincoli nel procurement”. “Non siamo contro la centralizzazione degli acquisti – ci tiene a chiarire Rimondi – ma va fatta bene, senza chiudere la porta all’innovazione e la promessa di implementazione della riforma del nomenclatore formulata dal ministro Lorenzin ci auguriamo che vada in questa direzione”.

E’ una promessa che la Lorenzin ha del resto ribadito oggi inaugurando i lavori della Conferenza: “Nel Patto per la salute abbiamo previsto non solo un aggiornamento della dei dispositivi, ma anche un metodo per mantenere elevato il livello di innovazione” – ha ricordato –   "L'Italia è il secondo hub dell'industria farmaceutica e dei dispositivi medici in Europa dopo la Germania. Abbiamo sul nostro territorio un vero e proprio tesoro: per questo i settori del biomedicale e farmaceutico" devono uscire dal 'cono d'ombra' ed essere visti come comparti a valore aggiunto".

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