Sanità: Novartis, Cergas e Sda Bocconi insieme per nuovi modelli di governo

Dal IV Convegno nazionale a Milano i risultati delle ultime ricerche dell'Academy of Health Care Management and Economics

Partire dalla misurazione e dalla valutazione delle performance per sviluppare modelli gestionali efficaci e sostenibili in grado di determinare un uso appropriato delle risorse. E’ l’obiettivo dell’Academy of Health Care Management and Economics nata dalla partnership tra Novartis, Cergas e Sda Bocconi. Oggi a Milano nel corso del IV convegno nazionale l’Academy ha illustrato i risultati delle tre linee di ricerca per il triennio 2013-2015: l’applicazione del cruscotto direzionale, le sperimentazioni cliniche nelle aziende sanitarie e i modelli di gestione e di presa in carico dei pazienti cronici partendo dal caso della broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). Ognuna è stata approfondita in un panel di discussione e confronto tra rappresentanti delle istituzioni, manager delle aziende sanitarie pubbliche ed esponenti di strutture di ricerca.

Performance management
La prima linea di studio ha approfondito le potenzialità del cruscotto direzionale multidimensionale, un sistema di misurazione e valutazione delle performance per le strutture sanitarie pubbliche messo a punto dall’Academy per guidare le scelte delle aziende. Basato su 34 indicatori, negli ultimi due anni il cruscotto è stato testato con successo in sei aziende ospedaliere della Lombardia e del Piemonte. Nel corso della sperimentazione inoltre sono state disegnate due versioni dello strumento: una completamente focalizzata sulle misure di governo clinico (processi, prestazioni ed esiti sanitari) e una riconfigurata per la comunicazione verso l’esterno.

Ricerca clinica
L’Academy ha inoltre condotto una ricerca approfondita presso dodici strutture e aziende sanitarie (che partecipano a oltre il 30% dei trial in Italia) per valutare i vantaggi e le criticità percepite delle sperimentazioni, i modelli organizzativi adottati e gli effetti economici indotti.  L’analisi percettiva, che ha coinvolto 200 operatori tra medici, infermieri, tecnici e amministrativi, ha evidenziato che gli studi clinici rappresentano un importante volano per nuove attività sperimentali e favoriscano una crescita professionale degli operatori. Altri vantaggi associati alle sperimentazioni sono la disponibilità di alternative terapeutiche, l’accesso gratuito ai nuovi farmaci e una maggiore appropriatezza prescrittiva una volta commercializzato il farmaco. Dal punto di vista organizzativo è emersa invece la graduale diffusione di unità di supporto alla sperimentazione, soprattutto no profit (Clinical Trial Unit/Centre) a livello di singoli dipartimenti e unità operative, a cui  si stanno affiancando, con modalità e funzioni diverse, unità a livello aziendale che forniscono un supporto amministrativo e di standardizzazione delle procedure. La valutazione dell’impatto economico della ricerca non rappresenta invece una priorità delle aziende sanitarie che nella maggior parte dei casi non possiedono un sistema strutturato. Questo aspetto, è stato anticipato nel corso del convegno, sarà oggetto del terzo anno di ricerca con la creazione di sistemi di valutazione dei relativi costi e ricavi.

Gestione delle cronicità
L’ultimo panel di ricerca  ha valutato, prendendo come esempio il caso della broncopneumopatia cronica ostruttiva, la capacità di presa in carico delle aziende sanitarie, i modelli reali e le performance. L’analisi è stata realizzata in collaborazione con aziende sanitarie di due regioni sperimentatrici, Emilia-Romagna e Veneto, con il coinvolgimento di tre regioni discussant (Lazio, Puglia e Toscana). L’identificazione e la stratificazione della coorte dei pazienti è avvenuta attraverso le prestazioni registrate dai database amministrativi delle aziende. L’analisi ha evidenziato che i pazienti in carico per la Bpco rappresentano in media il 3% del totale nelle aziende sanitarie coinvolte nell’analisi, inferiore all’incidenza reale della malattia che si attesta tra il 4 e il 6% della popolazione. Un dato che sottolinea il sommerso di pazienti che, per vari motivi, sfugge al servizio sanitario nazionale. Un ultimo risultato interessante che emerge dallo studio è l’elevato consumo di β2-agonisti short acting (Saba), farmaci sintomatici al bisogno, il cui uso dovrebbe essere limitato in pazienti adeguatamente trattati. Il rischio, spiega l’analisi, è di un trattamento inappropriato e inutilmente costoso per la sanità pubblica.