Dagli anticorpi monoclonali anticolesterolo al ticagrelor in prevenzione secondaria

Ecco le novità dal meeting dell'American College of Cardiology dove sono stati presentati i primi dati sui farmaci sviluppati da Amgen e Sanofi e Regeneron, e AstraZeneca

Anticorpi monoclonali in alternativa alle statine. Si tratta di una nuova classe di farmaci anticolesterolo sviluppati uno da Amgen e l’altro da Sanofi e Regeneron, che sembrano in grado di ridurre il colesterolo in misura superiore rispetto alle classiche statine e dati preliminari segnalano che potrebbero ridurre di circa la metà il tasso di eventi a cuore e arterie, come infarti e ictus. I primi risultati sono stati presentati al congresso dell’American College of Cardiology in corso a San Diego.

Uno studio pubblicato online sul New England Journal of Medicine in particolare, ha mostrato come evolocumab, sviluppato da Amgen, in associazione alla terapia standard, sia in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari. I numeri hanno mostrato che, in associazione alla terapia standard, l’anticorpo monoclonale riduce gli eventi cardiovascolari (0,95% con evolocumab in associazione alla terapia standard, contro 2,18% con la sola terapia standard) su un periodo di analisi di un anno. Il trattamento con questa molecola, sempre associata a terapie standard, ha inoltre tagliato i livelli di colesterolo cattivo Ldl del 61% rispetto al solo trattamento standard.

“I dati clinici sono incoraggianti – ha affermato Sean Harper, Executive Vice President Ricerca e Sviluppo di Amgen – e non vediamo l’ora di avere i risultati del nostro trial sugli outcome cardiovascolari, lo studio Fourier, che è stato disegnato per valutare se ci sia una sostanziale riduzione di eventi cardiovascolari maggiori con l’uso di evolocumab. Stiamo continuando il nostro lavoro con le agenzie regolatorie per rendere evolocumab disponibile per i pazienti”.

Un altro studio di fase III, sempre pubblicato online sul New England Journal of Medicine, ha mostrato dati incoraggianti sul farmaco sperimentale Praluent (alirocumab), sviluppato da Sanofi e Regeneron Pharmaceuticals. Dallo studio condotto per 18 mesi (78 settimane) su un totale di 2.341 pazienti ad alto rischio con ipercolesterolemia arruolati, è emerso come il medicinale ha ridotto il colesterolo cattivo di un ulteriore 62% rispetto al placebo, raggiungendo l’endpoint primario di efficacia dello studio, con un abbassamento mantenuto a 78 settimane.

“Questi risultati dimostrano l’efficacia durevole di Praluent quando aggiunto alla terapia con statine e rafforzano ulteriormente il suo profilo di sicurezza – ha commentato Jennifer Robinson dell’University of Iowa – e siamo ansiosi di avere i dati dello studio Odyssey Outcomes che è in corso per valutare il potenziale di Praluent nel ridurre gli eventi cardiovascolari”.

Positivi anche i dati dello studio Pegasus-Timi 54, presentati sempre a San Diego da Astrazeneca, su ticagrelor in associazione con l’aspirina a basso dosaggio verso placebo e aspirina. Lo studio è stato condotto in prevenzione secondaria cronica di eventi aterotrombotici su pazienti in che hanno subito un infarto da uno a tre anni prima dell’arruolamento e pubblicato sempre sul New England Journal of Medicine. In particolare si è visto che ticagrelor alla dose di 90 mg e 60 mg ha ridotto in modo significativo infarto miocardico o ictus. L’emorragia maggiore – endpoint primario di sicurezza dello studio – è risultata superiore con le dose di ticagrelor associate all’aspirina rispetto al placebo associato all’aspirina. Mentre i tassi di emorragia intracranica e di sanguinamento fatale sono risultati essere bassi, nonché simili tra i gruppi di studio e il gruppo trattato con il placebo.