Pubblicità sanitaria, Tar Lazio: illegittimi limiti introdotti da Codice medici

La decisione in linea con le posizioni dell'Agcm dopo che le diverse discipline intervenute in materia hanno liberalizzato la pubblicità sanitaria stabilendo che la stessa deve solo rispondere ai criteri di correttezza , non ingannevolezza e trasparenza

I giudici del Tar Lazio  – confermando la posizione dell’Agcm – hanno ritenuto che il Codice di Deontologia Medica abbia illegittimamente introdotto dei limiti alla pubblicità sanitaria non compatibili con il quadro normativo attuale (sentenza n. 4943 – 1 aprile 2015). Le diverse discipline intervenute in materia (Ln. 248/2006, ln. 148/2011, Dpr 137/2012) hanno infatti liberalizzato la pubblicità sanitaria stabilendo che la stessa deve solo rispondere ai criteri di correttezza , non ingannevolezza e trasparenza.I giudici hanno sancito che il nuovo codice “pur abbandonando il criterio del “decoro” quale parametro di valutazione dei messaggi pubblicitari, continua a utilizzare, al secondo comma dell’art. 54, una serie di parametri, alcuni dei quali molto generici e comunque non previsti dalla vigente normativa, potenzialmente idonei a produrre il medesimo effetto di una applicazione restrittiva della concorrenza, in precedenza riconducibile al richiamo al concetto di “decoro professionale”.

“Siamo molto soddisfatti che sia stata confermata la posizione dell’Antitrust” – commenta l’avvocato bolognese  Silvia Stefanelli che ha sostenuto la posizione dell’Antitrust per conto di alcuni centri odontoiatrici promotori degli esposti nei confronti della Fnomceo. – “Vedremo ora se la Federazione degli Ordoni dei medici deciderà di impugnare oppure se la sentenza diverrà definitiva con obbligo di cambiare di nuovo il Codice allargando le maglie della pubblicità”.