I medici italiani si scagliano contro la sanità affidata alle Regioni

Dura reazione dei principali sindacati contro l’ipotesi (al momento scongiurata) di introdurre una patrimoniale sulla inappropriatezza prescrittiva. Attacco frontale al Titolo V e all’inefficienza organizzativa e amministrativa degli enti locali che mette a rischio l’esistenza stessa del Ssn

Togliere alle Regioni le competenze sulla sanità, rivedere il Titolo V e tornare, se non a un centralismo puro, a un sistema sostitutivo che tagli fuori i pesanti, arbitrari e inefficienti apparati locali che aggravano i conti della salute pubblica e mortificano i servizi, minacciando l’esistenza stessa del Servizio sanitario nazionale e con questo il diritto alla salute previsto dall’articolo 32 della Costituzione.

A poche settimane dalle elezioni amministrative è senza precedenti l’attacco sferrato alla Conferenza delle Regioni dai medici italiani rappresentati dai cinque principali sindacati di categoria (globalmente ben oltre i centomila iscritti). Si sono presentati uniti, in una conferenza stampa convocata questa mattina a Roma, Giacomo Milillo (nella foto), Costantino Troise e Roberto Lala, rispettivamente segretari nazionali di Fimmg (medici di famiglia), Anaao Asommed (ospedalieri), Sumai Assoprof (specialisti ambulatoriali) insieme a Giuseppe Lavra, segretario organizzativo nazionale della Cimo (ospedalieri) e Paolo Biasci, vice presidente della Fimp (pediatri di libera scelta).

Si concretizza così la reazione dei camici bianchi all’emendamento proposto dalle Regioni – per il momento rigettato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin – che vorrebbe addebitare proprio ai medici una patrimoniale sull’inappropriatezza prescrittiva, tra le pieghe della manovra sanitaria 2015 che sarà discussa tra Governo e Regioni giovedì 23 aprile e che prevede tagli per oltre 2,6 miliardi di euro. L’intervento del ministro parrebbe aver scongiurato l’ipotesi ma i sindacati non si fidano e attendono l’esito del confronto istituzionale. Dice Milillo: “La Conferenza ha poteri di veto e controllo sulle decisioni del Governo. Quello tentato dalle Regioni non è soltanto un sopruso ai nostri danni ma nasconde una logica ragionieristica e svalutativa della professione medica che rischia di portare alla fine del Servizio sanitario nazionale e produrre effetti devastanti sui diritti del cittadino”. Uno di questi è il disagio professionale che conduce alla medicina difensiva, ovvero a maggiori e inutili prestazioni per ridurre il rischio di contenzioso medico legale. Nella sua presentazione Milillo parla inoltre di un aumento della spesa privata a carico dei cittadini pari a 15 miliardi di euro, cui si accompagna una diminuzione delle tutele.

Se la spesa sanitaria è sempre meno sostenibile, la ricerca dell’appropriatezza è sacrosanta. “Sì – aggiunge Milillo – ma va condivisa con i professionisti della salute e non decisa dai tecnocrati per mantenere il loro potere”. Un’appropriatezza – secondo i medici – che prima ancora di essere prescrittiva dovrebbe riguardare gli assetti organizzativi e amministrativi della macchina pubblica. Su questo punto non fa sconti Costantino Troise (Anaao): “ Se gli assessori e i direttori generali ci vogliono sfidare sul piano della responsabilità civile, penale e erariale noi non abbiano problemi: c’è la legge per questo. Il tentativo tragicomico di segnare sul nostro conto i costi della loro disorganizzazione serve solo come strumento di distrazione di massa, per spostare l’attenzione dall’enorme definanziamento della salute pubblica, operato anche dalle regioni stesse, che unito all’impoverimento della popolazione generale mette a rischio la coesione sociale, lascia intere aree del Paese senza copertura e trasforma i Lea in Livelli immaginari di assistenza”. Roberto Lala vede nel rinforzo del patto di fiducia con i cittadini un passaggio obbligato: “Gli sprechi della politica sono scaricati su di noi ma soprattutto sugli italiani che vedono minacciato il diritto alla salute”. Come se ne esce? La ricetta dei medici – lo spiega Giuseppe Lavra – punta dunque al ripristino del Servizio sanitario nazionale mandando in soffitta la frammentazione regionale (“le Regioni hanno fallito”), non prescindendo da un maggiore investimento finanziario: troppo poco il 6% di spesa rispetto al Pil. Anche i pediatri (Paolo Biasci) amerebbero un intervento più ampio da parte del Governo: fatte tutte queste mosse, ne beneficerà anche il governo clinico. I medici sono pronti a scommettere e almeno per il momento non prevedono scioperi ma semmai un’azione forte di informazione politica proprio in quelle regioni che si apprestano ad andare al voto. Chiude Milillo “La nostra azione è per i cittadini. Non contro di loro”.