Scoperto un nuovo antibiotico contro i batteri resistenti

La molecola, individuata dallo screening di oltre 10mila composti, è efficace contro Clostridium difficile, Mycobacterium tubercolosis e Staphylococcus aureus

L’allarme lanciato contro i super batteri, resistenti agli antibiotici attualmente in commercio – di cui abbiamo parlato anche sul numero 120 di Aboutpharma and Medical Devices di luglio –  sembra finalmente aver trovato una prima risposta. Da tempo gli scienziati ci avevano avvisato che senza un uso corretto degli antibiotici oggi in commercio, una maggior attenzione e senza lo sviluppo di nuove molecole in grado di sconfiggere la resistenza antibiotica, saremo entrati un’era post-antibiotica, dove anche le comuni infezioni sarebbero tornate ad uccidere. In tutta risposta un gruppo di ricerca della Northeastern University di Boston guidati da di Kim Lewis,è riuscito a individuare un nuovo composto efficace proprio contro i ceppi di batteri resistenti, che oggi ci preoccupano di più. La ricerca è stata pubblicata su Nature.

Il nuovo antibiotico, la teixobactina, sembra in grado di uccidere numerosi batteri causa di diverse pericolose malattie, e si è rivelato efficace contro ceppi batterici resistenti agli altri farmaci, mentre sembra che non abbia provocato il pericoloso fenomeno nei patogeni esposti alla sostanza sperimentale. Per indentificarlo il gruppo di Boston ha esaminato oltre 10 mila composti isolati da batteri del terreno fino a scovare questa nuova molecola che possiede un'eccellente attività contro batteri insidiosi come Clostridium difficile, Mycobacterium tubercolosis e Staphylococcus aureus.

Molti degli antibiotici finora ricavati, erano prodotti analizzando i microorganismi del suolo, ma già dagli anni '60 si erano esauriti i batteri coltivabili in laboratorio, come spiega l’articolo su Nature.

“Nel terreno ci sono più specie di batteri di quante ve ne siano nell'uomo, ma in laboratorio riusciamo a coltivare solo l'1% di loro – spiega ad Adnkronos Antonio Lanzavecchia, direttore dell'Istituto di ricerca in Biomedicina di Bellinzona –  perché non sappiamo quali sono i nutrienti necessari che si trovano nel terreno. In questo caso i ricercatori, usando il metodo classico, sono riusciti a studiare dei batteri altrimenti non coltivabili: il trucco è stato l'impiego dell'Ichip, delle specie di nanotubicini, con cui sono riusciti a isolare i batteri uno a uno dal terreno e poi a coltivarli nel suolo, facendone crescere tanti da poterli studiare”.

La teixobactina, rompendo le pareti cellulari dei super batteri è in grado di causarne a morte, e la sua azione è tale che, per i microrganismi, diventa molto difficile sviluppare una resistenza al farmaco. L’effetto è dovuto al legame con bersagli multipli, molecole di lipidi e non proteine, come gli altri antibiotici, fenomeno che rallenta così lo sviluppo di eventuali resistenze. I ricercatori non escludono che un domani i super batteri possano sviluppare forme di resistenza anche contro il nuovo antibiotico, ma questo non accadrà prima di 30 anni se non di più.  

“Questo antibiotico è molto promettente –  conclude Lanzavecchia –  ed è stato trovato con un metodo che consente di studiare il 99% dei batteri che altrimenti non potremmo esaminare, espandendo così di 100 volte la nostra capacità di scoprire nuovi antibiotici”.