Giovane, uomo, poco istruito e malato. Ecco l’identikit del detenuto in Italia

I risultati dell'indagine condotta dall'Ars Toscana, che ha verificato lo stato di salute della popolazione detenuta nelle carceri di sei Regioni italiane

Giovane, uomo, poco istruito e malato. È questo l’identikit della popolazione detenuta, circa 16.000 soggetti, nelle carceri di Toscana, Veneto, Lazio, Liguria, Umbria e dell’Azienda sanitaria di Salerno, composta per la metà da stranieri. Eppure, nonostante l’età media si attesti attorno ai 39 anni, oltre il 70% dei detenuti è affetto da almeno una patologia: soprattutto disturbi psichici, malattie infettive e disturbi dell’apparato digerente. Sempre il 70% fuma sigarette, contro il 23% della media della popolazione generale.

Questa la fotografia scattata dall’Agenzia regionale di sanità (Ars) Toscana, che nel 2014 ha condotto un’indagine in collaborazione con il Servizio sanitario delle sei Regioni sopra elencate. L’indagine, finanziata dal Centro controllo malattie del ministero della Salute, ha verificato lo stato di salute della popolazione detenuta nelle carceri italiane.

Disturbi di salute mentale

In linea con quanto affermato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), i detenuti arruolati soffrono soprattutto di disturbi di natura psichica: oltre il 40% è affetto da almeno una patologia psichiatrica, con differenze notevoli a seconda della Regione considerata. “Fra i disturbi psichici – spiega Fabio Voller, dirigente Ars Toscana e coordinatore scientifico del progetto – prevalgono i disturbi da dipendenza da sostanze, diagnosticati nel 24% di tutto il campione e i disturbi nevrotici e di adattamento”.

Malattie dell’apparato digerente, infettive e parassitarie

Ai disturbi di salute mentale seguono per frequenza le malattie dell’apparato gastrointestinale, che si collocano al secondo posto per numero di diagnosi riscontrate, affliggendo il 14,5% degli arruolati. Si sottolinea come circa il 40% dei disturbi di questo grande gruppo di malattie sia costituito dalle patologie dei denti e del cavo orale, storicamente estremamente diffuse all’interno delle strutture penitenziarie e il 37,5% sia rappresentato da esofagiti, gastriti e ulcere gastro-duodenali, spesso legate allo stress e anche all’utilizzo eccessivo di alcuni farmaci, come i Fans. Fra le malattie infettive e parassitarie, che colpiscono l’11,5% di tutti i detenuti sottoposti a visita, l’epatite C costituisce la malattia infettiva più diffusa all’interno delle strutture penitenziarie analizzate dallo studio, con una prevalenza del 7,4%, seguita da epatite B e Aids, che colpiscono entrambe il 2% degli arruolati. “L’epatite C – continua Voller – è probabilmente legata alla tossicodipendenza, e incredibilmente riguarda in misura maggiore i detenuti italiani. Ma questo potrebbe dipendere solo dalla maggiore reticenza degli stranieri a sottoporsi agli screening infettivologici”.

Tentato suicidio e autolesionismo. I risultati di un’azione di prevenzione

I tentativi di suicidio e i gesti di autolesionismo rappresentano un’emergenza nel sistema carcerario italiano. Secondo quanto rilevato dai clinici, su 13.781 detenuti che presentavano questa informazione in cartella, 666 hanno messo in atto almeno un gesto autolesivo nel corso dell’ultimo anno di detenzione raggiungendo il valore complessivo di 4,5 atti ogni 100 detenuti. Spesso, inoltre, l’atto autolesivo è reiterato: mediamente, infatti, ogni detenuto ha compiuto questo gesto circa 2 volte. Secondo quanto rilevato dallo studio, il numero di detenuti che nel corso dell’ultimo anno di detenzione ha tentato almeno una volta il suicidio è di 143 (l’1% del totale).

Su tutti i detenuti ‘nuovi giunti da libertà’ con o senza precedenti, che accedevano a 6 strutture detentive dal 3 febbraio al 3 giugno 2014, è stato effettuato uno screening, rappresentato da uno degli strumenti maggiormente utilizzati in questo ambito (scala di Blaauw). Nel caso di positività al test veniva applicato un protocollo specifico di prevenzione, con il coinvolgimento di una mini-équipe multidisciplinare integrata tra personale sanitario, del sociale e della giustizia. Circa il 53% dei nuovi giunti arruolati e sottoposti a valutazione per il rischio suicidario è risultato positivo: il 44% circa dei detenuti positivi alla scala di Blaauw presentava almeno una patologia e il 56% delle diagnosi rilevate era rappresentato dai disturbi psichici, soprattutto dal disturbo da dipendenza da sostanze. “Nel nostro campione – sottolinea Caterina Silvestri, ricercatrice Ars Toscana – oggetto dell’intervento di prevenzione non si sono verificati tentati suicidi durante la rilevazione”.

Detenuti minori

Nello studio sono state coinvolte 6 strutture detentive per minori, per un totale di 86 detenuti minorenni (65% ragazzi e 35% ragazze). L’età media è 17 anni e il gruppo etnico più rappresentato quello dell’Europa dell’Est (45% circa, con una percentuale che sfiora l’80% per quanto riguarda le femmine). Il livello scolastico è risultato essere molto basso, con il 20% dei ragazzi che non ha conseguito alcun titolo di studio, suggerendo il fatto che questi minori sembrano sfuggire al controllo sociale, vivendo spesso in un grave stato di abbandono non solo familiare, ma anche istituzionale. Circa il 40% del totale dei minori arruolati ha manifestato almeno una malattia, in particolar modo sono risultate essere maggiormente frequenti le patologie psichiatriche, coinvolgendo il 18,6% dei minorenni detenuti. Da sottolineare come si siano verificati 10 gesti autolesivi e 2 suicidi in questo gruppo: un fenomeno che evidenzia la necessità di intervenire, ancor più che nella popolazione detenuta adulta, con azioni volte a favorire il recupero sociale di questi soggetti.