L’Italia può tornare leader mondiale nella produzione di principi attivi

Per il presidente di Aschimfarma Gian Mario Baccalini il momento è propizio per investire e recuperare terreno nei confronti delle imprese dell’Estremo Oriente. Ma serve una minore pressione fiscale, burocrazia più snella e un confronto continuo con le istituzioni

C’è stato un tempo in cui l’Italia era il primo paese nella produzione di principi attivi. Ora, sostengono gli esperti, “il momento è favorevole per recuperare questa leadership, ma non c’è tempo da perdere, l’Italia deve agire adesso”. È questo il messaggio principale lanciato stamattina durante il Forum organizzato da Aschimfarma, l’associazione delle aziende produttrici di materie prime farmaceutiche aderente a Federchimica-Confindustria, sul tema: “La chimica farmaceutica: un settore di eccellenza dell’industria italiana”. Tra i relatori anche Alberto Quadrio Curzio, economista e Accademico dei Lincei, che ha descritto i fattori di successo dell’industria italiana produttrice di principi attivi per le aziende del farmaco. “A caratterizzare le nostre industrie sono: un forte impegno nella ricerca (più alto rispetto alla media del manifacturing); maestranze qualificate; straordinarie capacità di collegarsi all’industria farmaceutica; l’abitudine a sottostare a controlli di qualità particolarmente stringenti, che induce a produrre principi attivi praticamente perfetti”.

D’altro canto però paesi come l’Italia, ma anche Usa e Giappone, sono penalizzati da tempi autorizzativi molto lunghi e da una burocrazia eccessiva. Fattori che hanno dato un forte slancio ai paesi emergenti, quali Cina e India, che anche grazie a un quadro normativo meno vincolante propongono politiche di di prezzo fortemente competitive, che ha attratto la clientela internazionale. La competizione sui costi e la crisi finanziaria, infatti, hanno rallentato la crescita complessiva nel periodo recente, ma non ha penalizzato tutti nella stessa misura. Infatti mentre l’area asiatica (Cina e India) è cresciuta con tassi superiori al 10%, nelle altre aree gli incrementi sono stati intorno al 3%.

 

Area geografica                                           Consumi nelle aree per provenienza

Fornitori europei      Fornitori asiatici

EUROPA                                                                  35%                            63%

USA                                                                           42%                            37%

GIAPPONE                                                               76%                            7%

 

CINA                                                                          18%                            66%

 

INDIA                                                                         17%                            64%

 

Come si vede dai dati, i fornitori asiatici hanno una quota molto elevata in Europa rispetto a quella detenuta negli altri paesi più “regolati”, quali USA e Giappone. Al contrario gli europei sono più presenti in USA e Giappone rispetto ai fornitori asiatici. Per consentire al settore europeo di competere con i produttori asiatici e avere prospettive di sviluppo è necessario quindi adottare misure che consentano, da un lato, una maggior presenza in Europa e, dall’altro, uno sbocco della produzione europea verso le aree a maggior crescita.

Nel 2012 il valore del mercato mondiale dei principi attivi farmaceutici sul mercato libero (generici e brand) era di circa 37 miliardi di dollari di fatturato. Di questi oltre 3 miliardi di euro, circa il 12%, è da ascrivere al nostro paese, con quasi 10 mila addetti e l’85% della produzione destinato all’esportazione: 40% negli USA, 36% in Europa, 18% in Giappone. “Ora il dollaro forte e i tassi di cambio favorevoli rappresentano per l’Italia un momento particolarmente favorevole dal punto di vista economico per investire e provare a riguadagnare la leadership persa da tempo in questo settore” spiega Gian Mario Baccalini, presidente di Aschimfarma. “Altrimenti c’è il rischio che la situazione si inverta a nostro svantaggio. Per riuscirci però abbiamo bisogno di aiuto: serve una defiscalizzazione e una sburocratizzazione. Rispetto alle concorrenti tedesche che investono in Ricerca&Sviluppo, infatti, le imprese italiane hanno un total tax rate di 15 punti più alto. Oltre alla forte pressione fiscale inoltre le nostre aziende devono competere con realtà come quelle indiane e cinesi che realizzano prodotti di qualità inferiori ai nostri ma con tempi di approvazione molto più rapidi. Un esempio è la written confirmation, un sistema che non ci convince ma che rispettiamo, mentre i cinesi si autocertificano, riuscendo a essere più veloci e competitivi di noi”.

D’altra parte produrre senza standard qualitativi di alto livello comporta costi notevolmente inferiori, senza avere nessuna garanzia sul risultato finale però. “Le nostre imprese non chiedono certo minori controlli – continua Baccalini – riteniamo anzi che l’eccellenza delle nostre produzioni risieda nell’applicazione puntuale delle Norme di Buona Fabbricazione, obbligatorie in Italia ma non nei Paesi extra UE, che possono così vendere a prezzo inferiore prodotti non certificati, e a volte purtroppo con profili di sicurezza inadeguati. Una concorrenza sleale per noi e un rischio per i consumatori”.

Da circa un anno però le cose sono cambiate. In particolare con il recepimento della Direttiva europea 2011/62/UE sulla contraffazione dei farmaci, che sembra aver attenuato l’effetto asiatico, spingendo le multinazionali del farmaco a consolidare rapporti di business a medio e lungo termine con i produttori europei e soprattutto italiani, che garantiscono assoluta purezza dei principi attivi grazie ad altissimi standard di produzione.

“La normativa italiana riconosce l’importanza del controllo della produzione e dell’importazione di sostanze attive. Non è un caso che abbia anticipato di molti anni il quadro regolatorio europeo introdotto dalla direttiva anticontraffazione, contribuendo alla crescita di un sistema industriale la cui leadership è riconosciuta a livello internazionale” ha concluso Isabella Marta, Coordinatore Area Ispezioni e Certificazioni, Agenzia Italiana del Farmaco.