Online le linee guida 2014 del Ministero sul trattamento dell’Hiv/Aids

L’edizione 2014 propone alcune novità su terapia antiretrovirale di combinazione e sui costi, farmaci equivalenti e trattamento della coinfezione Hiv/Hcv

Il Ministero della Salute ha pubblicato oggi sul proprio portale le linee guida italiane 2014 sull’utilizzo dei farmaci antiretrovirali e sulla gestione diagnostico-clinica delle persone con infezione da HIV-1.

Il documento è rivolto agli infettivologi, agli altri specialisti coinvolti nella gestione multidisciplinare della persona con Hiv in trattamento, alle associazioni di pazienti, agli amministratori, ai decisori politici degli organismi di salute pubblica e, più in generale, a tutti gli attori coinvolti dalla problematica a diverso titolo, per proporsi come un autorevole punto di riferimento comune.

Il Ministero pubblica dal 2010 ogni anno  (in linea con quanto già fatto in altre nazioni) queste guideline redatte dal Centro Nazionale Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, su mandato del Ministro della salute, in collaborazione con la Commissione Nazionale per la lotta contro Aids, la Consulta delle Associazioni per la lotta contro Aids, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali.

L’edizione di quest'anno, oltre ad avere aggiornato tutte le parti in merito alle evidenze scientifiche disponibili, propone alcune novità sulle ragioni, sulle tempistiche e sulle modalità di inzio della terapia antiretrovirale di combinazione (cART), sul mantenimento in cura, sul trattamento della coinfezione HIV/HCV a seguito dell’avvento dei nuovi farmaci ad azione diretta contro l’HCV, sui costi della cART e i farmaci equivalenti. La cART, infatti, è basata oggi su un’ampia scelta di farmaci e regimi, che vanno dalle molecole di nuova generazione ai farmaci già in uso da tempo ancora attivi, cui, dopo la scadenza brevettuale, si aggiungono i farmaci equivalenti.

Anche se al momento non è possibile eradicare l’infezione da Hiv, la diagnosi tempestiva di Hiv e la presa in carico dei pazienti da parte delle strutture competenti, oltre che servire alla cura dei pazienti stessi, rappresentano un intervento di sanità pubblica in grado di ridurre la trasmissione del virus.
 

Il documento