Super-farmaci in ritardo e scarsa conoscenza della malattia, ecco il quadro dell’epatite C in Italia

Al via “Una malattia con la C”, campagna informativa sull’Epatite C sostenuta da Abbvie e diverse società scientifiche, per sensibilizzare la società sull’importanza dell’informazione, leva imprescindibile per la prevenzione

Si stima che siano un milione duecento mila le persona affette da epatite C nel nostro Paese, e trecento mila quelle diagnosticate. Nonostante i numeri elevati che portano l’Italia al primo posto in Europa per prevalenza della malattia, solo due persone su tre in Italia sanno che cosa sia l’epatite C e quali sono i comportamenti a rischio. Per questo oggi, presso il ministero della Salute, è stata lanciata la Campagna di informazione “Una malattia con la C”, promossa da Abbvie con il patrocinio dell’Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf), della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e di EpaC Associazione Onlus. Con lo scopo di sensibilizzare la società sull’importanza dell’informazione, leva imprescindibile per la prevenzione.

Secondo i dati di un’indagine presentata da Doxa Pharma questa mattina, per un terzo degli italiani l’epatite C è grave infezione di cui però non viene percepita la diffusione, visto che solo il 26% degli intervistati, pensa che le persone affette siano circa un milione. Il 91% inoltre, non sa che la malattia si manifesta senza sintomi evidenti. Sono ancora molte (il 59%) inoltre le persone che considerano a maggior rischio coloro che si sottopongono a trasfusioni di sangue, sebbene dal 1990 esistano controlli e test rigorosi sia sul sangue che sugli emoderivati.

“A sorpresa – spiega Massimo Andreoni, presidente Simit – la scarsa conoscenza dell’epatite C è presente anche tra coloro che hanno un contatto diretto con persone affette dalla patologia, e che per ciò dovrebbero essere più interessati dal problema, anche perché potrebbero essere esposti al virus. Gli italiani dimostrano inoltre una conoscenza insufficiente dei comportamenti da seguire per proteggersi dal rischio di contagio: solo due persone su dieci ritengono essenziale per evitare il rischio di contagio l’uso di aghi sterili, non condividere oggetti igienici personali con altre persone e adottare precauzioni in caso di esposizione a sangue potenzialmente infetto. Appena il 13% considera utile prestare attenzione nel fare piercing e tatuaggi scegliendo dei centri che rispettino adeguati standard di sicurezza”.

Dalla ricerca emerge infine che gli italiani considerano l’epatite C molto meno grave di altre patologie: la malattia viene posizionata, in una ipotetica classifica, al quarto posto dopo cancro, Aids e malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer. Per maggiori informazioni sulla patologia, da oggi è online il sito web www.unamalattiaconlac.it dedicato all’approfondimento e al dialogo con i medici specialisti delle Società scientifiche Aisf e Simit. Nel mese di giugno, inoltre, sarà disponibile un numero verde gratuito per una consulenza con gli specialisti delle società scientifiche e, attraverso la stessa linea, si potranno avere informazioni anche dai rappresentanti dell’Associazione Pazienti EpaC Onlus.

Intanto i super farmaci per la cura dell’epatite C tardano ancora ad arrivare, come ha evidenziato Ivan Gardini, presidente dell’associazione Epac, oggi a Roma a margine di un incontro su questo tema. “Dai nostri dati emerge che sono in cura 4-5.000 malati, ma ce ne sono almeno 20-25.000 in cirrosi che necessitano di terapie immediate. Se in 3 mesi abbiamo preso in carico solo questi pazienti, quanto ci metteremo a curare tutti, affinché non si muoia più per epatite C?”.

Questo ritardo non fa altro che creare scontentezza nella comunità scientifica. E nonostante le istituzioni dovrebbero avere come obiettivo quello di curare tutti i cirrotici entro il 2015, manca ancora il decreto per il riparto del miliardo e mezzo di fondi per i farmaci innovativi stanziati in legge di Stabilità. Mentre “le Regioni sono costrette ad anticipare di cassa e come sempre ci sono situazioni più o meno virtuose” continua Gardini. In Piemonte ad esempio c’è una situazione critica, riceviamo moltissime segnalazioni di pazienti anche gravi che sono in stand-by; la Campania non è ancora partita con il secondo farmaco arrivato in Italia, il simeprevir, che va abbinato al primo, il sofosbuvir, per i casi più gravi. Per ora solo questi due medicinali sono rimborsabili e solo per alcune categorie di pazienti. A breve ne attendiamo altri, da fine mese in poi”.

“Siamo stufi di sentire dire quanto costano queste cure – ha concluso Gardini – nessuno però parla mai di quanto si potrà risparmiare in trapianti di fegato e cura di carcinomi epatici”.