Tagli, Fimmg: “Fra gli emendamenti delle Regioni un ricatto ai medici di famiglia”

Il sindacato della medicina generale contesta una delle proposte dei governatori che – fra le misure contro l’inappropriatezza prescrittiva – prevede la responsabilità patrimoniale per i camici bianchi. Critiche anche da Fnomceo

I medici di famiglia lanciano un appello al Governo e alle forze politiche “perché fermino le proposte deliranti della tecnocrazia economica che ormai governa la conferenza delle Regioni”. È quanto scrive la Fimmg (Federazione medici di medicina generale) a proposito di uno degli emendamenti all’intesa Stato-Regioni sui tagli alla sanità che propone l’introduzione della responsabilità patrimoniale per i medici, dipendenti e convenzionati, colpevoli di aver prescritto prestazioni inappropriate. Per il sindacato, la proposta della Conferenza delle Regioni, se approvata, comporterebbe “effetti devastanti sul diritto alla salute dei cittadini”.

Nella bozza di Intesa, precisa la Fimmg, c’è scritto che “al di fuori delle condizioni di erogabilità le prestazioni saranno poste a totale carico dell’assistito”. Ma, obietta il sindacato, “le condizioni necessarie per accedere ad esami e prestazioni specialistiche saranno autoreferenzialmente decise – nel nome di una appropriatezza ricavata a posteriori, rigida, burocratica, poco trasparente e spersonalizzante l’assistenza – dagli stessi (Regioni) che si rivarranno patrimonialmente sui medici prescrittori, che vogliono obbligare, ricattandoli economicamente, ad una obbedienza acritica, eversiva rispetto al rapporto personale che caratterizza e vivifica l’attività della medicina di famiglia”.

Il medico, secondo la Fimmg, dovrà scegliere “fra l’applicare rigorosamente queste nuove norme, che lo espongono al rischio di una denuncia deontologica, civile e penale per non aver messo in atto tutto ciò che in scienza e coscienza è utile per l’assistito, indipendentemente da norme e direttive, oppure trasgredire quelle stesse norme e vedere il patrimonio proprio e della famiglia depauperato dall’arbitrio del tecnocrate di turno, che potrebbe modulare il proprio zelo sulle esigenze di cassa dell’Asl di appartenenza”.

Un commento critico alla proposta delle Regioni arriva anche da Roberta Chersevani, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo):   ”Non si può pensare di conseguire l’appropriatezza imponendo per decreto modalità e percorsi che non coinvolgano, e da subito, i medici: l’obiettivo di ogni intervento deve invece sempre garantire qualità e sicurezza delle cure e salute del cittadino. Tutto questo non si può certo realizzare attraverso una logica intimidatoria dei professionisti, e in un’ottica esclusivamente di risparmio economico. La nostra, in ogni caso, non è una chiusura, ma un’apertura a percorsi condivisi”. Chersevani ha annunciato anche l’attivazione di una campagna di comunicazione rivolta ai cittadini ritenuti “i primi a essere penalizzati dal provvedimento”.